Alatri, mura ciclopiche, misteri e Medioevo nel Lazio

Le mura ciclopiche si scagliano contro il panorama, tra monti e vegetazione, mentre il sole al solstizio d’estate gioca con le prospettive in un rituale ancestrale. Ad Alatri il mistero della storia è di casa.

Il borgo della Ciociaria è l’antica Aletrium, uno dei centri principali del popolo italico degli Ernici, ed è famoso proprio per l’acropoli preromana, circondata dalle mura megalitiche, alte fino a quindici metri.

Secondo la leggenda, Alatri nacque da un raggio di sole e fu costruita con precisione
millimetrica basandosi sull’evolversi della luce nel giorno del solstizio d’estate, il 21 giugno.
Quella data è considerata il natale del borgo e ogni anno raduna molti appassionati sull’Acropoli
all’alba in attesa del sole che sorge nell’angolo nord-est del muro orientale.

Dopo il solstizio il sole si sposta ogni giorno più a sud fino al 21 dicembre, quando raggiunge l’angolo più meridionale della stessa parete.

Non solo, i misteri di Alatri alimentano studi sulla sua origine antichissima. Secondo alcuni di essi, l’Acropoli fu costruita in modo che rispecchi la costellazione dei Gemelli da parte di un popolo di giganti, legato in qualche modo al dio Saturno. Il tutto, secondo una testimonianza trovata su una tavoletta rinvenuta in Siria risalente al Regno dei Mari, ci sarebbe stata in Mesopotamia una città chiamata Alatri: secondo un’ipotesi degli studiosi, le popolazioni originarie di essa si spostarono in varie tappe fino a raggiungere i monti della Ciociaria e costruirvi una rocca simile a quella da cui erano partiti.

All’Acropoli di Alatri si arriva attraverso due porte di ingresso, anch’esse ammantate da mistero. La Porta maggiore, sul lato a sud, è alta 4 metri e ha una architrave monolitica particolarmente interessante. Tramite di essa ci si immette in una galleria che conduce alla spianata dell’Acropoli, dove si trova una vasca di epoca romana.

La Porta Minore, invece, alimenta ancora di più il mistero: sul lato nord ovest, è alta oltre i 2 metri e immette in un stretto corridoio ascendente, coperto con monoliti e iscrizioni alquanto deteriorate in lingua osca. Ma sono i simboli incisi quelli che stupiscono di più: tre falli sovrastanti la porta, sinonimo di fertilità, come tutto quello che coincide con l’Acropoli di Alatri.

Prima di tutto, il solstizio d’estate all’interno della porta: all’alba i primi raggi del sole sbucano dalla sommità superiore del corridoio, mentre al tramonto del solstizio d’inverno
gli ultimi raggi si spengono sullo stesso punto, il ciclico rituale per la fecondità della terra.
E poi il numero, nove, legato ai mesi della gravidanza, dei monoliti, mentre quello dei falli incisi, tre, starebbe a indicare l’equinozio di primavera e i due solstizi.

Accanto alle porte, poi, si trovano tre nicchie rettangolari che si pensa servissero ad ospitare i simulacri delle divinità, affinché proteggessero l’ingresso all’acropoli di Alatri. Recentemente è stata ritrovata una riproduzione della Dea Madre scolpita nella roccia viva.

Altrettanto interessanti sono i resti riconducibili all’epoca romana, come un portico, fatto costruire da Lucio Betilieno Varo nel II secolo A.C. per collegare l’Acropoli con l’antico foro. Scendendo il pendio, si trova un leone di pietra, proveniente da un sepolcro tardo-repubblicano.

Così il mistero delle origini di Alatri si unisce al mito, rendendo il borgo uno dei più
suggestivi del Lazio.

Oggi sulla sommità dell’acropoli, sui resti di un altare ernico e di un tempio successivo dedicato a Saturno, si trova la basilica di San Paolo apostolo e l’attiguo vescovado, risalenti all’alto Medioevo.

Infatti Alatri non è solo la città dei Ciclopi e delle mura, è anche un borgo medievale, ricco
di chiese, palazzi e fontane.

Così il mistero delle origini di Alatri si unisce alla Storia, rendendo il borgo uno dei più
suggestivi del Lazio.

Info:
www.ciociariaturismo.it
www.visitlazio.com

Foto Pixabay, dreamstime.com

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