Agnone, borgo medievale delle campane in Molise

Oggi come nel Medioevo. Una tecnica, un’arte artigianale e un prodotto che dall’anno Mille è arrivato sin a noi, attraverso i secoli senza mai un cedimento. Le campane di Agnone sono un motivo di vanto internazionale, hanno esportato il nome del borgo dell’Alto Molise in tutto il mondo, e lo identificano come simbolo principale.

Agnone, però, è molto altro oltre alle campane. Il borgo ha una storia lunga: sarebbe nato
sulle rovine della città sannitica Aquilonia, distrutta dai Romani durante la conquista
del Sannio, divenne un importante centro durante il periodo longobardo, mentre la Valle
del Verrino e le alture circostanti furono prescelte come luoghi di eremi, piccoli monasteri
e tenute agricole.

E’ intorno al 1100 che Agnone cambia il suo volto: la potente famiglia Borello, Conti di Pietrabbondante, capitani di ventura per la Repubblica di Venezia, portò nel borgo molti soldati e artigiani provenienti dalle colonie nell’Adriatico della Serenissima. Questi, stabilizzandosi, diedero un’impronta veneziana al borgo, tra viuzze, decori e segni, ancora vedibili nelle antiche botteghe artigiane, soprattutto per la lavorazione del rame.

Testimonianza di questo periodo di splendore sono le chiese romaniche gotiche di Agnone, ben 16,
ma anche i leoni che decorano palazzo Nuonno, risalente al XIII secolo, che testimoniano l’importanza della comunità veneziana, così come le porte di accesso alla città vecchia.

Sul colle di fronte al Monte Caraceno, Agnone è un vero museo a cielo aperto, dove perdersi
nelle stradine ad osservare le costruzioni, soprattutto nel quartiere Ripa, detto anche borgo
veneziano, dove si trovano i palazzi nobiliari e un belvedere panoramico.

Meta imperdibile di Agnone è la chiesa di San Francesco, costruita nel 1343, dallo stile esterno
gotico con l’imponente rosone e l’interno in stile barocco, mentre nel chiostro dell’ex convento si trova la Mostra permanente del libro antico, che espone manufatti e rari volumi, come una versione cinquecentesca dell’opera omnia di Platone.

Da visitare anche la chiesa di Sant’Antonio Abate, a cui si arriva tramite una scalinata, che risale al 1118 nonostante i rifacimenti settecenteschi, la chiesa di Sant’Emidio, costruita nel Quattrocento sui resti di una chiesa distrutta da un terremoto a fine anno Mille, che contiene preziosi oggetti artistici di varie epoche e firme prestigiose, e la chiesa di San Marco Evangelista, che custodisce il maggiolino di San Diodato: secondo la leggenda, questo insetto che vive dentro la teca dove sono conservati i resti del Santo si sposterebbe da una rosa di seta all’altra in caso di arrivo di terremoto, avvertendo la popolazione. Gli abitanti credono che sia per questo che Agnone, in territorio sismico, si sia sempre salvata dalle scosse.

Tra le curiosità, il Museo della Ndocciata, per scoprire tutto su questa antica tradizione locale. La ‘ndocciata è una festa popolare molto sentita ad Agnone, si svolge la notte della Vigilia di Natale e si tratta di una sfilata di grandi fiaccole, alte fino a 4 metri, fatte con tronchi di abete e fasci di ginestre.

La festa ha un origine contadina e medievale, quando gli abitanti camminavano con lunghi mantelli neri a ruota e fascine di rami avvolti, intrecciati e incendiati per illuminare la strada durante la sacra notte. I contadini traevano da esse segnali per il futuro in base al crepitio delle torce e alla direzione del vento: se questo soffiava da nord sulle torce, voleva dire che il raccolto sarebbe stato buono.

Una leggenda riguarda il fuoco considerato purificatore nel Medioevo e quindi un efficace metodo per allontanare gli spiriti maligni: se le ‘ndocce avessero fatto un costante crepitio, a causa del bruciare della resina dei rami, le streghe non si sarebbero avvicinate ai contadini.

L’altra grande tradizione medievale di Agnone è proprio il suo simbolo, le campane.
Si può visitare il Museo Storico della Campana e la Fonderia Marinelli, fondata nel 1000, e scoprire tutto sui complicati metodi di realizzazione e osservare una vasta collezione di bronzi sacri, documenti, modelli, attrezzi e calchi per la decorazione.

La Fonderia, a conduzione familiare da secoli, è quella papale, infatti vanta lo stemma pontificio
concesso nel 1924 da Pio XI. Ad Agnone ancora ricordano una visita di Giovanni Paolo II, che
volle andare a vedere lo stabilimento, elogiando quest’arte artigianale difficile e unica: da allora il museo è intitolato al Santo Padre.

Fondere rame e stagno, ottenere una lega capace di risuonare armoniosamente, soprattutto con le
campane di grandi dimensioni non è semplice, serve esperienza, manualità e creatività.
Uno dei massimi esperti in quest’arte fu un certo Nicodemo Marinelli di Agnone, evidentemente antenato dell’attuali maestri artigiani, che nel 1339 fuse una campana di circa due quintali per una chiesa. La tradizione è rimasta immutata nei secoli, anzi ha cercato di specializzarsi sempre di più verso la perfezione e la purezza del suono.

Le tante chiese di Agnone sembrano così una sorta di esposizione all’aperto dell’abilità degli
artigiani delle campane, che hanno reso il borgo molisano, Bandiera Arancione per il Touring,
famoso in tutto il mondo.

Info:
www.visitagnone.com
www.visitmolise.eu

Foto dreamstime.com

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