A Desana per la raccolta del riso

Come raccontano alla Tenuta Castello, azienda produttrice con sede a Desana, tutto ha inizio alla fine dell’inverno con l’aratura del terreno. La fase successiva è quella della concimazione, solitamente svolta verso il mese di marzo. Ma il suolo, anche dopo questi passaggi, potrebbe non essere ancora pronto a ricevere i semi del riso. Poiché infatti la coltivazione avviene in ambiente umido, una condizione fondamentale è che la superficie coltivabile sia più possibile in piano in modo che eventuali dislivelli del terreno non ostacolino la circolazione dell’acqua nella risaia. Le macchine provvedono quindi a un livellamento dove fosse necessario, in vista della semina che avviene fra marzo e aprile. La stessa semina si può effettuare con il terreno già allagato o all’asciutto.

La funzione dell’acqua, in una risaia di solito profonda circa dieci centimetri, è quella di termoregolazione. Il seme viene cioè protetto dagli ultimi sbalzi termici di fine inverno o inizio primavera in modo che possa attecchire senza rischi. Le cure da dedicare alle pianticelle tuttavia non finiscono qui. La risaia allagata favorisce infatti la crescita di piante infestanti che avrebbero una conseguenza negativa sullo sviluppo delle neonate pianticelle di riso. Ecco allora che fino a circa fine luglio si procede a un’azione diserbante, compito in passato svolto a mano da eserciti di mondine.

Settembre, come si diceva, è il fatidico momento del raccolto al quale segue quello dello stoccaggio. Dopo essere passate attraverso varie fasi di lavorazione, i chicchi di riso vengono accumulati in appositi silos e raffreddati per evitare che fermentino. Sempre alla Tenuta Castello, che dedica al riso 250 dei suoi 320 ettari coltivabili, l’ambiente di stoccaggio può anche avere una temperatura inferiore ai 14 gradi, raggiunta con l’utilizzo di aria compressa. Nei campi, allagati ogni anno dal ciclo produttivo del cereale, ogni quattro o cinque stagioni produttive vengono invece piantati alberi di pioppo per favorire una naturale rotazione del suolo. Nel vercellese le qualità di riso coltivato sono principalmente cinque: Arborio, Baldo, Balilla, Vialone Nano e Carnaroli. Ma c’è anche una curiosità: la qualità nera del riso Venere, noto in Cina da secoli, ma quasi sconosciuto in Occidente è diffuso anche oggi nel vercellese grazie agli sforzi di un ricercatore cinese che è riuscito a farne attecchire le piante nella Pianura Padana.

Il “tour del riso” di Desana e dintorni non può esimersi inoltre da una puntata storico culturale. Nello stesso comune, il luogo da non perdere assolutamente è il Castello, la cui storia risale a prima del X Secolo. Protagonista di tutte le vicende della zona nell’ultimo millennio, la costruzione, con annesso un parco che ospita piante esotiche, risalente all’800, è oggi di proprietà della locale famiglia Vercellone, impegnata in un’opera di recupero e valorizzazione del complesso. Per una piacevole sosta nella zona si può anche approfittare del ristorante e agriturismo Oryza (www.oryzariso.it).

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