Zurigo, la lunga estate calda tra arte, movida e Carlo Magno

I cigni si nascondono sotto il ponte, in cerca di fresco. Il sole batte forte su Zurigo, in un’estate di calore.
Lungo il Limmat, il fiume dalle acque trasparenti che si getta nel lago, qualche abitante cerca refrigerio bagnandosi le gambe, i caffè sotto i portici sono presi d’assalto per gustare un gelato, la panchina sotto l’albero davanti alla chiesa di Grossmünster, l’unico punto dove sembra arrivare un po’ di venticello, è affollata.

Dall’alto Carlo Magno guarda impassibile lo scorrere del tempo. O meglio, la replica della statua dell’imperatore, posta su una delle due torri parallele del duomo, simbolo di Zurigo, che dal basso sembra piccolo piccolo. L’originale del 1491 si trova nella cripta romanica, seduto e con la corona d’oro in testa, la spada tra le braccia sembra colpire chi si avvicina troppo al suo padrone dallo sguardo fiero.

Secondo la leggenda, Carlo Magno stava cavalcando in questo angolo di Svizzera, di passaggio durante una caccia, quando il suo cavallo si fermò senza nessuna intenzione di procedere. Si bloccò perché aveva trovato la sepoltura di due santi cristiani, Felix e Regula, protagonisti di un altro mito: essendosi rifiutati di adorare gli dei pagani, i due soldati romani vennero processati, torturati e poi decapitati, poi avvenne il miracolo, i corpi si rialzarono, presero sottobraccio le loro teste e camminarono dove volevano essere sepolti, la spiazzo che oggi sovrasta Zurigo. Lì si trovò il cavallo di Carlo Magno e l’imperatore in segno di rispetto e fede volle far
costruire il Grossmunster.

Nel sobrio duomo, punto di partenza nella prima metà del XVI secolo, della Riforma protestante svizzero-tedesca, guidata da Ulrico Zwingli e Heinrich Bullinger, a cui è dedicata la scultura di fianco al ricco portale, si
trovano molte opere d’arte, come la vetrata di Sigmar Polke, le finestre del coro di Augusto Giacometti, le porte in bronzo di Otto Münch, e c’è anche un bassorilievo con Carlo Magno e Felix e Regula, ormai patroni della città.

Tutto all’insegna delle incongruenze storiche, perchè i due santi erano fratello e sorella ed era impossibile che una donna fosse arruolata nell’esercito romano, e in più, non ci sono fonti sicure sul passaggio in Svizzera dell’Imperatore visionario che creò un’idea di Europa.

Le leggende fanno parte del fascino dei luoghi, così come a Zurigo si vuole che Carlo Magno, posto sulla torre, stia guardando il Fraumünster, dall’altro lato del fiume, come a sottolineare che quella chiesa, fondata da un re, non vale la sua, fondata da un imperatore.
Comunque sia, il mito di Carlo Magno a Zurigo è molto sentito, tanto è vero che ogni 28 gennaio, anniversario della
morte, la corporazione dei sarti della città si riunisce per una cena, chiamata Carlimahl.

Una volta reso omaggio all’imperatore nella cripta, si può andare alla scoperta del cuore antico di Zurigo, che inizia proprio da qui. Tra abitazioni medievali, vicoli contorti, le Zunfthaus, le case delle corporazioni, e i municipi del Rinascimento, botteghe e laboratori artigianali, emergono molti dettagli, a volte ironici, come insegne, finti nidi di cicogne, mucche colorate, affreschi su palazzi.

Tappa imperdibile è la Peterskirche, sorta vicino a ciò che resta della fortezza romana: è la chiesa medievale più antica di Zurigo e sulla torre svetta l’orologio con il quadrante più grande di Europa.

Anche il Fraumünster, la chiesa evangelica riformata, quella che guarda appunto Carlo Magno, rivela curiosità: fu fondata nel 853 da Ludovico il Germanico e fu adibita a convento femminile, ospitando tutte le donne dell’alta nobiltà della Germania meridionale, aveva il diritto di battere moneta a Zurigo fino al XIII secolo, dopo la Riforma, divenne proprietà della città.

Le vetrate colorate sono da ammirare perché portano la firma di importanti artisti: quelle settentrionali nel
transetto sono opera di Augusto Giacometti, mentre il ciclo di cinque nel coro e il rosone nel transetto meridionale sono state realizzate da Marc Chagall. Il chiostro, infine, rivela un’altra sorpresa: un ciclo di affreschi di Paul Bodmer sulla fondazione del convento femminile.

Il Fraumünster svela anche un altro aspetto di Zurigo: quello di essere legata a doppio filo con l’arte moderna.
La città è stata culla del movimento Dada: l’anno scorso si sono festeggiati i cento anni del Dadaismo, nato
nel celebre ritrovo di artisti e intellettuali, Cabaret Voltaire, ancora visitabile tra le strade del quartiere
Niedorf, in centro.

Non solo, in città ci sono 50 musei, di cui 14 dedicati all’arte, come il Kunsthaus, il museo delle arti figurative che ospita ricche collezioni di dipinti sculture, foto e video, oltre ad un’ampia collezione delle opere di Alberto Giacometti, e come il Museo Rietberg, uno dei principali centri per l’arte extraeuropea.

Vivace intellettualmente, Zurigo è anche la patria della movida, nell’estate calda le rive del fiume e del lago si animano di locali notturni con spettacoli dal vivo, mentre il 12 agosto 2017 sarà il giorno della rinomata Street Parade, una festa-raduno di musica tecno per le strade della città. Durante la mattina, invece, Zurigo si abbandona ai ritmi lenti del caldo.

Info: www.svizzera.it
Foto di Sonia Anselmo e www.svizzera.it

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