Whitby, tra Dracula, James Cook e la Regina Vittoria

James Cook, Dracula e la Regina Vittoria: i tre hanno in comune Whitby, una graziosa cittadina di mare dello Yorkshire in Inghilterra, terra a quanto pare di esploratori, romanzieri e reali.

C’è anche lo zampino nascosto di Enrico VIII: nel 1540 quando decise di sopprimere tutti i monasteri cattolici, fece radere al suolo l’abbazia che fino ad allora era stato un punto di riferimento del luogo. Anzi, qui sin dal 657 c’era un monastero, ma fu distrutto pochi secoli dopo dai Vichinghi sbarcati su queste coste, furono allora i Normanni nel 1078 a ricostruirlo e a intitolarlo a San Pietro e Santa Hilda. A questa abbazia, insieme alla pesca, si deve lo sviluppo economico di Whitby, chiamata così, ovvero insediamento bianco, probabilmente dal colore delle case, in antico dialetto locale.

Oggi la chiesa è uno scheletro di pietra. La sua collocazione a picco sulla scogliera e sul paese la rende tuttora una meta prediletta di turisti e vacanzieri, anche per i prati verdi che si estendono intorno a lei. Accanto all’abbazia, sorge in posizione panoramica sul mare la chiesa di St. Mary, con il cimitero dove sono sepolti anche gli scomparsi del disastro della nave ospedaliera Rohilla, che affondò davanti alla costa a causa di una mina nel 1914. Il relitto è ancora visibile dalla scogliera, muto ricordo della follia della guerra.

Whitby fu pure protagonista di bombardamenti tedeschi durante la Seconda guerra mondiale, durante il Novecento è stato un centro industriale importante per l’allume, il legno e per le baleniere. Per fortuna oggi è un placido paese dove molti inglesi vengono a passare le vacanze, a far passeggiare i loro cani nelle strette stradine, a
gustare la specialità gastronomica locale, i famigerati fish and chips, freschissimi dato il grande mercato
del pesce, e far divertire sulla spiaggia i bambini.

Dall’abbazia si scende comodamente verso il centro del borgo, gustando panorami mozzafiato sul porto, sul fiume solcato da barche di ogni genere e sul mare. Sono le stesse acque che videro partire verso terre ignote l’esploratore James Cook: proprio a Whitby il capitano fece l’addestramento sulle navi che gli permise poi di diventare un esperto cartografo e di passare alla storia come lo scopritore dell’Australia, della Nuova Zelanda e delle Hawaii, dove morì nel 1779. A Cook è dedicato un museo, ospitato da una casa del diciassettesimo secolo, appartenuta al capitano John Walker, il comandante del giovane esploratore: in mostra modellini di navi, mappe, manufatti del Pacifico e lettere originali di Cook.

Oltre alla vista spettacolare sul porto e sul mare, scendendo i 199 gradini della comoda scala che dall’abbazia porta al paese vero e proprio, si ammirano antichi palazzi, vecchi vicoli dall’odore salmastro, antiche botteghe dove dal Settecento vengono affumicate le aringhe, gabbiani appollaiati sui tetti.
Appena arrivati giù, ci si trova in una delle due strade principali e pedonali del borgo: entrambe costeggiano i due rami del fiume e del porto e sono piene zeppe di negozietti e con quell’atmosfera tipica da vacanza che
coinvolge i luoghi balneari.

Il primo negozio che si incontra è una gioielleria, W. Hamond, che dal 1860 vende il prezioso Jet, o meglio giaietto. Si tratta di resti fossili delle foreste millenarie e delle scogliere che si trovano a Whitby e che sin dall’età del bronzo venivano usati per perle e gioielli. Di colore nero, secondo alcuni ha magici poteri e proteggerebbe dal diavolo. Ma è noto soprattutto perché la Regina Vittoria, che dopo la morte dell’adorato marito Alberto ha vestito sempre in lutto, l’aveva scelto come pietra d’elezione per collane e anelli, facendolo diventare un must della moda vittoriana. Ancora oggi, molti monili vengono elaborati sul modello di gioielli dell’epoca ottocentesca quando Whitby ha cominciato a diventare un luogo ideale per la villeggiatura balneare.

Fuori dai negozi non è difficile imbattersi in ciotole d’acqua per i numerosi cani portati al guinzaglio da orgogliosi proprietari. Sembra quasi di assistere a una sfilata canina passeggiando per le vie e attraversando il ponte, che viene aperto per far passare le barche dotate di alberi alti e che conduce all’altra sponda del fiume.

Anche qui molte occasioni di shopping, specialmente di oggetti gotici, a onorare un personaggio legato a Whitby,
il conte Dracula. I primi due capitoli del libro omonimo di Bram Stoker sono ambientati proprio a Whitby e descrivono l’arrivo del conte in Inghilterra, raccontano un po’ di folklore locale e tempeste e naufragi che
si sono spesso avvicendati sulle spiagge e sulle scogliere vicine al porto. Si dice anche che Stoker trovò il nome Dracula nella biblioteca antica di Whitby.

Certo, ammirando la cittadina con il sole, le atmosfere cupe e plumbee legate al vampiro non sembrano possibili. D’estate qui tutto è splendente e gioioso, con i turisti in cerca di ristoro nei tantissimi ristoranti e fast food.
E il trionfo di fish and chips si celebra nel più antico e prestigioso ristorante del posto: Magpie, riconoscibile per la lunga fila di avventori fuori alla porta.

Info: www.visitbritain.com

Foto di Sonia Anselmo

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