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Westfjords, cascate, montagne, giardini e troll in Islanda

Basta un raggio di sole a intensificare i colori sui Westfjords: i fiori si fanno più viola e gialli, le rocce verdissime, l’acqua azzurra e la cascata più bianca. Persino le anatre arlecchino che si muovono nel fiordo appaiono più vivaci.

I Westfjords, nella penisola remota e incontaminata dell’Islanda nord occidentale, sono terre magiche, immerse nella natura e nella tradizione, tra folletti, troll e antiche leggende norrene, ma anche allevamenti di salmone, piccoli borghi di pescatori e molti luoghi poco conosciuti.

Sono un insieme di fiordi, scogliere a picco sul mare, montagne imponenti, prati costellati da pecore: sembrano isolati, difficili e indomiti, abitati da sole 7 mila persone, un mondo a parte nella già primordiale natura dell’Islanda.

Eppure i Westfjords sono raggiungibili con i voli interni, anche se d’inverno con le tempeste che infuriano spesso vengono cancellati e per muoversi rimangono solo le strade (in Islanda non ci sono treni), mentre d’estate le navi da crociera arrivano a Ísafjörður, l’unica città della zona, sul Skutulsfjörður.

Molti palazzi bassi, una cattedrale di pietra, un grande porto e qualche negozio di prodotti locali, ma anche scuole, ospedale, università e un museo sulle tradizioni norrene: a oltre 450 chilometri da Reykjavik, è la base ideale per scoprire tutti i Westfjords, collegati tra loro anche da tunnel, e prendere le escursioni che portano in barca alle scogliere più occidentali d’Europa, quelle di Látrabjarg, che ospitano milioni di pulcinella di mare e altri uccelli, o alla Riserva Naturale di Hornstrandir, con il suo habitat artico.

Centro rinomato di pesca, Ísafjörður ha una lunga storia che parte dal 920, anno di fondazione, tra norreni, norvegesi e anche inglesi e tedeschi che vennero ad intensificare le loro rotte commerciali nel XVII secolo.

Dalla città si può partire alla scoperta dei Westfjords dai panorami incredibili. I grandi rilievi dominano i fiordi, le sponde verdissime, le acque solcate da anatre e cigni, i campi con le pecore e i tipici cavalli islandesi.

Uno dei primi incontri, lasciata Ísafjörður alle spalle, è quello con la sedia del troll, ovvero una montagna dalla cima quasi concava che mette subito in evidenza una caratteristica dei Westfjords, quella legata al folklore.

Si racconta che, dopo una notte di lavoro, un enorme troll era in ritardo per evitare l’avvicinarsi dell’alba con il sole che l’avrebbe ridotto in roccia. Dopo la corsa veloce, ad un certo punto si fermò a riposare sedendosi sulla cima di una montagna immergendo i piedi nel fiordo sottostante. Ma il suo peso notevole e la pressione delle gambe provocarono il cedimento del terreno facendo comparire un incavo a forma di sedile. Ed ecco il mito della sedia del troll. Esiste un percorso trekking fino alla rientranza, ripido e faticoso, che però arriva ad un panorama mozzafiato su Ísafjörður e sul fiordo Skutulsfjörður.

Lo stesso personaggio sarebbe anche l’artefice nascosto di un’altra meraviglia dei Westfjords, la cascata Dynjandi, chiamata anche del velo di sposa, proprio per la leggenda ad essa legata. Composta da una serie di sette salti che si allargano a ventaglio per un’altezza di cento metri, è una delle più scenografiche d’Islanda, con le acque che scorrono e scendono impetuose dall’altro in profondo contrasto con il fiordo che si affaccia davanti, con la sua atmosfera serena, che sembra perfetta a ricordare le creature magiche che abitano questi luoghi.

Infatti, c’era una volta una troll che aspettava il fidanzato in cima a una montagna per celebrare il matrimonio, ma lui non arrivò mai per le nozze, praticamente l’abbandonò sulla vetta: il mito vuole che sia lo stesso della sedia del troll, pietrificato dal sole e quindi impossibilitato a raggiungere l’amata. La troll esplose in lacrime fluenti che si trasformarono in una cascata che ricorda il velo nunziale.

Queste creature, però, sono una costante dei Westfjords, che sarebbero stati formati proprio da tre troll. Secondo la popolare leggenda questi tre decisero di separare i fiordi dal resto dell’isola, scavando un canale dalla baia di Húnaflói alla baia di Breiðafjörður, a ovest. Per sfidarsi, decisero anche di creare isole con la terra scavata dalle rocce. Verso ovest, due troll disseminarono la grande e poco profonda baia di Breiðafjörður di isolette. A est, il terzo lottava contro gli elementi nella baia più profonda di Húnaflói.

Ci pensò di nuovo il sole a bloccarli: occupati nei loro intenti, non si accorsero dell’alba e i due a ovest corsero tra le montagne, ma vennero trasformati in pietra nel Kollafjörður. L’altra creatura si nascose in una caverna, ma essendo curioso si affacciò per verificare i suoi sforzi, vedendo che non era nata nemmeno un’isola colpì il terreno con rabbia e un pezzo di roccia si spaccò, formando l’isola di Grimsey, ma arrivò anche per questo troll il raggio di luce a pietrificarlo.

Quello che è certo è che i Westfjords furono tra le prime zone dell’Islanda ad essere colonizzate dai norreni, mantenendo sempre un’eco delle storie e delle leggende, tra folletti, troll, mostri marini, Dei, streghe, spiriti della terra. Ancora oggi gli abitanti mantengono vive queste tradizioni e racconti di folklore.

Come si può notare anche nel villaggio di Pingeyri, un borgo consacrato alla pesca, sul fiordo Dyrafjourdur. Un piccolo e vivace centro abitato ininterrottamente dal 1787, da quando divenne punto commerciale per i prodotti ittici, anche se dietro la chiesa si trovano tre tumuli erbosi che sarebbero reliquie medievali. Qui, tra giardini ben tenuti, murales e gatti liberi, si può fare shopping di artigianato locale e fatto a mano, soprattutto prodotti in lana, oppure assaggiare la tipica zuppa di pesce dei Westfjords.

Un’altra meta curiosa da vedere tra le montagne e i fiordi è il piccolo giardino botanico di
Skrudur, il più antico di Islanda, affacciato sul Dyrafjördur.

Fondato nel 1909 da un reverendo di campagna con l’intenzione di creare un’oasi in un territorio brullo e inospitale per coltivare piante e ortaggi e di far studiare botanica, divenne subito un enorme successo, anche se negli anni subì degrado e abbandono. E’ stato ripristinato negli anni Novanta grazie ad una fondazione legata alla facoltà di Agraria locale.

Oggi è davvero un angolo di paradiso tra siepi ben tenute, alberi e soprattutto tantissimi fiori di ogni colore, compresi celesti come il papavero blu dell’Himalaya e porpora dell’aquilegia scura.
Una piccola e ordinata meraviglia dentro la bellezza incomparabile, selvaggia e indomita dei Westfjords.

Info:
www.visiticeland.com/
www.westfjords.is/

Foto di Sonia Anselmo e Alessandra Trombi

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