Vigeland, il parco di Oslo che celebra la vita e l’arte

Il ciclo della vita, quell’eterna ruota che va dalla nascita alla morte, celebrato attraverso l’arte e la scultura. Il Parco Vigeland, nel centro di Oslo, è sicuramente una delle attrazioni più visitate della capitale norvegese, un museo a cielo aperto e un percorso filosofico che induce a riflettere, a guardare l’esistenza con meno complessità, quasi con leggerezza.

Il tutto immerso nella natura, da dove qualsiasi cosa nasce, in un lussureggiante spazio molto amato dai norvegesi in ogni stagione.

Si nasce, si è bambini, si diventa adolescenti, si cresce, ci si trasforma in uomini e donne giovani, poi
madri e padri, fino ad invecchiarsi, a cedere all’età e al passo del tempo, sempre provando emozioni, amando,
gioendo o soffrendo. E’ questo che ha voluto raccontare l’artista Gustav Vigeland nell’opera che ha realizzato in quasi tutta la sua vita.

Vigeland si è occupato di più 200 sculture in bronzo, granito e ferro battuto, oltre al design e alla progettazione architettonica del parco, che prese il suo nome e che si trova all’interno del Frogner Park, una vasta aerea verde pubblica che un tempo faceva parte di una nobile residenza, in centro,
a pochi minuti dal Palazzo Reale.

Gustav Vigeland era nato nel 1869 in una piccola città del sud della Norvegia da una famiglia di artigiani
e contadini: arrivò una prima volta ad Oslo per lavorare, a quindici anni, come apprendista intagliatore,
e, dopo un rientro a casa per problemi familiari, ci tornò per studiare in una scuola d’arte.

In seguito andò a Copenaghen, Parigi, Berlino e Firenze: tutte esperienze importanti per la sua formazione.
Soprattutto a Parigi frequentò lo studio di Auguste Rodin, mentre il viaggio in Italia lo folgorò per
le opere del Rinascimento. Stabilitosi ad Oslo, cominciò a dedicarsi interamente alla scultura: all’interno
del parco si trova un museo che racconta i dettagli del suo lavoro, mentre in città si trovano altri suoi
tre monumenti, nei paraggi del Palazzo Reale, dedicati al matematico Niels Henrik Abel, alla scrittrice
Camilla Collett e del compositore Rikard Nordraaak.

Anzi quest’ultima scultura fu la sua primissima opera pubblica, ma dal 1921 Vigeland si concentrò nel suo progetto
legato al parco.

Una bella passeggiata tra il verde, le aiuole fiorite, le larghe scalinate, un laghetto, i ponti e i sentieri e un’immersione nell’arte, tra statue, fontane e decori, è quello che offre il Parco Vigeland, diviso in cinque
sezioni.

Sono tanti i luoghi del parco che rimangono impressi e sono diventati simbolici. Come il grande Monolito bianco al centro della terrazza panoramica. E’ una colonna alta più di 14 metri ed è scolpita in un’unica pietra: quello che colpisce sono le 121 figure umane, che si intersecano, si uniscono, si riversano verso il cielo nell’istante eterno della Morte. Sono corpi senza vita che fanno riflettere sul valore dell’esistenza: secondo un’interpretazione Vigeland, con questa opera, voleva esprimere l’orrore per la guerra.

Ma prima della Morte, c’è la Vita, così prima della terrazza del Monolito c’è molto alto da ammirare.

Al Parco Vigeland si arriva tramite il cancello decorato con bassorilievi in bronzo e con due porte
lavorate in ferro battuto: queste rappresentano i draghi, un simbolo estrapolato dalla cultura vichinga
della Norvegia. Accanto si può vedere la statua con l’autoritratto di Gustav Vigeland, con tanto di martello e scalpello.

Subito dopo si arriva al ponte, lungo 100 metri, che sovrasta un laghetto e i giardini curatissimi. E’ adornato da 58 statue: sono gruppi composti o singoli, uomini e donne, adulti, giovani e bambini, che nel volto portano impresse emozioni vivide della vita, la gioia, il dolore, l’allegria, la tristezza, il senso di protezione. Non solo, tutte mettono in scena momenti che potrebbero essere quotidiani e universali: il nonno con il nipotino,
i genitori che coccolano il neonato, una mamma che consola la sua bambina, l’uomo e la donna che si guardano
negli occhi.

Tra le statue, una è diventata un emblema di Oslo, riprodotta sui souvenir: il bambino arrabbiato in preda
ai capricci, un po’ buffo e un po’ tenero.

Superato il ponte, al centro del Parco Vigeland si trova la straordinaria fontana in bronzo. Qui l’artista
ha dato il meglio di sé inserendo all’interno della vasca quadrata sei uomini forti che reggono una
grande coppa da cui sgorga l’acqua. Intorno ci sono 20 sculture a forma di albero, a ricordare sia
il parco che la vita stessa: infatti ad ognuno di essi, intorno al tronco o nella chioma delle foglie, si
notano figure umane che rappresentano le varie età dell’esistenza, quasi a sottolineare che tutto, dalla nascita
alla morte, è legato alla natura. Inoltre altri 60 bassorilievi mettono in scena lo stesso concetto.

Alla fine del Parco Vigeland, come proprio riassunto, c’è la Ruota della Vita, l’essenza stessa, il pensiero
che è alla base dell’opera dell’artista. Quattro adulti e tre bambini si intrecciano per formare un cerchio,
l’eterno ciclo della vita, dalla nascita alla morte. La giusta conclusione per il percorso tra arte, natura
e riflessione.

Info: www.visitnorway.it
www.visitoslo.com
Foto:
VisitOSLO/Thomas Johannessen VISITOSLO / Florian Frey VISITOSLO/Tord Baklund VisitOSLO/Nancy Bundt
VISITOSLO/Didrick Stenersen VISITOSLO/Roberto Meazza VISITOSLO/Heidi Thon

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