La statua del nuotatore, inno allo sport, sembra guardare quasi sconsolato l’acqua del Danubio che passa sotto, come a volersi tuffare, invece di dover rimanere immobile. Sul lungofiume a Vidin ci sono parecchie sculture da ammirare, tutte moderne, come a dare nuova vita a questo borgo bulgaro dalle origini antiche e dalla gloria medievale.
Tra aiuole curate e alti alberi, lungo il viale a bordo d’acqua, le bancarelle di prodotti artigianali si accendono di vita, tra i giochi per i bambini e gli anziani si riposano sulle panchine. Dall’altro lato del percorso nel verde palazzi, alberghi, il teatro art deco sottolineano le influenze diverse della cittadina, mentre il Monumento alla Libertà, appena sessantenne, un grande spiazzo bianco di marmo, con tre gruppi di statue, è un ricordo dell’epoca sovietica, gronda retorica e propaganda, oggi semi distrutto in alcuni punti e dissacrato dai graffiti, quasi a oscurare un periodo difficile di regime.
Infine, alla punta del lungo fiume la fortezza medievale che è l’immagine e l’attrazione principale di Vidin. Un borgo molto particolare, dove le influenze e il passato vivono mescolandosi ad un presente rilassato, come le acque del Danubio, tra decadenza e voglia di rinnovamento.
La storia ha lasciato il suo segno in questa cittadina nell’angolo occidentale della Bulgaria, immersa in una regione vinicola, che deve tutto al grande fiume che le scorre accanto. In una terra di confine, di fronte la Romania, a cui è collegata da un ponte recente (fino a qualche anno fa c’erano i traghetti a fare la spola tra i due Paesi), a sud ovest a meno di 50 chilometri la Serbia, Vidin è sempre stata un centro commerciale importante.
Fondata dai Romani intorno al III secolo d.C., era un castro chiamato Bonomia e faceva parte del sistema difensivo del Danubio. Divenne poi un villaggio della Dacia, venne rasa al suolo dai Goti, si trasformò in Vidin al tempo del primo impero bulgaro con un regno autonomo, fu occupata dagli Ungheresi nel Trecento e infine fu una delle basi della conquista ottomana dei Balcani. Sotto i turchi Vidin brillò di prosperità e importanza.
I resti di quel periodo si notano subito, passeggiando lungo il fiume. Una moschea in un angolo, il vecchio bagno turco con le tegole blu, oggi un hotel, e giù in fondo, in un parco rigoglioso, affacciata sulla sponda la fortezza di Bada Vida.
Con le pietre tinte di rosa dalla luce del sole, le torri e le mura, è ancora impressionante
e imponente con la sua forma quadrangolare irregolare, con ogni lato lungo circa 70 metri.
E’ l’unica fortezza medievale completamente conservata in Bulgaria, oggi è un museo mentre
durante l’estate ospita spesso eventi e manifestazioni e diventa location ideale per film in costume e storici. Per entrare dentro Bada Vida si passa sul ponte di quello che era l’antico fossato e ci si trova davanti le prime mura: sono di due tipi, quelle interne con le torri, e quelle esterne più basse.
Costruita alla fine del X secolo sui resti del castro romano di Bonomia, fu completata nel XIV secolo sotto lo zar Ivan Sratsimir. Dopo la conquista da parte ottomana, subì nuove trasformazioni per diventare ancora più impenetrabile come difesa, anche se era anche usata come residenza per i sultani.
Bada Vida è collegata ad una leggenda: un tempo qui viveva un boiardo bulgaro che possedeva vasti possedimenti dai Carpazi a Stara Planina. Dopo la sua morte, gli succedettero le tre figlie, Vida, Kula e Gamza, per le quali divise il suo patrimonio. Le due sorelle minori, Kula e Gamza, si sposarono con uomini malvagi che sperperarono l’eredità del suocero. Vida rimase single per tutta la vita e costruì un castello in cui visse fino a tarda età, difendendo con successo i suoi sudditi e le terre dagli attacchi nemici. In segno di gratitudine, dopo la sua morte, gli abitanti di questa zona chiamarono il castello “Baba Vida” o “Babini Vidini Kuli”: infatti il nome significa “Nonna Vida”.
Entrando dalla torre a nord, superato il fossato, si può visitare l’interno della fortezza: in particolare la terrificante prigione sotterranea e ci si imbatte in un’altra personalità
importante per Vidin, Osman Pazvantoglu. Nato intorno al 1758, proveniva da una ricca famiglia di giannizzeri della città e difese più volte la regione: riuscì anche a strappare alcuni territori dal potere di Costantinopoli e a gestirli come sovrano indipendente. Un eroe della zona, che si difese dall’assalto degli ottomani con pochi pezzi di artiglieria dalla sommità di Bada Vida.
Tornando verso il centro cittadino Vidin stupisce con questo continuo miscuglio di influenze
e stili: qualche rudere romano, sculture simpatiche di animaletti, volpi, cerbiatti, sul prato e una di donna circondata da rose, qualche murales colorato, dettagli bizantini e turchi, una sinagoga con annesso cimitero, la moschea, quasi sepolta dalle piante, con proprio di fronte la chiesa di San Nicola, simbolo di quanto Vidin fosse tollerante.
Si passa la Stambol Kapia, la porta che faceva parte delle antiche fortificazioni e si arriva nel cuore cittadino dall’impronta del Novecento, con le vie pedonali, fontane rigogliose, il grattacielo sede del Municipio, e soprattutto una traccia indelebile sovietica e di Modernismo, tipico di quegli anni nei Paesi dell’Europa dell’Est.
Nel centro, si susseguono svariate chiese ortodosse dalle cupole a cipolla, fontane, caffè, il mercato, un piccolo ma fornito centro commerciale, molti negozi che vendono anche le caratteristiche creme bulgare alla rosa. E infine, oltre il viale pedonale, si ritorna al lungofiume, alla scritta colorata Vidin e ai moli dove attraccano le imbarcazioni che fanno le crociere sul Danubio, fonte principale, tra turismo e attività commerciali, di vita per il borgo caratteristico.
Info
https://visitbulgaria.com/
Foto di Sonia Anselmo
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