Una sirenetta da fiaba per Copenhagen

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Un obbligo per quella che è appunto il simbolo di una città, un must per chiunque arrivi a Copenhagen. Tanto più che nel 2013, la piccola donna pesce compie cento anni. Fu voluta da Carl Jacobsen, il patrono della birra danese e mecenate: assistette al balletto “La Sireneta” di Hans Beck musicato da Fini Henriques e ne uscì talmente commosso dal voler omaggiare la sfortunata ragazza, così decise di commissionare ad uno scultore danese Edvard Eriksen (che prese come modella sua moglie) la “Lille Havfrue”, la sirenetta in danese. per sistemarla Seduta su uno scoglio, lo sguardo verso ovest, incarna perfettamente il momento della metamorfosi: nella fiaba di Andersen del 1837 la Sirenetta, figlia del re del mare, barattò la sua voce soave con un corpo di donna per conquistare il principe che amava, una volta muta, dovette assistere alle nozze del suo amato con un’altra e ne morì. Una tragedia che la portò a rimpiangere la scelta e il suo mare. Per questo sul grande sasso il suo volto è girato verso l’acqua. Ma anche da statua, la poveretta non ha trovato pace per i molteplici atti di vandalismo: le hanno segato la testa varie volte, le furono dipinti reggiseno e mutandine, fu colorata di rosso, le hanno amputato un braccio e nel 2003 fu spinta in acqua. È stata sempre curata, restaurata e rimessa al suo posto d’onore. Ma non si spiega tanto accanimento per un’innocente personaggio di fantasia, un’emblema delle favole. Eppure i danesi la adorano, i turisti fanno la fila per posare con lei e nel 2010 è andata persino in trasferta a Shanghai ( i bambini cinesi addirittura studiano a scuola le favole di Andersen) per l’Expo. Tornata al suo amato scoglio di Copenhagen, si può giungere a contemplarla con una facile passeggiata tra giardini, il porto e alcuni monumenti. Il percorso che porta dalla Sirenetta al centro città attraversa varie zone interessanti: da Nyboder, il pittoresco insieme di case a schiera che ospitavano i marinai, alle banchine spazzate dal vento dove si intravedono gli antichi magazzini, oggi appartamenti di lusso, e il  faro rosso. Si passa davanti al Kastellet, la citadella a forma di stella a cinque punte che era la roccaforte storica, con la sua chiesa barocca costruita al posto della prigione e l’imponente fontana, per raggiungere la piazza di Amalienborg, uno dei quattro palazzi reali di Copenhagen, in stile rococò, e frequentatissimo intorno alle 12 di ogni giorno per il coreografico cambio della guarda. Appena finito lo spettacolo, ci si può indirizzare in uno dei luoghi più amati della città, Nyhavn, il “nuovo porto”. Nel Seicento furono gli olandesi, che commerciavano qui, a volere questo canale: ora è il punto ideale per il pranzo o uno spuntino, con i tantissimi ristoranti, pub, bancarelle che offrono da mangiare e d’estate con il sole è un’esplosione di tavoli all’aperto e gente, mentre per Natale non manca il mercatino. Attorniato dalle facciate delle case in tinte variopinte, è un altro legame con la Sirenetta. Qui, infatti, visse il suo autore: Andersen abitò in alcune di questi edifici e non nella casina blu del numero 9, risalente al 1681 e spesso indicata come abitazione dello scrittore. Adorato quasi quanto la sua Sirenetta, Andersen è un altro simbolo di Copenhagen, benchè sia nato ad Odense, una tranquilla e romantica cittadina dell’isola di Fiona. Nella capitale danese, lo scrittore è ovunque, proprio come la sua eroina. Lo si trova ritratto pensoso in una scultura all’angolo della piazza del Municipio: cilindro in testa, bastone da passeggio e libro nella mano destra, lo sguardo perso verso ovest. Una delle vie più lunghe e trafficate della città, costeggiando il Tivoli (dove immancabilmente molte giostre sono ispirate alle sue fiabe e non manca di essere omaggiato) è intitolata a lui. Un museo interattivo, a pochi passi dallo Stroget e dal Municipio, l’H.C. Andersen Eventyrhuset  ripercorre la vita e le opere dello scrittore, con qualche interessante memorabilia e alcuni effetti speciali sonori e visivi.  Come per la Sirenetta centenaria, nel 2013 si festeggia il suo autore con il primo festival a lui dedicato ad Odense, la sua città natale: un evento con sfilate, orchestre, artisti, parole ed energia per otto giorni, dal 18 al 25 agosto. Proprio ad Odense recentemente è stato ritrovato un manoscritto con una delle prime fiabe scritte di Andersen, “La candela di sego”. Nella città di Fiona nella casa dove visse l’infanzia, c’è un museo: fuori ad attendere alcune papere, quasi a ricordo di un’altra amatissima favola, “Il brutto anatroccolo”.
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Foto di Angela Rubino e www.visitcopenhagen.com
In  collaborazione con www.visitdenmark.it

 

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