Ubeda e Baeza, tesori rinascimentali in Andalusia

Influenza araba e rinascimentale, il bianco dei palazzi e chiese, il verde degli olivi,
dei cipressi, dei giardini e delle ceramiche caratteristiche. Ubeda, alle porte dell’Andalusia,
è un trionfo di colori di giorno e di notte quando tutto si illumina di luce soffusa brilla di suggestione.

Già abitata nella Preistoria, Ubeda è stata centro importante per i romani, gli ebrei e gli arabi, ognuno dei quali ha lasciato il proprio segno, dal quartiere giudaico alle Porte sulla strada per Granada, ma è stato durante il Cinquecento che ha cominciato a riflettere di luce.

È stato un periodo d’oro perché qui era nato il segretario di Stato dell’imperatore Carlo V, don Francisco de los Cobos y Molina.

Il gentiluomo, che era un collezionista d’arte e “sponsorizzò” presso la corte spagnola il pittore Tiziano, volle destinare le sue ricchezze allo splendore di Ubeda.

Altrettanto fece il nipote Juan Vàsquez de Molina, che ricoprì la stessa carica dello zio presso Filippo II. A loro si devono le costruzioni dei più importanti monumenti, tuttora di una bellezza sobria e impareggiabile.

Come il Palacio de Vàsquez de Molina: fu eretto nel 1562, ispirandosi al Rinascimento italiano, e porta ben visibile, nella facciata di pietra lavorata, l’effige della famiglia che fu determinante per le fortune di Ubeda.

Si trova nell’ampia piazza sempre dedicata al ciambellano reale, un vero gioiello architettonico già da sola. È circondata dalla Sacra Capilla de El Salvador, una delle chiese più belle della zona, progettata dalla stesso architetto della Cattedrale di Granada ed ad essa ispirata, la chiesa di Santa Marìa de los Reales Alcàzares posta sul un sito di una moschea araba, dal Palazzo delle Cadenas con i suoi leoni ornamentali, oggi il Municipio e Museo,e il Palazzo del Marchese di Mancera, classico esempio rinascimentale, che attualmente ospita un convento.

Dalla piazza, attraverso un intricato labirinto di viuzze che improvvisamente si aprono in vasti spazi, si può partire alla scoperta di Ubeda e delle sue curiosità.

Tra gli altri edifici da ammirare il Museo de San Jaun de la Cruz, dedicato al religioso riformatore San Giovanni della Croce, la chiesa di San Pablo, decorata da un prezioso portale tardo gotico, la piazza 1 de Mayo che un tempo era zona di mercato ed era usata dall’Inquisizione
come luogo per eseguire le condanne al rogo, il Vecchio Municipio, dove dalla galleria i nobili locali assistevano alla morte degli eretici, e l’Hospital de Santiago, un sobrio capolavoro rinascimentale detto anche l’”Escorial” andaluso, con patio, una cappella e, oggi utilizzato da centro culturale per esposizioni, mostre e concerti.

Questi splendidi esempi di architettura sono la ricchezza di Ubeda, che fu anche un centro importante prima del Rinascimento.

Chiunque passò di qui, anche i tempi molto antichi, plasmò la città secondo le proprie influenze e caratteristiche. Così le tracce degli ebrei sono vedibili nel quartiere giudaico, nelle porte e nei resti delle mura.

Invece, gli arabi hanno lasciato il segno nella produzione delle ceramiche: piatti, vasi, brocche e quant’altro sono fatti in smalto verde nei tanti laboratori sparsi in tutta Ubeda, in una vera e propria via delle ceramiche.

Un’arte iniziata per necessità quotidiane già nel Neolitico, progredita nei secoli e arrivata con gli arabi al punto di massimo perfezionismo: ora è un capolavoro artigiano che brilla di smeraldo nelle botteghe di Ubeda che sfoggiano opere dal sapore antico e altre funzionali e moderne.

Insieme alle dimore nobiliari e al centro rinascimentale, sono la caratteristica principale
della “regina”, così come chiamava la città il poeta Antonio Machado.

Per lui, invece, la vicina Baeza era la “signora”. Ci si arriva con una strada di otto chilometri, che costeggia sterminati campi di ulivi, già un panorama mozzafiato da solo.

La piccola cittadina è l’altro cuore rinascimentale della zona, anche lei ricca di arte, storia e architettura.

Anche se qui è l’aspetto religioso a farla da padrone, soprattutto con la spettacolare Cattedrale in stile plateresco: bugne, fiori, nastri e guglie testimoniano la presenza artistica di una corrente unica in Europa.

Imperdibile è anche la Fontana dei Leoni, con una statua antica in cima, che pare rappresenti la moglie spagnola di Annibale. Si trova nella piazza del Populo, con l’antica macelleria e le case dei nobili, da vedere insieme alle facciate dei palazzi di Jabalquinto e del seminario di San Filippo Neri.

Da non dimenticare un assaggio ai prodotti locali, tutti gastronomici: dai peperoni ripieni ai dolci come gli ochíos, di farina e anice,
le paste con le noci e quelle fritte.

Ovviamente da assaggiare l’olio d’oliva, prodotto principe della zona, usato dovunque, in qualsiasi piatto.

Una prelibatezza che si coniuga alla perfezione con il gusto ricco dell’arte e della cultura a Ubeda e a Baeza.

Info: www.spain.info
www.andalucia.org

Foto Dreamstime.com e Pixabay

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