Trogir, bianca e incantevole città fortezza della Croazia

La luce accecante del sole rende ancora più bianca la pietra e Trogir splende di meraviglia. Le bancarelle
di souvenir e piccolo artigianato colorano il lungomare, con i ragazzi in vacanza dalla scuola che si rincorrono
tra le aiuole e i turisti sorpresi.

Il sobrio castello Kamerlengo fa da sentinella, in fondo al molo, scagliato contro l’azzurro del cielo, i ponti d’accesso sono trafficati, le stradine tra i palazzi imponenti sono animate in questo periodo pre estivo, in attesa che Trogir diventi come sempre più affollata per la prossima stagione.

Trogir è un incanto, una città romanico-gotica che ha il titolo di meglio conservata dell’Europa Centrale, oltre che Patrimonio dell’Unesco, che sorge su un’isola a se stante costruita come una fortezza in mezzo al mare. Da un lato la strada che la collega a Spalato e all’entroterra dalmata, dall’altra l’acqua e l’isola di Ciovo, amata dai croati che qui hanno le case di vacanze.

La pietra bianca calcarea tipica di questa zona della Dalmazia rende tutto luminoso, colpita dai raggi di sole, e perdersi tra i vicoli è d’obbligo per andare a scoprire questo prezioso borgo, ancorato nelle pieghe della Storia.

Abitata già in tempi preistorici, fu fondata dai Greci nel III secolo a.C. e venne chiamata Tragos, ovvero capra, in onore dei tanti animali che vivevano nella montagna vicina. Poi passò sotto il controllo Romano, Slavo e Croato, nel Medioevo muratori ed edili locali costruirono le prime chiese e nel X secolo Trogir divenne Comune.

In cambio dell’indipendenza, si affiancò al regno di Ungheria per la difesa, il re Bela III scappò dai tartari per rifugiarsi sull’isolotto dotandolo del primo ponte levatoio e di soldi per iniziare lavori di fortificazione. Dopo lunghe lotte, però, nel Quattrocento fu occupata dai Veneziani fino al 1797: in questo periodo vengono ricostruiti molti palazzi. Toccherà poi a Napoleone apportare miglioramenti sanitari e la modernizzazione dell’economia.

Tutte queste vicende sono testimoniate nella cattedrale di San Lorenzo, in centro, pienissima di curiosità e dettagli da scoprire. Come lo splendido portale gotico scolpito e realizzato dal mastro Radovan nel 1240. Uno scultore decisamente originale e innovativo per il tempo: per capirlo basta ammirare da vicino i particolari di Adamo ed Eva, con una foglia di fico che lascia intravedere i peli pubici, dei barbari e dei saraceni, che misero a repentaglio la sicurezza della città, puniti a tenere il peso delle colonne, il leone con un grifone tra le zampe a rappresentare l’uomo, Adamo che deve andare a caccia per sostenere la famiglia, e la leonessa con la criniera (perché all’epoca non si conoscevano molto da vicino questi felini) con i cuccioli abbinata alla donna, Eva, custode della casa.

Altre simbologie ci sono poi nell’arco sopra all’entrata con 28 scene della Via Crucis di Gesù e al lato dell’ingresso gli apostoli e le stagioni, solo l’inverno e la primavera, perché Radovan morì due anni dopo l’inizio dei lavori per la peste.

Anche l’interno è un capolavoro di stili e un miscuglio di curiosità: la cappella di San Giovanni è rinascimentale, le navate sono gotiche e i capitelli delle colonne ricordano la Magna Grecia. Non manca la leggenda legata a Giovanni Orsini, il beato che fu primo vescovo di Trogir e riposa nel sarcofago gotico della cappella: la vicenda
narra che venne sepolto con un grosso anello d’oro con un grande rubino incastonato, alcuni ladri aprirono la tomba e non riuscendo a portare via l’anello dovettero amputare il braccio, che trasferirono, si dice, a Venezia. Ma la mano del beato tornò a Trogir in volo, lasciando dietro di sè una scia luminosa di stelle cadenti, e oggi si possono vedere nella sacrestia della cattedrale, ricchissima di oggetti di valore, alcune riproduzioni dell’arto
in oro che vengono portate in processione.

Uscendo dalla cattedrale, si viene colpiti dal campanile, una torre alta 47 metri e costruita in tre diversi stili.
Proprio di fronte si trova una loggia dove veniva amministrata la giustizia, con le colonne dai capitelli romani e
ancora vedibili le catene dove i condannati venivano messi alla berlina per il pubblico ludibrio, accanto la cappella di San Sebastiano, costruita nel Quattrocento come voto al Santo per aver tenuto lontano la peste, e la torre dell’orologio.

Dall’altro lato della piazza il Palazzo Cipiko, oggi sede amministrativa del Comune, dotato di un cortile con una monumentale scalinata gotica e un pozzo dove si trova l’effige dell’unico leone di San Marco rimasto a Trogir.
Da qui, si percorrono piccole stradine, tra negozi e palazzi, balconi e sorprese come le colonne antiche inserite
nelle fiancate o stemmi e iscrizioni.

E’ facile andare alla scoperta delle altre meraviglie di Trogir, città fortificata con varie porte di ingresso e torri, i resti delle mura, svariate chiese, il monastero domenicano con il museo del tesoro, il monastero di San Nicola dove sono custoditi un rilievo raffigurante la Kairos del IV/III secolo a.C., divinità del “cogliere l’attimo”, e immagini sante del tredicesimo secolo.

Fino al lungomare vivace, pieno di bancarelle, locali e gente che si spinge fino alla fortezza del Kamerlengo, usata dai veneziani durante la dominazione come loro base sull’Adriatico e oggi destinata a polo multimediale e creativo. Così, vista da qui, con le sue pietre bianche illuminate dal sole, l’azzurro del cielo che si confonde con quello del mare, Trogir svela tutta la sua bellezza.

Info: wwww.croatia.hr
In collaborazione con www.croatia.hr
Foto di Sonia Anselmo

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