Stravagante e romantica Sintra

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Subito si trova catapultato in un panorama suggestivo, con la vegetazione tropicale, le passeggiate nei boschi e i calessi che accompagnano lungo le vie e le ripide colline per raggiungere le dimore nobiliari e i monumenti. Il centro di Sintra è un delicato intrigo di viuzze, piene di botteghe, locali e le ghiotte pasticcerie portoghesi, affollato di gente in ogni stagione dell’anno. Nel suo cuore è racchiuso il Palàcio Nacional, un imponente edificio con due strani camini conici: sono gli enormi sbocchi delle cucine, dove un tempo si preparavano i palazzi reali. Sono un’aggiunta del Settecento ad una dimora costruita dove prima sorgeva la roccaforte dei Mori, tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento, e di seguito
ampliata nel Cinquecento. Da questo sviluppo ne è venuto fuori il suo aspetto con influenze e stili diversi, dal moresco al gotico, al manuelito. Il Paço Real, come veniva chiamato, era una delle residenze  favorite dalla corte portoghese, con i suoi patii e i suoi ricchi interni, come la Sala dei Blasoni con il soffitto a cupola e 74 stemmi di famiglie nobili e le piastrelle in maiolica di Delft del Settecento, o la Sala dei Cigni, dove questi animali arricchiscono i pannelli ottagonali nel luogo deputato ai banchetti, o la Sala delle Gazze dove si racconta che il re João I, che volle edificare il palazzo, fece dipingere il soffitto raffigurando questi uccelli per rimproverare le dame dedite ai pettegolezzi e fastidiose come le gazze. Da visitare nel Palazzo Nazionale sono anche la cappella con motivi moreschi, la Sala delle Sirene con intricati arabeschi e la Sala degli Arabi, decorata con raffinati azulejos. Una dimora che rispecchia il gusto dei re che ci hanno vissuto, oggi simbolo di Sintra.
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Ma se sono sembrati strampalati i camini del Palàcio National, lo stupore è niente in confronto all’eccentricità del Palàcio de Pena, su un colle poco distante. Viola, rosa, giallo, arabo, rinascimentale, vittoriano, torrette, archi, merletti e comignoli: c’è di tutto e di più. Sembra proprio uscito da una fantasia, da un sogno impossibile, quasi come alcuni castelli bavaresi, ma portando tutto all’eccesso. Alla fine un nesso c’è: quella che era una residenza estiva dei reali, a poca distanza dal Palàcio National e immersa nel lussurioso Parque de Pena, fu voluta da Ferdinando di Sassonia-Coburgo-Gotha, marito della regina
Maria II e cugino del principe Alberto, il consorte della regina Vittoria d’Inghilterra, ma soprattutto un artista egli stesso. Dom Ferdinando II adottò con entusiasmo il suo nuovo Paese, il Portogallo, l’amò fino alla sua morte e il suo grande sogno è stato proprio quello di lasciare in eredità un castello unico e bizzarro. Ecco allora il Palàcio de Pena, sorto sulle rovine di un monastero del Quattrocento e progettato dall’architetto tedesco Von Eschwege, incaricato dal re di portare qui tutte le stranezze del mondo. Missione compiuta. Non solo all’esterno la dimora è un complicato assemblaggio di stili architettonici,
cupole, balconi, mostri marini, mura bugnate, facciate dipinte di sgargianti colori, dal giallo al rosa, ma anche l’interno è un insieme di sale zeppe di roba, perfino troppo,  tra soprammobili, oggetti vari, poltrone, camini, tende e lampadari. Il gusto vittoriano predomina, alcune cose sono decisamente da guardare, come la Sala da ballo con le finestre in vetro colorato, le preziose porcellane orientali e le quattro statue ad altezza naturale che sorreggono candelabri, la Sala araba con affreschi trompe-l’oeil ispirati all’Oriente, la camera di Manuel II, ultimo re del Portogallo, con le pareti tinte di un rosso accesso. Tutto può sembrare un po’ kitsch, ma il luogo è pieno di simbolismi e di carattere e rimane impresso a perdura memoria, proprio come voleva Dom Ferdinando. Da ricordare, anche, la Pala della cappella, che invece risale al Cinquecento, in marmo e alabastro, rimasta dall’epoca del monastero, così come il chiostro decorato da piastrelle policrome.
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Dagli ampi terrazzi si gode una vista mozzafiato  sulla Serra e una passeggiata nel Parco, anche questo voluto da Ferdinando con alberi esotici, con i sentieri che si snodano, le fontane, i gazebo, una casetta per le anatre e un romantico chalet. In primavera, con la fioritura di camelie, rododendri ed azalee esplode di sontuosa bellezza. Altra stramba curiosità: su una rupe scoscesa si innalza la statua dell’architetto Von Eschwege, che sembra osservare orgoglioso le sue creature. Da qui si vede anche il Castelo dos Mouros, su una cima vicina. Più spartano e lineare, sopra il centro storico di Sintra, fu costruito dagli Arabi nel VII secolo e le mura furono restaurate dal solito Ferdinando II: è una meta ideale per gli amanti delle scalate, perchè da qui parte un ripido sentiero che si inerpica per i pendii, da dove si godono strepitose vedute sui boschi di querce. Circondato dagli alberi è anche un’altra attrazione di Sintra, a pochi chilometri di distanza dal centro: è il Convento dei Cappuccini, risale al 1560 e fu un eremo tanto amato dal devotissimo Filippo II. Anche questa costruzione è insolita, come quasi tutta Sintra: le celle furono scavate nella roccia e furono arredate con il sughero per isolarle dal freddo e dall’umidità, in più sono molto piccole che non si riesce a stare nè in piedi nè sdraiate. E anche questo sito Patrimonio dell’Unesco riporta alla mente il concetto della magia che Sintra è capace di suggerire al visitatore.  Romantica e stravagante, Sintra offre molte escursioni nel verde, alla scoperta di luoghi caratteristici come tante quintas, tenute di campagna, come Montserrate, con uno giardino di felci e di rari arbusti fioriti, con una cappella del Cinquecento e una villa in stile moresco, e come Queluz, con il suo Palazzo sfarzoso risalente al Settecento, una sorta di Versailles portoghese, con un corridoio ricoperto di preziosi azulejos, una enorme sala usata un tempo per i concerti e per ricevere gli ambasciatori e l’imponente giardino con le fontane e le statue. In più, Sintra si trova vicina alla costa e si possono raggiungere alcune delle spiagge più belle dell’Atlantico, come Praia  Grande e Praia das Maçãs, amate dai surfisti. Per non  smentire l’aspetto  sentimentale della zona, ci si arriva con un tram tipico. Più a sud il faro in cima all’imponente scogliera di Cabo da Roca segna il punto più occidentale d’Europa e ricorda che il Portogallo, oltre che a meta suggestiva, può essere di una bellezza selvaggia.
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Foto di CMSintra e PSML- Parques De Sintra Monte Da Lua, www.parquesdesintra.pt
Info www.visitlisboa.com

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