San Michele a Panormitis, monastero tra mare e cielo

Il blu del mar Egeo brilla accecante, la costa turca è a poca distanza, il porticciolo è un via vai di barche e visitatori. La torre campanaria del monastero di San Michele a Panormitis domina tutto, quasi fosse un faro indicatore per pellegrini e curiosi.

L’isola di Symi, a nord di Rodi, nel Dodecaneso è un’attrazione per le spiagge, le bellezze naturali e l’ottima cucina locale, ma è anche uno degli avamposti della linea retta leggendaria che unisce tutti i luoghi consacrati a San Michele, quella che inizia a Skelling Michael in Irlanda e finisce in Israele, passando per la Cornovaglia, la Normandia, il Piemonte, la Puglia e appunto la Grecia.

Secondo il mito, la linea dei santuari sarebbe stata tracciata dalla spada di San Michele
mentre scacciava il diavolo dal Paradiso. Comunque sia, tutti i santuari, spesso in posti
impervi e difficili da raggiungere, hanno in comune apparizioni, leggende, mistero, fascino, oltre ad una grande spiritualità, tangibile.

Anche il monastero di San Michele a Panormitis è così ricco di suggestione ed è una delle mete religiose più frequentate della Grecia.

Affacciato su una cala di sabbia bianca, protetta da una stretta insenatura e dalle colline
ricoperte di pini alle spalle, il monastero di San Michele si trova a Panormitis, un borgo
nella costa meridionale dell’isola.

Si vede subito, arrivando in catamarano dalla vicina Rodi, da dove partono escursioni di un giorno.

Dal mare è più facile giungere al monastero di San Michele a Parnormitis: la strada interna,
che in teoria parte da Ano Symi, il centro abitato principale dell’isola, non è semplice,
tra pendenze e dislivelli molto alti, come uno di oltre 1200 metri sul livello del mare.

Anche il tratto dell’Egeo davanti a cui sorge l’edificio sacro è dedicato a San Michele. Anzi, secondo una leggenda locale tutti gli ex voti e gli oggetti devozionali che vengono gettati dai fedeli in mare in tutto il mondo, approdano miracolosamente nella baia davanti al monastero.

Non solo, si dice anche che quando si dorme per la prima volta su Symi San Michele arrivi in sogno e parli all’addormentato, il quale la mattina dopo dovrà andare a riferire le parole dell’Arcangelo al Pope, che lo ascolterà sulla spiaggia e poi chiarirà il significato.

I Pope sono a disposizione dei fedeli nell’accompagnare nella visita del monastero di San Michele
a Parnormitis e tengono a far notare un’iscrizione in greco ben visibile all’interno del
complesso di rito ortodosso.

La scritta recita “Il culto di San Michele da questo lembo d’Oriente è partito, dopo essere qui giunto da Chonae, verso l’Occidente, giungendo in special modo al monte Gargano, al mont Saint Michel di Normandia, a St Michael’s Mount di Cornovaglia”. Un chiaro riferimento alla linea dei santuari e alla loro leggenda.

Sull’isola il monastero fu eretto intorno al 450 d.C, anche se non è certa la data: si sa solo
che qui sorgeva un antico tempio dedicato ad Apollo. Le prime testimonianze sicure della presenza
di San Michele a Parnomitis sono dovute ad un manoscritto risalente al 1460 dove veniva descritta
la basilica esistente.

Alla fine del Settecento, però, il complesso monastico subì un grande restauro in stile veneziano, lo stesso che contraddistingue gli edifici di tutta l’isola. Invece, la torre campanaria, un tripudio di bianco, giallo e rosso in contrasto con il blu dell’acqua, ricca di decori, risale all’inizio del Novecento del secolo scorso.

La vera sorpresa del monastero di San Michele a Parnomitis è la sacra icona custodita all’interno
della chiesa: rappresenta l’Arcangelo a grandi dimensioni, alta tre metri, una delle più imponenti
esistenti al mondo.

L’effigie è avvolta in un manto d’argento incastonato di pietre preziose, quasi fosse un’armatura, mentre il Santo impugna una spada, come al solito.

Ovviamente è legata anche ad una leggenda: si dice che apparve miracolosamente in questo punto, venne rimossa da mani umane, ma la notte successiva riapparse nello stesso posto, dove fu lasciata per sempre. All’epoca era una piccola icona, con il corpo dell’arcangelo scolpito nell’argento, ma nel Settecento venne rifatta e trasformata in quella alta che si vede oggi.

Un altro curioso rito dei pellegrini e devoti nella tradizione popolare è quello di portare con sé
una scopa e pulire lo spazio davanti all’icona, come metafora per cancellare i propri peccati.

Il resto dell’interno della chiesa è ricco di altre icone, di preziosi candelabri e di lampadari. Nel complesso, si trovano anche due musei, uno di oggetti sacri e l’altro sul folklore locale, e una biblioteca di manoscritti bizantini.

Inoltre, San Michele a Panormitis viene celebrato con una grande festa, che include il picchetto
d’onore militare, l’otto novembre di ogni anno.

Non è l’unico monastero dell’isola, anzi ce ne sono molti altri e alcuni sono lo stesso dedicati all’Arcangelo, a cui sono devoti i marinai della zona. Symi attrae non solo pellegrini e fedeli, ma anche visitatori che restano incantati dalla sua bellezza naturale dalla sua prelibata cucina, basata sul pesce, i frutti di mare e in particolare i gamberetti locali. Di sicuro,
per tutti, una tappa fondamentale sull’isola resta San Michele a Panormitis.

Info: www.visitgreece.gr

Foto: dreamstime.com, Pixabay

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