Salona, l’antica città rivive con l’archeologia

Salona – Teste di medusa, grifoni, creature mitologiche. Emergono al lato delle lapidi, sopra i sarcofaghi aperti, e sembrano muti custodi di un passato antico, inafferrabile, devastato dalle intemperie e dalla Storia. Salona, a pochi chilometri da Spalato, sulla via per l’aeroporto, è un sito archeologico vasto, il più importante della Croazia, e ancora tutto da scoprire.

Si cammina nel verde, con gli alberi che circondano lo spazio, tra rovine, basi delle colonne, muretti, tombe dei primi cristiani e subito ci si pone tanti interrogativi su come sia finita in rudere una delle città più importanti dell’antichità.

Salona fu abitata dai Greci, fu capitale della Dalmazia durante l’Impero Romano, vide i primi insediamenti cristiani nella regione, e infine fu annessa all’Impero bizantino. Vi nacque Diocleziano, che in seguito fece costruire il palazzo al centro di Spalato, e vi morì l’Imperatore Giulio Nepote, mentre santi, soldati e persone comuni vissero qui. Ben 60 mila abitanti, un vera metropoli dell’età Romana.

Durante il sesto secolo, fu rasa al suolo dagli eserciti slavi e avari e il popolo fu costretto a rifugiarsi all’interno del Palazzo di Diocleziano, dando vita all’odierna Spalato. Da quel momento iniziò il declino di Salona, abbandonata al suo destino. Fu riscoperta solo nel 1846, con gli scavi archeologici che riportarono alla luce l’antica gloria.

Oggi i bambini delle scolaresche assistono alle lezioni all’aperto girando tra i resti archeologici, gli abitanti della vicina Solin passeggiano e portano a spasso i cani nel parco intorno al sito, meno turistico e affollato del palazzo di Diocleziano.

Si respira un’aria di tranquillità, mentre la visita inizia in quello che sembra un giardino di pietre, sarcofagi aperti, muretti di antiche chiese. A Salona c’erano ben undici cimiteri paleocristiani, tra cui quello di Manastirine, il più famoso e quello di cui si ammirano i resti della basilica a tre navate. Venne costruita sopra la tomba del V secolo di Doimo, il vescovo di Salona, torturato e ucciso nel corso della prima persecuzione indetta da Diocleziano, oggi martire patrono di Spalato-Split.

Attorno al suo tumulo, sono cresciute sempre più quelle dei cristiani che volevano essere sepolti vicino al Santo. Finora sono stati rinvenuti circa mille sarcofagi e tombe varie e 370 iscrizione, alcune degne di nota. Come quella in greco recuperata nel nartece della chiesa, quella che testimonia la forza e la grandezza della morale cristiana in un momento di alta immoralità nell’Impero, quella di Flavio Terence e di sua moglie Flavia Talasia parla di fedeltà coniugale, un altro sarcofago rivela che il proprietario fuggì dalla Siria e morì nel 614: sembra che sia l’ultima delle famose iscrizioni prima della distruzione di Salona.

In questo spazio, è sepolto anche don Frane Bulic, prete, storico e archeologo, soprintendente alle antichità e direttore del Museo Archeologico di Spalato, che dedicò la sua vita alla scoperta del passato della Croazia. Fu lui, nell’Ottocento, a scavare per far emergere quello che rimane della basilica nel cimitero.

L’archeologo abitava nella vicina casa, dove studiava i ritrovamenti: oggi la palazzina fa da biglietteria, entrata e Museo Tusculum, con una stanza dedicata alla memoria di don Bulic, oltre a conservare molte foto degli scavi e alcuni reperti.

Dal cimitero, un tempo fuori le mura della città, si prosegue verso le rovine vere e proprie di Salona.
La maggior parte di quella che fu la città più ricca e popolata dell’Adriatico venne costruito nel I secolo
d.C, come l’acquedotto, l’anfiteatro, i templi, le terme, il foro e gli altri edifici pubblici, tutto circondato da un grande cerchio di mura con torri.

Dopo il IV secolo, furono erette due basiliche, collegate insieme in modo da sembrare più vaste, e di fatto potevano contenere 4 mila persone, mentre in quello che fu il battistero ottagonale sono stati trovati mosaici pavimentali. Poco distante, la porta Cesarea con un arco, dove un tempo si dice ci fosse un’enorme statua della Dea della fecondità, oltre ad un primo teatro. Le terme sono riconoscibili per i resti delle piscine e le mura, mentre del Foro sono rimaste solo le fondamenta.

Nell’Urbs vetus, il centro più antico, si ammira l’anfiteatro: aveva tre piani, ospitava circa 20 mila persone, e i locali sotterranei fanno immaginare combattimenti con le belve. Venne distrutto dal generale veneziano Leonardo Foscolo, governatore della Dalmazia nella metà del Seicento, per paura che un attacco nemico lo trasformasse in fortezza.

In lontananza si intravedono moderni silos e fabbriche affacciate sul golfo di Solin, mentre accanto ci sono
normali abitazioni. La vita scorre tranquilla nel presente, mentre il passato remoto, ai piedi dei visitatori, cerca di attirare l’attenzione attraverso le rovine dell’antica Salona.

Info: www.crotia.hr
Foto di Sonia Anselmo
In collaborazione con www.crotia.hr

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