Saint Malo, borgo antico dallo spirito avventuriero

Pirati, avventurieri e regine. Saint Malo ha una grande capacità di evocazione, così sospesa tra le mura ingentilite dal tempo e il mare ruggente di onde con l’alta marea.

E’ davvero splendida, la città sulla costa bretone, nella baia di Mont Saint Michel, nel nord della Francia.
Un mondo a se stante, da raggiungere solo tramite la strada. Un’isola non isola, perduta nelle viscere dei secoli.

Saint Malo ha un fascino tutto suo, con le mura che la circondano come fosse un prezioso gioiello. Nonostante sia una meta turistica, è un incanto. Con le vie lastricate che di notte si accendono di luci soffuse, i palazzi in pietra locale, i vicoli che serpeggiano nel centro pieno di negozi, ristoranti e bar. Si può salire sui bastioni e percorrere il sentiero dall’alto e restare ammaliati da questo borgo.

Da una parte il mare che a seconda degli orari si ritira con la bassa marea e lascia una lunga spiaggia bianca con la possibilità di raggiungere a piedi le piccole isolette rocciose e gli scogli davanti, come l’Île du Grand Bé, dove lo scrittore François-René de Chateaubriand, originario di Saint Malo, volle essere sepolto, e il Fort National.

Fu costruito dall’architetto militare di Luigi XIV, Vauban, incaricato anche di risistemare le antiche mura del XII secolo: a lui si deve l’aspetto attuale di Saint Malo, che fu distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale perché una guarnigione tedesca installatasi nel Forte non voleva arrendersi e gli Alleati bombardarono tutto, ma poi fu completamente ricostruita secondo gli progetti originali, addirittura numerando le pietre cadute e rimettendole al posto giusto. Per questo Saint Malo appare ancora così splendida e antica.

Con l’alta marea, invece, l’acqua la circonda completamente, solcata da traghetti, navi da crociera, barche a vela, canoe.

Il mare ha reso Saint Malo un borgo prospero. Pescatori, corsari, esploratori sono partiti da qui per poi ritornare carichi di ricchezza. Gli abitanti della città hanno sempre avuto nel dna lo spirito di avventura.

Nel VI secolo il monaco gallese MacLow arrivò per evangelizzare il popolo che viveva nei dintorni: divenne il primo vescovo, volle essere sepolto sull’isola che prese appunto il suo nome. Soltanto però nel XII secolo venne abitata: il vescovo di allora volle creare una fortificazione per difendersi e creò una zona franca, dove vennero a vivere ricercati della giustizia.

Risale a quei tempi lo stemma della città: due cani. La notte si lasciavano liberi alcuni mastini feroci per azzannare chiunque si trovasse sul territorio, ma la leggenda vuole che un giovane, innamorato di una ragazza di un paese vicino, arrivò a casa quando i cani erano già in circolazione e venne azzannato. Da allora i guardiani cambiarono.

Tanto a difendere Saint Malo, soprattutto dalle incursioni degli inglesi, ci pensavano i possenti bastioni.
Isolata e facile da difendere, Saint Malo sviluppò una orgogliosa indipendenza che la Storia aiutò ad aumentare. La Bretagna per secoli è stata un ducato a se stante, divenne francese solo a fine del Quattrocento quando l’erede Anna sposò il re Carlo VIII.

La duchessa, due volte regina di Francia, perché dopo la morte di Carlo divenne moglie di Luigi XII, è ancora molto amata in Bretagna, nonostante fece costruire a Saint Malo una torre per controllare gli abitanti che non volevano pagare le tasse e allo stesso tempo chi si avvicinava.

Oggi, il castello dei duchi è diventato il municipio e ospita un museo sulla storia della città, mentre sulla cima sventola ancora la bandiera bretone. Saint Malo fu persino una repubblica durante gli anni delle guerre di religione e solamente quando Enrico IV abbandonò il protestantesimo per il cattolicesimo e il trono di Francia, tornò nel regno.

Uno spirito indomito che viene raffigurato al meglio con i corsari, quei marinai che con il permesso del re andavano a catturare i vascelli nemici e li depredavano di ogni ricchezza, portandole in città.

Due di loro sono ancora ricordati alla grande: uno, Robert Surcouf, detto la Tigre, che si spinse fino in Africa,
è omaggiato con una statua sui bastioni, ritratto con un dito puntato contro gli odiati inglesi; l’altro, René Duguay-Trouin, dopo una vita piena di scorrerie e la conquista di Rio de Janeiro, riposa in una tomba nella cattedrale di St Vincent, in centro a Saint Malo, con vetrate moderne e splendidi capitoli del XII secolo.

Il mare, oltre alle ricchezze predate dai corsari, ha portato anche altri benefici economici alla città: i pescatori di qui erano famosi per spingersi fino a Terranova per i merluzzi.

Prima di partire, davano sontuose feste nei vicoli vicini alla mura, dove sorgevano case da gioco e locali dalla dubbia reputazione, mentre i familiari facevano voti in chiesa a forma di nave per sperare
che ritornassero sani e salvi.

Ovviamente in un luogo rischiarato da quest’aria di indipendenza e di avventura, non potevano mancare gli esploratori. Come Jacques Cartier, che nel 1534 venne incaricato da Francesco I di trovare ricchezze e una via occidentale per l’Asia: scoprì l’isola di Terranova, il fiume San Lorenzo e la zona che adesso è il Quebec.

Così si spiega il forte legame tra la regione francofona del Canada e Saint Malo, dove c’è un piccolo museo che racconta i loro rapporti stretti. Senza dimenticare che ogni quattro anni nelle acque davanti alla città si chiude la regata partita dal San Lorenzo.

Un altro appuntamento importante, oltre ai tanti eventi culturali, dai festival di letteratura a quelli musicali e teatrali, che si svolgono durante l’estate, è la Route du Rhum, ovvero la regata che parte dalle Antille.

Un modo diverso rispetto ai corsari, quello di attraversare l’Atlantico, che sembra voler mantenere
vivo lo spirito avventuriero di Saint Malo.

Info: https://it.france.fr/it/

Foto di Sonia Anselmo, Sax Di Drego e Pixabay

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