Saint Emilion, ritorno al Medioevo immerso nei vigneti

La fine dell’autunno incendia di giallo e rosso le foglie di vite, qualche grappolo scuro è sfuggito alla vendemmia, il panorama idilliaco è un susseguirsi di filari perfettamente allineati e in mezzo spicca la guglia di Saint Emilion, come muta sentinella. Un po’ come quando la torre du Roy dell’ex castello era un faro guida per pellegrini del Cammino di Santiago che nel Medioevo passavano da qui.

Oggi Saint Emilion è uno scrigno di tesori, un borgo meraviglioso immerso in un mare di vigneti, nella zona del vino intorno a Bordeaux. A poca distanza dalla città, una cinquantina di chilometri, si raggiunge facilmente con le gite organizzate di un giorno dall’ufficio del turismo bordolese che fanno tappa anche a qualche chateau, ovvero le aziende vinicole, per le degustazioni e per ammirare da vicino il procedimento.

Molte sono le cantine visitabili, tutte diverse, chi è una grande azienda, chi è una piccola impresa familiare, ma
tutti usano metodi ecologici, niente diserbanti e pesticidi, ma insetti, farfalle e cavalli per arare, e sono accomunati dalla passione nel lavoro e nella dedizione alla vite.

Tra i più rinomati, Chateau du Ferrand ha una storia particolare che si lega al borgo di Saint Emilion, essendo
uno dei più antichi sul territorio. In oltre trecento anni di attività è appartenuto a solo due famiglie, la prima quella di Elie de Bétoulaud, che la lasciò al suo discendente, il Marchese de Mons, ma il suo ospite, il Barone Bich, fondatore dell’azienda produttrice della famosa Bic, si innamorò della tenuta e volle comprarla, facendo anche diverse trasformazioni funzionali nel Novecento.

Adesso se ne occupano la signora Pauline Bich Chandon-Moët e il marito Philippe Chandon-Moët e la vigna si estende su una superficie di oltre quaranta ettari, di cui 75% a merlot, per il 15% a cabernet franc e per il restante 10% a cabernet sauvignon, tutti di coltivazione biologica.

Chateau du Ferrand ha come filosofia quella di offrire al proprio cliente sempre la massima qualità: per questo una volta vendemmiato, il processo per la vinificazione è lungo e dettagliato e viene seguito attentamente in ogni dettaglio dal competente staff. La visita allo chateau offre la splendida opportunità di entrare nella cantina con le botti rigorosamente di quercia francese, oltre alla degustazione dei vini sotto i preziosi insegnamenti di attenti sommelier. (http://www.chateaudeferrand.com/)

Inoltre, da Cahteau du Ferrand si gode un panorama sulla valle della Dordogna e sulle storiche cave di Ferrand, conosciuta per aver fornito le pietre calcaree per tutte le grandi costruzioni dei tempi di Luigi XIV.

Ovviamente nei dintorni di Saint Emilion si possono fare degustazioni e visiti guidate in molte altre aziende e quasi perdersi nei vigneti di denominazione protetta come Pomerol, Sauternes, Margaux, e Saint-Emilion ovviamente.

Sono gli itinerari del vino, qui è una tradizione millenaria, furono i Romani i primi a capire che questa terra
tra i fiumi Garonna e  Dordogna, dal suolo calcareo, dal clima e dall’acqua giusti, potesse essere fertile per la vite, facendo la fortuna della zona.

Nel Medioevo, poi, il momento di massima gloria dovuto anche al fatto che l’Aquitania era sotto la corona dei Plantageti, essendo portata in dote da Eleonora al re Enrico II: non dovendo pagare le tasse ai re francesi, Bordeaux divenne un feudo ricco, che esportava direttamente in Inghilterra, mentre la fama dei vini della zona si diffuse ovunque. Erano i monaci a coltivare la terra e Saint Emilion crebbe di edifici, soprattutto sacri.

Curiosa è infatti l’origine del borgo, oggi un vero museo a cielo aperto. Tutto è dovuto Emilion, segretario del Duca di Bretagna, che rubava nelle cucine dei nobili per dare ai poveri, un Robin Hood del VII secolo: un giorno venne fermato con la refurtiva in tasca, pregò il Signore di non venir scoperto e miracolosamente il pane derubato si trasformò in sassi, così le guardie lo lasciarono andare: si gridò subito al miracolo e il povero Emilion, tartassato da questuanti, dovette scappare per una serie di cunicoli naturali che lo portarono proprio sulla
collina vicino a Bordeaux. Da allora divenne monaco e si sistemò in una grotta per vivere come eremita.

Alla sua morte, i monaci benedettini che lo seguirono fondarono il villaggio e crearono una cappella a lui dedicata. La fama dei miracoli compiuti da Saint Emilion si diffuse ovunque, al punto che il paese si ingrandì sempre di più di case nell’anfiteatro naturale offerto dal luogo, arrivano altri ordini monastici che fondarono nuovi conventi e il fatto di essere sul Cammino per Santiago di Compostela portò altri benefici economici, arrivando ad avere nel Medioevo ben 12 mila abitanti.

Da allora fu costruita la Collégiale Saint Emilion: le statue esterne sono state decapitate durante la Rivoluzione
francese, l’interno è romanico con un’unica navata, con una scultura di San Valéry, santo locale e protettore degli enologi, e da qui si arriva al vasto chiostro.

Dal portone principale si esce in una spianata panoramica sui vigneti, sulla torre di difesa e soprattutto su tutto
il borgo. Guardando bene, proprio sotto il muro protettivo, appare l’entrata di un’altra chiesa: è quella monolitica, il vero gioiello di Saint Emilion, Patrimonio dell’Unesco, in unico blocco di roccia, praticamente dove c’era l’eremo del santo.

Nel 1106 il signorotto locale, di ritorno dalla prima crociata dopo aver visto le chiese nella roccia della Cappadocia, volle costruirne una qui per assicurarsi il paradiso. Ci vollero cinquant’anni di lavoro e generazioni di monaci per estrarre le pietre, poi usate per edificare il villaggio, e scavare la grande chiesa, soggetta all’erosione del suolo e al peso del campanile costruito su di essa secoli dopo.

Entrare nelle tre spoglie navate è un’emozione: sul soffitto due angeli incisi nella roccia nel XII secolo, in fondo San Giorgio e il Drago, intorno ai pilastri i graffiti dei vandali dell’Ottocento. E’ come catapultarsi nel Medioevo, assistere a storie di cavalieri, monaci e santi.

Tutti intorno le gallerie sotterranee di Saint Emillion, si dice siano quasi duecento chilometri di incroci e tunnel, un tempo catacombe, oggi adatte a conservare le botti.

Uscendo, il borgo merita un giro tra le stradine acciottolate in salita, alla scoperta della altre meraviglie di Saint Emilion, come l’ex convento dei Francescani, senza più il tetto, bruciato durante la Rivoluzione e mai ricostruito, dove nel chiostro Les Cordeliers si degusta il locale vino frizzante, o come la pasticceria storica dove si assaggiano i macaron tipici di Sait Emilion, creati secondo un’antica ricetta del 1620 delle suore Orsoline.

Ovviamente è il vino che qui ha preso il sopravvento su tutto, persino sulle feste tradizionali. Due volte l’anno,
il 15 di giugno e la terza domenica di settembre, la Jurade di Saint-Emilion, una confraternita fondata nel 1199, sale con una processione in abiti d’epoca sulla Torre del castello: da lì prima sentenzia se l’anno offrirà un vino buono o no e poi decreta l’apertura della vendemmia.

Un grande rituale che ogni anno ospita un personaggio: l’ultimo è stato Arnold Schwarzenegger, ambasciatore dei vini di Saint Emilion negli USA, primo mercato di esportazione per molti chateau locali.

Dall’alto della torre si gode un panorama a 360 gradi sui vigneti e la stessa costruzione, che non fu edificata da nessun re, nonostante abbia quell’appellativo, ma dalla stessa confraternita, a sottolineare chi deteneva il potere della città.

La Jurade di Saint Emilion fu fondata nel 1199 da Giovanni Senza Terra, re d’Inghilterra e figlio di Eleonora d’Aquitania, e si occupò sin da subito di gestire l’economia e l’amministrazione del borgo: in cambio di questi diritti, la Corono Inglese poté a lungo godere del privilegio di avere in esclusiva i vini della zona. Oggi
la Jurade ha l’obiettivo di garantire l’autenticità e la qualità dei vini locali, uno dei tesori, insieme al patrimonio architettonico, storico e naturale, di Saint Emilion.

Come arrivare: Air France mette in collegamento le città italiane con Bordeaux, sia con voli diretti, come con Roma tre volte alla settimana, che tramite Parigi. Info www.airfrance.it

Info: www.saint-emilion-tourisme.com/
www.bordeaux-tourisme.com
www.france.fr

In collaborazione con www.france.fr, www.airfrance.it, www.bordeauxsogood.fr, www.bordeaux-tourisme.com

Foto Anne Lanta/Agence Heurisko / www.saint-emilion-tourisme.com/ e Sonia Anselmo

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