Riegersburg, il castello delle streghe

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Simbolo della Termeland Stiriana, Riegersburg troneggia maestoso sulla vallata e oggi sembra fare da sentinella ai campi coltivati ai suoi piedi. Niente più turchi o invasori da fronteggiare, ma soltanto stuoli di turisti e abitanti del posto che spesso e volentieri prendono d’assalto la comoda funicolare o il lungo sentiero tra due muretti che portano in cima. Ci sono tante motivi per visitarlo: il panorama incantevole, le  rievocazioni medievali e le feste in costume che si organizzano, le esibizioni dell’antica arte della falconeria, persino una leggenda che riguarda la cisterna interna al cortile e che dice che se una donna riuscirà ad individuare un ferro di cavallo tra i decori di ferro battuto che la sormontano si sposerà entro l’anno.  Sono tutti metodi efficaci per entrare in un angolo incontaminato dei secoli passati. Si attraversa l’ex fossato, ora un campo con maiali e conigli a fare da guardiani, si passa sull’ex ponte levatoio e oltre l’arco di ingresso si è subito catapultati in un’altra epoca con i selciati, le mura di pietra, la bottega del fabbro, gli stemmi, le nicchie e le statue dell’antico palazzo.  Già nel 1122 un certo Rudiger di Hohenburg costruì qui un castello che durante i secoli diventò sempre più grande, ma la trasformazione si deve alla proprietaria, Freifrau Elisabeth von Galler, conosciuta con il nome di Wechsler o Gallerin, nel Seicento.
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Da allora più o meno la fortezza è rimasta la stessa, durante le guerre contro i turchi offrì rifugio e protezione ai contadini del luogo, e non fu mai conquistata. Dal 1822 Riegersburg appartiene alla famiglia reale Liechtenstein, che negli ultimi anni ha saputo sfruttare la popolarità del castello delle streghe. Infatti, sono stati allestiti tre musei nelle sale visitabili. Il più noto è senz’altro quello dedicato alle donne perseguitate, ai maghi e agli eretici. Si racconta del processo di Feldbach, una località a nove chilometri da qui, dove negli anni tra il 1673 e il 1675 furono accusati 95 donne e uomini di aver causato tempeste e grandinate. Non si sa quanti di loro, compresi bambini, finirono sul rogo e uccisi, di quelli di cui si ha la certezza vengono ricordati i nomi in un tavolo rotondo al centro di una sala, con tanto di frecce che indicano le rotte delle grandinate (un problema della zona, tutt’oggi i meli e gli altri alberi da frutto vengono coperti per evitare che questo fenomeno naturale distrugga il raccolto). Nelle altre sale del museo si scoprono, grazie a manichini, quadri, fotografie e oggetti, la caccia alle streghe, le torture e le punizioni, i rapporti con la religione, le paure, i roghi, l’ansia del Diavolo e persino le erbe usate per gli incantesimi. Tra il 1546 e il 1746 ci furono in Stiria circa 220 processi alle streghe, in cui 800 persone furono accusate e di queste circa due terzi persero la vita. Una delle perseguitate ha lasciato il segno: è la strega dei fiori. Katharina Paldauf fu una di quelle accusate di fare incantesimi e invocare la grandine e soprattutto si dice che d’inverno, tramite un atto di stregoneria, era capace di far sbocciare i fiori. Per questo finì sul rogo. A lei e alla sua leggenda sono dedicate alcune sale del secondo museo del castello, che spiega nel dettaglio la storia della fortezza e soprattutto della sua proprietaria, la Gallerin. Donna dal carattere forte e dall’aspetto non certo da Miss, ebbe tre mariti, di due rimase vedova, e dal terzo, di trent’anni più giovane, si separò perchè la faceva impazzire con la sua stupidità e superficialità. Trasformò il palazzo in fortezza inespugnabile, ebbe lunghi conflitti 
con il parroco del borgo e con la Chiesa. E viene subito da pensare se non fu per questo motivo, essendosi messa contro il potere religioso locale, che i suoi “sudditi”, compresa la sua fedele servitrice Katharina, furono processati per stregoneria.
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Comunque sia, oggi l’allestimento nelle sale del castello è molto particolareggiato e originale, a volte sorprendente come con i due video dove la Gallerin e il parroco si scambiano le accuse reciproche e con un pizzico di ironia tipica di questa terra. Come nell’ampia sala dei cavalieri, dove è riprodotto un banchetto che rimase negli annali del luogo. Come riporta un’iscrizione originale dell’epoca sul vetro di una finestra, qui dal 6 al 26 aprile del 1635 gli invitati cominciarono a bere e mangiare senza sosta, ubriacandosi e divertendosi. La scena può riportare alla mente altre storie di gozzoviglia più recenti e il tocco stiriano sta nel manichino fuori dal balcone che si sporge per vomitare anche l’anima dopo aver così tanto festeggiato. Altro accenno di ironia è il turco che sembra salutare i visitatori dalle mura del castello, quasi come se non essendo riuscito ad espugnarlo sia rimasto con un palmo di naso e ora gli tocca vedere i turisti che arrivano senza problemi. Ma prima di ritornare a valle, c’è da visitare l’ultimo museo, quello dedicato alle armi, con la collezione di armature, spade, sciabole, armi bianche, armi da fuoco di ogni genere, dove si viene accolti da un cavaliere a cavallo dotato di lancia, quasi fosse l’eroe delle favole, colui che uccide i draghi e soccorre le fanciulle. Di certo, non servì a salvare le donne accusate di stregoneria, che oggi forniscono la fama a Riegersburg.
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Foto di Sonia Anselmo e Harlad Wohnhas
In collaborazione con www.thermenland.at

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