Pécs, originalità, art nouveau e sole in Ungheria

La cupola verde della moschea trasformata in chiesa domina la grande piazza Szechenyi Ter con la fontana a gradoni, la statua equestre, la colonna della peste, i palazzi barocchi e art nouveau intorno. Pécs è una città eclettica e piena di curiosità, che ci tiene a dimostrare di essere senza confini.

La piazza, cuore di Pécs, è la dimostrazione di questa versatilità. Mentre i bambini giocano con la fontana moderna con gli spruzzi intermittenti davanti al municipio, gli abitanti si godono
le panchine o si avviano indaffarati nelle vie dello shopping, come Király utca, poco lontano.

Dall’alto del suo cavallo in bronzo János Hunyadi, condottiero e politico quattrocentesco, padre del famoso re di Ungheria Mattia Corvino, sembra osservare il via vai di visitatori che restano meravigliati da questo spazio, vasto e intenso allo stesso tempo, dall’atmosfera mediterranea e
mittleeuropea insieme, ricco di dettagli da ammirare. Uno scorcio perfetto da fotografare, ma anche base di partenza per scoprire Pécs e la sua unicità.

Una città originale, che sembra volersi distinguere in ogni modo. Persino nei lucchetti che di solito arredano ponti e cancellate come segnali d’amore: qui, no. Almeno all’inizio erano gli studenti a sigillarli sulle grate intorno all’Università, la più antica d’Ungheria, risalente al Trecento, usando i lucchetti degli armadietti dopo aver finito gli studi. Un gesto di liberazione
al quale poi è subentrata la consueta simbologia d’amore. I lucchetti più vecchi, sotto i nuovi degli innamorati, nelle inferriate intorno al parco alle spalle della piazza, infatti portano i numeri degli armadietti studenteschi.

Un dettaglio che rende Pécs intrigante, come anche la stravagante fontana in un angolo: il pozzo Zsolnay è decorato con teste di animali con le porcellane iridescenti tipiche e fu voluto dall’erede della fabbrica Zsolnay in onore del fondatore.

Le maioliche, dal colore dovuto a una lavorazione particolare che permette la resistenza agli agenti atmosferici, sono state le preferite degli artisti dello Jugendstil, sono un’eccellenza ungherese, simbolo dell’antica arte della ceramica, e si possono vedere usate in chiese e palazzi, spesso sui tetti, come il Parlamento e la Chiesa di Mattia a Budapest, oltre in vari oggetti art nouveau.

Zsonlnay, con la sua azienda aperta nel 1853, ha portato lustro a Pécs e oggi si può visitare l’ex quartiere generale della fabbrica, con museo, scuola professionale, laboratori, negozi artigianali di ogni genere. Un vero e proprio polo artistico che ha attirato sulla città anche il riconoscimento come Capitale Europea della cultura nel 2010.

La curiosità più importante di Pécs, quella che sottolinea la sua unicità, è però la moschea di Kászim Gázi Pash. L’edificio sacro che domina la piazza con la sua cupola verde fu costruito durante la dominazione ottomana nel 1543-1546 con le pietre della vecchia chiesa gotica di San Bartolomeo, insieme ad un bagno pubblico, un bazar e altri luoghi di culto. Verso la fine del XVII secolo, quando Pécs venne liberata dall’occupazione turca, venne trasformata in chiesa cattolica.

Ma sulla cupola coesistono la croce cristiana e la mezzaluna musulmana e nel vasto interno le due fedi convivono in armonia nei decori: le mura attorno alle finestre turche sono decorate da dipinti a tema cattolico dell’artista locale Ernő Gebauer, la nicchia scavata nella parete sudorientale si trova in direzione della Mecca proprio sotto un crocifisso, nel muro sud occidentale sono incisi i versi del Corano, le acquasantiere accanto alle sacrestie sono parte degli ex bagni pubblici.
Un mix decisamente originale che rende Pécs davvero una città senza confini, visto che nell’edificio si tengono tuttora le cerimonie di entrambe le religioni.

Nel passato Pécs è stata un crocevia di popoli e influenze: circondata da vigneti e campi fertili, dotata di un clima eccezionale con molto sole durante tutto l’anno, a una quarantina di minuti di strada da Mohács, dove c’è l’attracco del Danubio, tra le città più antiche d’Ungheria, già abitata dai Celti, con i Romani divenne capitale della Pannonia Valeria e un centro cristiano di primaria importanza. A testimoniarlo un cimitero risalente al IV secolo con diverse cappelle e le fondamenta della cattedrale, che però ha subito diverse trasformazioni.

Sulla basilica paleocristiana, distrutta da un incendio del 1064, venne costruita l’attuale romanica, in seguito ampliata più volte, a cui furono aggiunte le quattro torri caratteristiche che arrivano a 60 metri di altezza. Dopo la decadenza del periodo ottomano, venne recuperata e ricostruita definitivamente solo nell’Ottocento.

Anche all’interno la basilica di Santi Pietro e Paolo è imponente, con i ritratti dei Santi ungheresi sul soffitto, quattro cappelle, i decori dorati. All’esterno sono conservate enormi statue degli apostoli, un tempo sulla facciata.

La basilica fa parte di un complesso con il palazzo vescovile, il Lapidario romano, altre strutture, la biblioteca universitaria di Pécs, la più antica d’Ungheria con di 600.000 volumi,
tra cui codici preziosi e libri rari, e i giardini Barbakan.

Dai giardini, tra angoli fioriti, fontanelle e sculture, si ritorna nella piazza, magari stando attenti ai dettagli come la statua di Franz Liszt in versione rock che spunta da un balcone del palazzo vescovile (messa lì per commemorare quando il musicista venne a Pécs ospite
del vescovo nel 1846), ai decori del palazzo Megyeháza, con le ceramiche Zsnoly, ai palazzi art nouveau e al teatro nazionale sulla vivace via Király utca, quella dei negozi e dei locali. Qui non mancano le cantine e i caffè dove degustare il vino locale e brindare all’originalità di Pècs.

Info:
www.visithungary.com

Foto di Sonia Anselmo, dreamstime.com

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