Màlaga tra cultura e mare

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Usciti dal palazzo, dopo un’occhiata al Teatro Romano, ci si trova subito a contatto con il centro storico: viuzze, piccole e antiche, ma anche ampi viali pedonali dove lo shopping regna, come in Calle Marqué de Larios, il salotto buono. Un salto alla Cattedrale dell’Encarnaciòn è d’obbligo. Qui la chiamano La manquita, la monca, perchè la torre campanaria meridionale non venne mai portata a termine. Iniziata nel XVI secolo nel luogo dove prima sorgeva una moschea per volere dei Re cattolici, è un mix di stili, dal gotico al rinascimentale e al puro barocco settecentesco. All’interno si fa ammirare un coro ligneo finemente intagliato e alcune cappelle. Dalla Cattedrale, in pieno centro, è facile perdersi per Màlaga. Ovunque si vedono piante e fiori: nei grandi vasi sui marciapiedi, sui terrazzi delle case, nei meravigliosi giardini che si  aprono alla vista quando uno meno se l’aspetta. Colori accesi di bouganville, oleandri e hibiscus, e profumi di arance e limoni che inebriano l’aria salmastra e rendono questa parte della Spagna molto suggestiva, con gli arcaici richiami alla cultura araba. Màlaga, fondata dai Fenici, popolo di viaggiatori instancabili, è stata una delle perle fiorenti durante la dominazione araba. Nei secoli si è affermata grazie al suo porto e ai traffici: soprattutto durante l’epoca vittoriana, quando gli inglesi, grandi bevitori del vino dolce del luogo, il Màlaga appunto, chiedevano di importarne sempre più scorte. Poi è arrivato il grande turismo di massa, legato alla vicina Costa del Sol, e negli ultimi anni la città sta vivendo un enorme fermento culturale, tanto che si è candidata ad essere Capitale Europea della Cultura per il 2016. Il merito di questo attivismo intellettuale e artistico è di Pablo Picasso, figlio di questa città. Nel quartiere che nel Medioevo ospitava gli ebrei, nel cinquecentesco Palacio de Buenavista oggi c’è il famoso Museo dedicato al grande pittore: espone circa duecento sue opere, tra quadri, disegni, incisioni, sculture e ceramiche che toccano ogni momento della vita artistica. Inoltre, nelle sale vengono ospitate esibizioni temporanee sempre molto importanti: fino al 29 settembre 2013 c’è una mostra fotografica dell’attore, regista e collezionista d’arte Dennis Hopper, mentre fino al 9 giugno un’altra mostra porta a scoprire l’infanzia di Picasso. Ovviamente al suo cittadino più illustre Màlaga dedica pure un centro sull’arte comtemporanea nelle sale della casa natale del pittore. Ma la città possiede anche un moderno Centro di Arte Contemporanea, costruito sulla sede dell’antico mercato, che ospita una collezione permanente di 400 opere oltre a proiezioni cinematografiche, congressi e conferenze. Il cinema è radicato anche nel tradizionale festival che si svolge in primavera ogni anno. Non mancano, poi,  le tradizionali feste folkoloristiche andaluse, prima tra tutte quelle legate alla Settimana Santa e la Feria, la più grandiosa fiera estiva dell’Andalusia con nove giorni di spettacoli equestri, danze e musiche nel cetro della città ad agosto. L’estate si animano anche le spiagge di Màlaga, Playa de la Malagueta, a due passi dal centro e con molti locali da ristoro e divertimento, Playa de Pedregaleyo e Playa del Palo, frequentatissime. Tutte di sabbia, sono un assaggio della Costa del Sol, l’amata riviera che inizia proprio qui e finisce a Gibilterra. Chilometri e chilometri di  litorale, purtroppo distrutto da palazzi e costruzioni che oscurano la visuale: un oneroso pegno pagato alla natura in nome del turismo di massa, soprattutto quello nordeuropeo e in particolare inglese, che affolla questi lidi in tutte le stagioni. Una fila infinita di case di ogni genere intervallate da antichi paesini, trasformati oggi in centri balneari e del divertimento ad ogni costo. Torremolinas, Fuengirola o Marbella hanno perso il loro fascino arabo per diventare giungle di grattacieli, di parchi tematici e discoteche, dove il mare è coperto dal cemento e passeggiare sulle rive diventa un slalom tra hotel. Anche Marbella, nonostante un castello e le mura risalenti alla dominazione musulmana e un centro con piccole casette bianche, fa venir voglia di scappare da questo affronto alle bellezze naturali. Meglio riparsi sui monti andalusi alle sue spalle, con i piccoli paesini dall’incanto eterno, oppure tornare a Màlaga, briosa e rasserenante.
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Foto di www.spain.info

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