Le Puy En Velay, camminando nella storia in Auvergne

La statua della Madonna su uno sperone di roccia sembra salutare i pellegrini e i
visitatori. Dall’altro lato il santuario dedicato a San Michele amplifica l’aurea
spirituale e mistica che avvolge Le Puy En Velay.

Un borgo singolare, sul fiume Velay, circondato da una natura incontaminata, nell’Auvergne, terra di vulcani, formaggi e tradizioni nel centro della Francia, a due ore d’auto da Clermont Ferrand e da Lione.

Le Puy En Velay è un concentrato stimolante di curiosità. Basta già la sua
posizione, appollaiato quasi in bilico su spuntoni che fuoriescono dal cratere spento di un vulcano, nel Massiccio Francese, a calamitare l’attenzione.

In più questo è un territorio ricco di contrasti e di energia naturale, che ha
attirato i popoli sin dalla preistoria trasformandolo in centro sacro già prima del Cristianesimo: a testimonianza rimane il dolmen, una pietra nera di origine vulcanica, posta sul monte Anis, venerato da tempo immemore, inserito dai Romani in un tempio e oggi all’interno della preziosa cattedrale di Notre Dame
de Puy, iscritta al Patrimonio mondiale dell’Unesco.

La notte, poi, quando le luci soffuse illuminano Le Puy, rende ancora più vivido questo senso di storia intriso a misticismo e spiritualità. Sembra quasi di poter incontrare tra le sue stradine un cavaliere templare, un monaco medievale
o un antico pellegrino in partenza per il Cammino di Santiago.

Essere uno dei punti di partenza in Francia per l’itinerario rende ancora oggi Le Puy En Velay un borgo ricco di fede, tra i più antichi di devozione alla Madonna. Il primo pellegrinaggio partito da qui risale all’950 quando il vescovo Gothescalk, accompagnato da un grande seguito di fedeli, intraprese il cammino verso Santiago di Compostela, per raggiungere la tomba dell’apostolo Giacomo, affidandosi alla protezione della Vergine di Notre Dame du Puy. Ancora oggi il tratto francese inizia proprio dalla cattedrale, tappa obbligata nella visita al borgo.

Edificata una prima volta nel V secolo, sul Monte Anis, uno dei tre spuntoni del vulcano spento, intorno appunto al dolmen considerato sacro, fu ricostruita alla fine del XII secolo in stile romanico ed è uno spettacolare esempio di architettura: il coro appoggia direttamente sulla roccia e le quattro campate supplementari, fatte per ampliarla e accogliere più pellegrini, furono costruite sul vuoto per ricuperare un dislivello di 17 metri, con pilastri enormi sopportano le alte arcate.

La cattedrale di Le Puy en Velay è legata ad un’antica leggenda. Si narra
che in epoca gallo romanica, intorno al 47 d.C., una matrona di nome Vila si
sdraiò sulla pietra sacra e si addormentò: in sogno le apparve la Vergine Maria che le comunicò di voler consacrare a se stessa il luogo.

Una volta sveglia, la matrona andò a riferire le volontà al vescovo che si lasciò convincere e andò sul monte: qui, nonostante fosse luglio, lo trovò innevato e con un cervo che fece un miracolo, guarì il religioso da una febbre che lo aveva da tempo. Dopo, l’animale tracciò con le corna la pianta della chiesa che la Madonna aveva chiesto di costruire. Per secoli non si realizzò nulla, soltanto quando ci fu un’altra apparizione, nel 430, venne edificata la prima cattedrale.

Da allora, cominciarono i pellegrinaggi cristiani, succedendo alle cerimonie pagane e druidiche che si svolgevano sul Monte Anis, e la cattedrale di Le Puy en Velay divenne, insieme a quella di Chartres, il santuario mariano più antico della Gallia cristiana, oltre a trasformarsi in un centro importante per la partenza per le crociate e protettorato dei cavalieri Templari.

La pietra sacra, detta delle febbri o delle apparizioni, è custodita all’interno della cattedrale ed è oggetto di venerazione dei pellegrini, che spesso si sdraiano su di essa per riceverne gli influssi positivi.

Per arrivare al centro della chiesa, i visitatori devono affrontare
una scalinata, detta in dialetto locale “nombril”, il ventre, perché l’effetto che si ha è quello di venir avvolti nel ventre materno.

Da ammirare, tra le tante preziose reliquie e affreschi, è la statua della Vergine Nera: risale al XVII secolo, proviene dall’antica cappella di San Maurizio del Rifugio e fu portata qui nel 1856 nel giorno dell’anniversario della distruzione, durante la Rivoluzione Francese, della precedente statua, che si dice fu offerta da Luigi IX, il re Santo, al rientro della settima crociata.

Le Puy en Velay è legata alla Madonna anche con l’altro spuntone di roccia che
emerge dal borgo. Qui sulla cima, dal 1860, svetta un’imponente statua dedicata
alla Vergine: realizzata in segno di gratitudine per la vittoria dell’assedio
di Sebastopoli durante la guerra di Crimea dal generale Pélissier, è stata
costruita con la ghisa estratta da alcuni cannoni presi al nemico ed è dedicata
a Notre-Dame de France. Alta complessivamente più di 22 metri, domina
il panorama e di fronte si trova un altro centro religioso importante.

Sul terzo spuntone elevato di Le Puy en Velay, infatti, sorge la cappella
di San Michele d’Aiguilhe (l’ago, come è detto il più piccolo dei tre pinnacoli).
Anch’esso ha una storia antichissima, fu costruito come eremo intorno al 960
e fu voluto dal vescovo Gothescalk, quello del primo pellegrinaggio a Santiago,
proprio per ringraziare l’Arcangelo al rientro dal cammino.

L’unico modo per visitare il santuario è inerpicarsi per 268 gradini, dentro però
si viene ricompensati da tanta fatica dalle colonne interne, dai decori e dai preziosi oggetti conservati, tra i quali un reliquario del X secolo.

Anche il borgo in se stesso ha moltissime attrazioni, dai palazzi medievali
e rinascimentali ad altre antiche cappelle e chiese, fino alle piazze dove
si svolgono da secoli i mercati dei prodotti locali come i formaggi, le lenticchie verdi e il liquore di verbena.

Le Puy en Velay si visita comodamente a piedi e senza fretta per ammirare
i dettagli delle costruzioni. Inoltre da Rue Chènebouterie, per viuzze
scoscese e pittoresche, comincia il percorso del pellegrinaggio della Madonna nera di Le Puy-en Velay che termina in cima al Mont Anis.

Un pellegrinaggio che esiste da quindici secoli e che oggi è il punto di partenza
per una delle manifestazioni più importanti del borgo, la processione con le fiaccole della sera del 14 agosto.

Un’altra tradizione famosa è la festa del Roi de l’oiseau, il re dell’uccello: un’usanza risalente al Cinquecento che consisteva nel cercare di colpire un uccello di pezza, chiamato in dialetto occitano Papegai, pappagallo, con un colpo archibugio, chi fosse riuscito nell’intento sarebbe stato nominato re per tutto l’anno. Ancora oggi, nel terzo weekend di settembre, tutta Le Puy en Velay ritorna al Rinascimento, con sfilate, costumi e rievocazione (info www.roideloiseau.com).
Una consuetudine che aggiunge fascino ad un borgo già magico e speciale di suo.

Info: www.lepuyenvelay-tourisme.fr
www.auvergnerhonealpes-tourisme.com
www.france.fr

Foto Office de Tourisme de Le Puy En Velay, Luc Olivier/office de tourisme, dreamstime.com

Si ringrazia l’ufficio del turismo di Le Puy En Velay per la gentile concessione
di otto foto a corredo dell’articolo

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