La Valletta, baluardo dei cavalieri a Malta

La Valletta – Guerriera e pacifica. Sospesa tra Medio Oriente e Occidente, tra Europa e mondo arabo. Le strade accecate dal sole e i muri dei palazzi de La Valletta sembrano raccontare vecchie storie di cavalieri e ordini combattenti, di religiosi battaglieri, di santi ed eroi, di artisti e corsari in fuga, di inevitabili incroci culturali, linguistici, architettonici e gastronomici.

Il Forte di Sant’Elmo appare ancora come un ultimo baluardo, mentre le barche da pesca ciondolano sulle acque del porto, i bar con i tavolini all’aperto si affollano di gente, i gatti si cibano nelle ciotole sistemate per loro nelle piazze, le chiese diventano oasi di silenzio e immutabilità. E una guardia si avvicina al grosso cannone, aspetta l’orario giusto, le 12, e via… si spara a salve.

Il rito, amato dai visitatori de La Valletta, ricorda anche il passato glorioso e valoroso della capitale di Malta, isola fortezza. Celebra soprattutto un colpo che partì il 18 maggio 1565 per annunciare l’arrivo di circa duecento vascelli turchi: da quel momento iniziò il Grande Assedio, i Cavalieri del Sovrano Militare Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, guidati dal coraggioso Gran Maestro Jean Parisot de La Valette, resistettero con tenacia per quattro mesi all’attacco che gli ottomani sferrarono a Malta, intenzionati a conquistare dapprima l’isola e poi l’Italia.

Una difesa eroica, portata avanti a discapito dell’enorme inferiorità numerica: l‘imponente flotta turca trasportava 48000 uomini contro poco più di 6000 tra Cavalieri e Maltesi. Nonostante l’età avanzata, La Valette, che aveva già 71 anni, facendo fede ai suoi voti, diede ordine di resistere ad oltranza, riuscendo nell’intento fino a che non arrivò una flotta di soccorso a sostegno dei coraggiosi maltesi.

A seguito dell’incredibile successo il Papa, ben cosciente che se i turchi avessero conquistato Malta sarebbero giunti fino a Roma, volle elevare il Gran Maestro al titolo di cardinale, ma La Valette rifiutò per poter continuare il suo impegno di guerriero, accettando però il dono del Re di Spagna Filippo II: una preziosa spada recante la significativa incisione ‘Plus Quam Valor Valet La Valette”.

In seguito all’impresa si diede il via ad una serie di opere di ricostruzione dei forti danneggiati e delle mura che avevano subito l’assedio. E, solo nel 1571, ad opere ultimate, la nuova città che ne sorse fu battezzata Valletta proprio col nome del Gran Maestro, che intanto era già morto nel 1568, ironia della sorte, per colpa di un’insolazione mentre dirigeva i lavori.

Molti dei monumenti di Valletta oggi sono legati a questi grandi eventi: la Co-Cattedrale di San Giovanni dove è sepolto, tra gli altri, il Gran Maestro La Valette, il Forte di Sant’Elmo da cui i Cavalieri difesero l’isola, il porto monumentale che venne duramente sottoposto all’assedio. Ma è camminando anche per le strade del vecchio centro che si respira ancora quell’aura guerriera e indomita della città fortezza.

Costruita sulle aspre rocce della penisola di Mount Sceberras, monte che si erge a picco sulle due insenature di Marsamxett e Grand Harbour, La Valletta fu completata, con i suoi imponenti bastioni, le fortezze e la cattedrale, in un arco di tempo straordinariamente breve, ovvero in 15 anni.

Da allora è la città moderna costruita dai Cavalieri di San Giovanni, un capolavoro barocco, una città patrimonio culturale dell’umanità con un centro di grande valore storico.
Le strade strette disposte a griglia ospitano alcuni dei più grandi capolavori artistici europei, tra cui antiche chiese e splendidi palazzi, mentre le vie secondarie rivelano angoli caratteristici, stemmi araldici sulle mura, piccoli negozi particolari, statue votive, fontane e nicchie. Tutta da scoprire e a piedi, notando sempre più il contrasto tra l’architettura contemporanea e la magnificenza degli imponenti palazzi storici.

E’ proprio lì che vive ancora l’epopea dei Cavalieri di Malta, una sottile e invisibile presenza che accompagna i visitatori ovunque. L’inevitabile tappa è il Forte di Sant’Elmo, principale teatro dell’assedio, una volta ricostruito ebbe le stesse funzioni fino alla Seconda Guerra Mondiale, in tempo di pace è diventato sede del rinnovato Museo della Guerra, giusto per non dimenticare.

Seguendo le orme dei cavalieri, si può ammirare il Palazzo dei Gran Maestri, con il suo bel cortile. Oggi è sede dell’Ufficio del Presidente e Camera dei Deputati, ma per il pubblico sono aperte le Sale di Stato e l’Armeria. Meta privilegiata è invece la Co-cattedrale di San Giovanni: gemma dell’arte barocca, baluardo della religione cattolica, era un luogo sacro per i Cavalieri.

Molti figli di famiglie nobili europee di quei secoli sono sepolti qui, sotto le intricate pietre tombali incastonate nel marmo a formare un pavimento estremamente lavorato, così come gli affreschi elaborati da Mattia Preti raccontano storie sacre. Nel silenzioso Oratorio si trovano i capolavori che Caravaggio dipinse quando si rifugiò sull’isola, accolto dai Cavalieri e insignito del titolo. Il “San Girolamo” e soprattutto la “Decollazione di San Giovanni”, il più grande dipinto mai realizzato dal pittore e che porta anche la sua firma, “F(rà) Michelangelo”, lasciano senza fiato. Nella cattedrale anche le tombe di tutti i Gran Maestri: Valette dorme eterno e indisturbato il suo sonno da guerriero, mentre la sua città si arma di vitalità e splendore.

Info: www.visitmalta.com

Foto di Sonia Anselmo e www.visitmalta.com

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