Iona e Staffa, pace dell’anima, fede e natura in Scozia

La sensazione di pace è inebriante, mentre lo sguardo si perde nel verde dei prati e il blu delle onde. Iona e Staffa sono luoghi mistici, dove la natura fa sentire più vicini a qualcosa di spirituale.

Non per niente le due isole delle Ebridi Interne, in Scozia, furono scelte dai monaci come posti di preghiera, lontano da tutto e tutti.

Ancora oggi, emanano questo fascino, un’energia particolare e un profondo senso di serenità interiore.
Mentre le pecore e le mucche delle Highlands brucano l’erba, il vento porta il richiamo di qualche uccello che nidifica tra le scogliere e il suono lontano di qualche campana.

Soprattutto affacciandosi dalle alte e ripide rocce vulcaniche, nere lucide, di Staffa, la più piccola delle due isole, la prima che si raggiunge con le escursioni e i traghetti da Mull o da Oban, sulla costa scozzese.

Staffa può sembrare il paradiso terrestre se si cerca la pace e il silenzio. Sedersi sull’erba
verdissima e ammirare il panorama è qualcosa di tranquillizzante, un potere unico di ricaricarsi,
di placare la mente e respirare liberamente, rimanendo avvinghiati ad una sensazione mistica.

Totalmente disabitata, tranne per le colonie di uccelli marini, in particolare le pulcinelle di mare, rimane selvaggia e indomita, un po’ come la Scozia stessa, e fa parte del National Nature Reserve del National Trust for Scotland.

Sarebbe pure fuori dagli itinerari turistici se non fosse per la grotta di Fingal, una struttura di basalto caratterizzata da migliaia di pilastri naturali di lava solidificata: l’isola prende il nome da essi, staffa è una parola scandinava che si traduce appunto con colonna.

Risalenti alla stessa epoca del Giant’s Causeway in Irlanda, sono il risultato di una colata
lavica di 60 milioni di anni fa che che si raffreddò in pilastri esagonali. Curiosamente la grotta,
proprio a livello del mare, quando viene raggiunta dalle onde emette un suono leggiadro, al punto che
in gaelico viene chiamata Uamh-Binn, grotta della Melodia. Si può vedere dalle imbarcazioni che fanno il giro dell’isola, oppure affrontando un sentiero a piedi. Dall’interno della grotta si vede in lontananza Iona, l’altra isola magica.

Distano sette miglia ma sono diverse. Iona è da sempre abitata, soprattutto da monaci, e oggi ci vivono un centinaio di persone, si circola a piedi, vietate le auto, tanto l’isola è piccola, tre chilometri di lunghezza per due di larghezza.

Ma soprattutto Iona è un’isola sacra. Ce ne si accorge subito, scendendo dal traghetto, incrociando con lo sguardo i resti di chiese e le croci gaeliche. Oltre alle immancabili pecore che sembrano pascolare ovunque, tra le rovine e in riva all’oceano, e alle spiagge bianche e deserte.

Iona fu un centro religioso di prima grandezza, dove si sviluppò il Cristianesimo nell’Europa
del Nord. Il primo monastero fu fondato da St Columba nel 563 d.C.

Parroco, studioso, poeta, Columba, di origine irlandese, fece convertire la maggior parte degli
scozzesi pagani alla fede. A Iona sbarcò con dodici seguaci e insieme a loro trasformò l’isola in
un luogo di preghiera e studio. La leggenda vuole che abbia benedetto ogni angolo di Iona, le coltivazioni, il bestiame e la gente prima della sua morte, che avvenne nella chiesa nel 597.

Quest’aura di santità è continuata anche dopo St. Columba, con i monaci che fondarono altre
edifici e soprattutto si dedicarono alla conoscenza e al sapere: si dice che il famoso The Book
of Kells, il Vangelo miniato custodito al Trinity College di Dublino, sia stato realizzato a
Iona.

La fama dell’isola come centro religioso e culturale si diffuse in tutta Europa nei secoli,
nonostante le incursione vichinghe che danneggiarono le chiese e i monasteri, rimase intatta
e divenne un luogo sacro, dove i re sceglievano di essere sepolti.

Oggi appena si scende nel porticciolo si viene invasi da questa pace spirituale e dalla natura
selvaggia. Dopo un’occhiata al piccolo villaggio di cottage affacciati sul mare, dove si trova
anche il ristorante, qualche negozio di artigianato e souvenir, ci si incammina lungo il
sentiero.

Si trovano subito rovine di conventi, come quello delle monache agostiniane, del XIII secolo, la cappella e  il cimitero di San Orano, uno dei primi seguaci di San Columba, del XII secolo, (tra le lapidi medievali, ormai molte illeggibili ci sarebbe anche quella di Macbeth e di altri 60 re di Scozia, Irlanda e Norvegia), la Strada dei Morti, un percorso con i ciottoli dove venivano trasportate dal molo al cimitero le bare dei sovrani.

Lì vicino si trova l’Abbazia di Iona, il cuore sacro. Non è l’originale, andata perduta, questa fu costruita dai benedettini intorno al 1200 e poi più volte rimaneggiata nei secoli. L’atmosfera mistica, però, è ancora presente, data soprattutto dalla posizione: vicinissima al mare e aperta su tutti i lati.

Da visitare, ovviamente, la tomba di San Columba, o meglio la Cappella dove si pensa le sue spoglie furono sepolte prima di essere trasferite in Irlanda, nonostante alcuni credano sia ancora sotto un monticello accanto all’abbazia chiamato, la Collina dell’abate. Da vedere è anche il chiostro, luogo silenzioso nella pace, con al centro una scultura moderna.

L’altra caratteristica di Iona è la presenza di svariate croci celtiche. La più imponente, la MacLean’s Cross, si trova all’incrocio di quelle che nel Medioevo erano tre strade da dove arrivano i pellegrini in visita alla tomba del Santo. Come le altre, faceva da segnalazione. Solo la croce di San Martino dovrebbe essere risalente al periodo di Columba, è ricoperta di immagini bibliche: i monaci di Iona erano molto devoti a questo Santo.

Salendo verso la collina dell’isola, si trova una curiosità, il pozzo dell’eterna giovinezza. Si tratta di una piscina naturale nella fenditura della roccia, ma viene legata ad una leggenda su Santa Brigida d’Irlanda, a cui si deve il nome stesso delle isole Ebridi, che in gaelico significa isole della sposa o Brigida.

Secondo gli antichi miti celtici la Santa visiterebbe Iona a mezza notte durante il solstizio d’estate per benedire questa piscina e darle acque curative. Molti pellegrini, tuttora, si lavano il viso e le mani o bevono un sorso, credendo alla leggenda.

Il resto di Iona è uno spettacolare panorama tinto di bianco del pelo delle pecore, del verde della vegetazione e del blu del mare. Tornando verso il porto, non si può non invidiare i monaci medievali per la bellezza della natura in cui vivevano e per l’energia spirituale. Alla fine si va via da Iona e da Staffa con la pace nell’anima.

Info: www.visitscotland.com
www.visitgreatbritain.com

Foto dreamstime.com

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