Hampton Court, la reggia di Enrico VIII

Hampton Cout

La sua presenza è ovunque. Nei cortili, nelle antiche stanze, nelle cucine. Aleggia come un fantasma che si porta dietro il vento della Storia. Il re grasso, dispotico, iroso, vendicativo, che però fu un brillante, colto e splendido principe, il più bello e il più amato dei suoi tempi. Colui che cambiò il corso e la vita dell’Inghilterra e dell’Europa cinquecentesca.

Enrico VIII e il palazzo di Hampton Court, legato a doppio filo anche oggi, a distanza di secoli. Per tutti questo grande edificio, in un villaggio sul Tamigi a una quarantina di minuti di treno da Londra, è identificato con il sovrano, anche se lo costruì il suo primo ministro, il cardinale Thomas Wolsey, e fu abitato e ingrandito poi da altri re e regine.

Come si passano i cancelli e si entra nel vasto spiazzo antistante la reggia dai mattoncini rossi, tipici dell’epoca Tudor, l’immagine che viene in mente è proprio quella di Enrico, il faccione rubicondo e la stazza imponente. Oggi che a Hampton Court si festeggiano i cinquecento anni dalla sua costruzione, è facile ripercorrere nelle stanze l’esistenza turbolenta del sovrano. Enrico si innamorò, con tutta la passione di cui era capace, di questo castello del primo ministro, fece di tutto per ottenerlo e quando Wolsey cadde in disgrazia, per non aver saputo portare a termine i negoziati con il Papa per sciogliere il matrimonio del sovrano con Caterina d’Aragona, fu facile appropriarsene. Ed ecco il palazzo trasformato secondo il volere del dispotico proprietario che qui aveva intenzione di viverci con la futura regina, Anna Bolena. La storia cambiò le carte e le sale dell’edificio fecero da scenografia ai mutamenti del destino.

Un brivido d’emozione si prova nella Grande Sala dal soffitto di legno, rimasta esattamente come nel Cinquecento quando veniva usata come albergo, teatro, persino mensa per il personale di basso rango di corte, e soprattutto per gli spettacoli e le danze a cui il re amava partecipare attivamente. Lunga 32 metri, larga 12 metri e alta 18 metri, fu voluta da Enrico nel 1530 e, come tutto il palazzo, costò enormi somme di denaro. Gli arazzi alle pareti raccontano la storia di Abramo e furono commissionati dal sovrano che era un grande collezionista del genere, tanto che tutto Hampton Court era ricoperto da queste prestigiose opere d’arte.

Dalla sala si entra negli appartamenti di Enrico, quelli dove la sua vita si può quasi toccare con mano. A volte si può anche incontrare il re in carne ed ossa: o meglio, un attore che gli assomiglia, vestito con abiti d’epoca e che fa da guida al maniero, così come altre signore impersonano le sei mogli. C’è anche un fantasma: la galleria che serviva al re per andare dagli appartamenti alla Cappella, oggi piena di cimeli, è abitata dallo spirito mai rassegnato di Caterina Howard.

La quinta moglie, adolescente, sexy e civettuola, costretta dalle circostanze di potere e dalla volontà della famiglia a sposare il già  vecchio, obeso e collerico Enrico, fu accusata di adulterio: la leggenda vuole che la giovane Caterina scoprì che stava per essere giustiziata, corse nella galleria nella speranza di incontrare Enrico e giurargli la propria innocenza, ma venne afferrata da alcune guardie che la riportarono urlante nelle sue stanze. Ancora oggi la sfortunata fanciulla vagherebbe nella galleria: può capitare che, dopo aver letto la sua storia sui pannelli esplicativi, vi giriate e vi troviate davanti Caterina, non il fantasma, ma una guida che l’interpreta, il brivido comunque è assicurato.

Continuando sui suoi passi, si arriva nell’appartamento di Stato dell’epoca Tudor: stavolta i quadri riportano la magnificenza di Enrico, ritratto con i suoi figli, Maria, Elisabetta e il prediletto Edoardo. Accanto c’è Jane Seymour, nonostante quando fu dipinto lei era già  deceduta: un segno che la madre dell’unico figlio maschio fu la consorte più apprezzata proprio per questo motivo, oltre che a morire di parto e evitando così la possibilità di farsi odiare da Enrico.

La questione dell’eredità è stata una spina nel fianco del sovrano e l’ha portato a agire sempre in modo “controcorrente”: ironia della sorte, fu la figlia Elisabetta, una donna, a portare l’Inghilterra in un’epoca d’oro, come viene anche ricordato nelle altre sale di Hampton Court.

La Cappella Reale lascia senza fiato: è usata ininterrottamente dal Cinquecento a oggi, il decoro interno con il cielo stellato e i cherubini sono del Settecento. Nel palco della famiglia reale, al primo piano, si trova la ricostruzione della corona appartenuta ad Enrico e i custodi del luogo sono sempre pronti a raccontare aneddoti e curiosità legate ai Tudor. Ad esempio, qui nella Cappella venne battezzato il fragile Edoardo, nato nel palazzo, pochi giorni dopo si svolse il funerale della madre Jane, infine si celebrò l’ultimo matrimonio, quello con Chaterine Parr, che fu una sorta di infermiera-badante negli ultimi anni di vita di Enrico e gli sopravvisse. Tutte le regine Tudor sembrano abitare ancora qui a Hampton Court, pronte a svelare i drammi della loro esistenza, anche Anna di Cleves, la moglie ripudiata, che riuscì a vivere tranquilla e in disparte in queste sale.

Non solo però l’Enrico più terribile viene ricordato nel palazzo. Un’intera ala, i vecchi appartamenti di Wosley, sono stati adibiti a mostra degli anni giovanili del re, quando era un ragazzo d’oro, allegro e sensibile: la ricostruzione interattiva con i racconti paralleli e personali delle vicende dei tre protagonisti, Enrico, Caterina d’Aragona e il cardinale, sono molto coinvolgenti e interessanti, così come i quadri che ricordano gli episodi pubblici importanti, come il famoso “campo del vello d’oro”, gli antenati dei Tudor e la battaglia delle due rose, tra le famiglie York e Lancaster e che si concluse proprio con il matrimonio tra gli eredi, i genitori di Enrico.

Tantissime le altre curiosità del palazzo: il cortile con l’orologio astronomico, le iniziali intrecciate del re con quelle di Anna Bolena sull’arco che porta il nome della signora, ormai riabilitata nella memoria, le spettacolari cucine cinquecentesche, dove la corte Tudor mostrava la propria ricchezza con pranzi con elaborate pietanze, il piccolo giardino con le insegne araldiche dove il re amava passeggiare, persino la “comoda” reale, il gabinetto di sua Maestà, che utilizzava molto frequentemente anche una vasca.

A Hampton Court si possono visitare pure i maestosi giardini, con un labirinto, e le ali del palazzo aggiunte nel Seicento e Settecento, dove hanno abitato i sovrani Stuart e Hannover, che collezionarono opere d’arte come il “Trionfo di Cesare” di Andrea Mantegna. Nonostante però ci siano passati molti re e regine, Hampton Court rimane ancora e per sempre lo straordinario palazzo di Enrico VIII, che appare persino nei souvenir, magneti, tazze, palle natalizie del castello. Chissà se l’iracondo Tudor gradirebbe questa popolarità  presso i posteri.

Foto di Sonia Anselmo e ww.hrp.org.uk
Info: www.hrp.org.uk
www.visitbritain.com/it/it
Si ringrazia Visit Britain

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2 Comments

  1. Annamaria Piantoni 14 Novembre 2016
    • Sonia Anselmo 15 Novembre 2016

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