Cracovia e gli ebrei, dove la memoria è ancora viva

La pioggia rende l’atmosfera cupa, adatta alla commozione. Passeggiare per Kazimierz e Podgórze, i due ex quartieri ebrei di Cracovia, è un viaggio nella memoria del dolore. Facile immaginare la disperazione, la tragedia, il lutto.

Sono passati decenni, ma la sofferenza è ancora lì, coperta da un cielo nero. Eppure Cracovia, con la sua bellezza, riesce a metterla in un angolino della mente. Basta una bicicletta per bambini vicino a un palazzo, il mercatino delle pulci in piazza, o le luci dei ristoranti moderni, a far tornare il sorriso.

Anche se qui non si dimentica mai, il dramma è nascosto tra le pieghe dell’anima, tra i mattoni rossi, nel giardino fangoso del vecchio cimitero, nel cortile che immortalò Spielberg, nei fiori appoggiati alle pareti.

Con Cracovia gli ebrei hanno avuto sempre un legame antico, solido, che nemmeno l’Olocausto è riuscito a spezzare. Arrivarono qui sin dal XII secolo, ma solo negli anni Novanta del Quattrocento, in seguito a una disputa economica con l’Università, il sovrano permise con un atto regio di vivere in libertà Kazimierz, in cambio degli edifici centrali, lasciati alla corona.

Kazimierz era una sorta di borgo, fondato nel Trecento da Casimiro il Grande, tra la Vistola e la vera città, un tempo isolato da due rami del fiume, uno dei quali venne ricoperto e asfaltato in seguito, oggi una delle grandi arterie circondata dai giardini a Cracovia.

Casimiro volle creare un villaggio e per attirare gli abitanti, all’inizio cristiani, lo trasformò in porto franco, dove i commerci con il sale erano senza tasse e monopoli, e dove c’era un grande mercato alimentare. Questa zona così prospera divenne sempre più abitata da ebrei, in pace con i polacchi, tanto che continuavano a coesistere chiese e sinagoghe, e fu assimilata a Cracovia, trasformandosi in un quartiere.

A fine Ottocento vivevano solo esponenti di religione ebraica, molti dei quali artigiani. Nel novembre del 1939 i nazisti tedeschi fecero un censimento e risultarono 67842: dopo l’Olocausto 3000 persone, spesso poi emigrate negli Stati Uniti.

I tedeschi per agevolare le deportazioni chiusero il quartiere e trasferirono tutti sull’altro lato della Vistola, nella zona industriale, a Podgórze, creando il ghetto con le mura invalicabili.

Kazimierz rimase disabitato, saccheggiato da oppressori e dagli stessi polacchi, e dopo la fine della guerra per molto tempo è stato lasciato al degrado, finché i sovietici lo usarono come abitazioni popolari, ma rimase un luogo pericoloso. Soltanto negli anni Novanta del Novecento, con la creazione del Festival di cultura ebraica e soprattutto con il film di Spielberg, Schindler’s List, che è stato girato tra queste piazze e strade, che è tornato a risplendere. Anzi, oggi è un quartiere di tendenza, con tantissimi ristoranti, anche di cucina kosher, gallerie d’arte e negozi di oggetti originali.

La piazza del mercato, il cuore trecentesco di Kazimierz, con i ciottoli e le auto parcheggiate, trabocca di vita. Anche se in bella vista si trova un monumento al ricordo, la bandiera israeliana legata alla ringhiera, le corone di fiori, tipicamente polacche, appoggiate accanto. Chi passa da qui, immancabilmente lancia un pensiero alle persone che sono state annientate dalla follia e dalla crudeltà umana.

Sulla piazza, un cancello tra le mure bianche conduce alla sinagoga Remuh, una delle poche rimaste in attività, alcune delle altre sei operanti in passato sono diventate musei come la Stara, la Vecchia Sinagoga, la più antica di Cracovia e della Polonia, oltre che quella più a est d’Europa. Ora il grande tempio trecentesco, con la volta a crociera e i mattoni rossi, distrutto durante la Guerra e poi ricostruito, ospita un’esposizione permanente dedicata alla storia degli ebrei a Cracovia.

La sinagoga Remuh, costruita nel Cinquecento da una facoltosa famiglia per dedicarla al proprio esponente, il rabbino, un grande conoscitore delle Scritture e considerato un santo dalla comunità, si può visitare. Da vedere è soprattutto il cimitero accanto, dove è sepolto il rabbino Remuh: la sua tomba non mancano mai i biglietti della religione ebraica e i fiori dei cristiani.

C’è anche una leggenda ad essa legata: si dice che il soldato tedesco incaricato di distruggere il sepolcro fu fulminato e la tomba si salvò. Meno bene andò alle altre lapidi, molte delle quali vennero utilizzate per il ghetto, mentre furono rase al suole le mura del cimitero, che non era più in uso dall’Ottocento, in quanto era stato trasferito in un’altra zona di Cracovia. Con un minuzioso lavoro di restauro sono state risistemate le antiche sepolture e moli bassorilievi di arte e decori ebraici hanno trovato posto in una parete.

Una volta usciti dal cimitero, si trova la statua di un eroe, Jan Karski: faceva parte dell’armata di resistenza polacca e riuscì a infiltrarsi nel ghetto di Varsavia e scoprì per primo la verità sui campi di sterminio, una volta uscito portò la sua testimonianza a diplomatici stranieri, giornalisti, vescovi e persino ministri, ma nessuno gli credette. Nel 1944 scrisse un libro e si trasferì ad insegnare a Georgetown negli Stati Uniti.

Continuando tra le strade di Kazimiez, tappa obbligata è il cortile dove girò il film di Steven Spielberg, anche perché è l’ideale per capire come vivevano le famiglie: sui muri alcune foto di scena ma soprattutto quelle d’epoca, con donne che vanno a fare la spesa, uomini pronti per pregare e bambini a giocare. Volti e immagini che non ci sono più, velati dal dolore e della commozione, immersi nella memoria.

Basta però girare l’angolo e la vita di tutti i giorni di Kazimiez scorre vivace. La basilica di Corpus Christi era nel Trecento la cattedrale del piccolo borgo voluto da Casimiro, era stata costruita come un monastero e testimonia gli
ottimi rapporti tra ebrei e cristiani che vivevano all’epoca nello stesso luogo.

Poco oltre la piazza Nowy rallegra lo spirito e il palato con i banchi fissi di street food e le bancarelle di antiquariato, artigianato e memorabilia, come quella dedicata ai vinili rock.

Giusto per prendere fiato, prima di immergersi di nuovo nel passato sulle orme degli ebrei di Cracovia, bisogna lasciare Kazimierz e attraversare il ponte sul fiume. Qui si trova Podgórze, il ghetto: per realizzarlo, nel 1941 i tedeschi sfrattarono i polacchi che ci vivevano, costruirono mura e porte (oggi tutte demolite, tranne un piccolo pezzo tenuto a memento) e ci costrinsero gli ebrei.

Essendo da sempre la zona industriale, da una parte di trova anche l’ex fabbrica di stoviglie smaltate di Oskar Schindler, colui che salvò molti ebrei: oggi è un museo, dove si riporta il visitatore alla Cracovia nazista.

Poco oltre, la rappresentativa piazza Eroi del Ghetto, ex della Concordia, quasi un’ironia del destino. Qui, dal 1942, venivano raggruppati gli
ebrei prima di essere deportati: ancora si vede la costruzione grigia da dove i nazisti pattugliavano la zona, oggi ricoperta di fiori.

Il 13 e il 14 marzo 1943 i nazisti operarono la “liquidazione” finale del ghetto effettuata dalle SS: circa 2.000 considerati inabili, soprattutto bambini ed anziani, vennero uccisi nelle strade del ghetto, 8.000 ebrei reputati abili al lavoro vennero deportati al campo di concentramento di Kraków-Plaszów, il resto invece al campo di sterminio di Birkenau.

Sulla piazza, silenziose sedie, un’installazione moderna e quanto mai d’effetto, sembrano aspettare i proprietari che se le sono lasciate dietro e a Natale due angeli di luce, come quelli che ci sono in centro, appaiono quasi a proteggere la memoria.

All’angolo, la farmacia è un altro museo: all’epoca era di proprietà del farmacista Tadeusz Pankiewicz, unico polacco a cui fu permesso di vivere all’interno del ghetto. Essendo testimone delle atrocità, si prodigò quanto possibile per la salvezza degli abitanti e ha raccontato la sua esperienza in un libro, Il farmacista del Ghetto di Cracovia.

Una storia di eroismo, come quella di Schindler, che lascia uno spiraglio nel terrore e così come Podgórze è risorto, diventando un altro quartiere di tendenza, con molti locali e nuovi abitazioni sul fiume. Oltre al ponte pedonale con cui si chiude il giro della memoria.

Con le sue statue di acrobati sospesi nel vuoto e sulle acque, sembra una metafora di equilibrio tra il dolore e la consapevolezza, tra il passato e il futuro, mentre la speranza, nonostante il grigiore della pioggia, e la straordinaria bellezza di Cracovia riaccendono gli animi.

Dove mangiare: Miodova, via Szeroka 3, Krakow sulla piazza del mercato di Kamizerz un ristorante minimalista e caloroso, piatti dal gusto moderno e dalle tipiche porzioni generose, anche vegetariano.

Bombonierka, via Breera Meiselsa 24, Krakow. A pochi passi dalla basilica del Corpo Christi e dalla piazza con il mercatino delle pulci, un ristorante elegante con ai muri dipinti folkloristici e piatti tradizionali, sempre nella mega porzione cracoviana, da assaggiare i pierogi patate e formaggio.

Dove dormire: INX Design Hotel, Starowilna 91 Krakow, inx-design.hotelsofkrakow.com/it/ A Kazimierz, su una via lunga che in venti minuti di passeggiata porta in centro facilmente, un hotel quattro stelle accogliente, colorato e originale dove le comodità ci sono tutte, compresi gli appendini in bagno e le prese vicino al comodino, wi fi gratuito, parcheggio, colazione abbondante con prodotti freschi e formaggi tipici

Info: www.polonia.travel
Foto di Sonia Anselmo
In collaborazione con www.polonia.travel

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