Cobh, Titanic e altre storie tra case colorate in Irlanda

La discesa è ripida, in fondo si intravede l’Atlantico, da un lato sfilano le case dalle
facciate colorate e la sontuosa cattedrale. Cobh accoglie così i visitatori, mentre la mente
va a quelle persone che da questo borgo d’Irlanda e dal suo porto si imbarcano alla ricerca
di fortuna al di là dell’oceano. Non solo alla vittime del Titanic, che fece tappa proprio qui
prima di affrontare la fatidica attraversata.

Cobh è un borgo caratteristico dove la storia è passata un po’ in sordina. Più che altro fatta
dalle vicende umane degli irlandesi costretti ad emigrare dalla grande carestia delle patate in poi.

Per capire questo forte legame basta un giro al Cobh Heritage Centre, The Queenstown Story, il museo storico sulla città e sull’immigrazione, sul lungomare, proprio nel punto dove un tempo
c’era la banchina da dove facevano la spola i tender per far imbarcare i passeggeri sul Titanic, ancorato poco più a largo nella baia.

Anche i monumenti commemorativi, come quello agli eroi del Lusitania, affondato da queste parti, tracciano un filo conduttore forte con il mare, vita e morte.

Ma non solo tragedie, Cobh è anche colore e vivacità. Nelle facciate pastello delle case dai
tetti spioventi disposte in diagonale, lungo le due strade principali, Old Street e West Street, che lasciando intravedere giù in fondo uno spicchio dell’oceano, creando un gioco di prospettive e panorami inconsueti, mentre alle spalle la grande cattedrale di San Colman spicca con la sua imponenza, le guglie e lo stile neo gotico.

Anche il lungomare pedonale, la Promenade, ufficialmente John Fitzgerald Kennedy Park, ricco di giardini, monumenti, il Municipio giallo con la torre dell’orologio, che sembra sospeso sull’acqua, e un gazebo che fa tanto Ottocento, sono un’immagine lieta, quasi da cartolina, soprattutto quando davanti si svolgono famose regate veliche o attraccano le navi da crociera, oggi cariche di turisti.

Alla foce del fiume Lee, a breve distanza da Cork, su un isolotto unito alla terraferma da ponti, Cobh era conosciuta nel Settecento come The Cove, il Covo, ma nell’Ottocento, epoca in cui venne costruita la cattedrale, fu chiamata Queenstown in onore della Regina Vittoria e di una sua visita ufficiale. Nel 1922, alla proclamazione della Repubblica d’Irlanda, venne ripristinato il nome Cove, nella sua pronuncia gaelica, An Cóbh.

Ai tempi dell’avvenimento più importante, l’11 aprile 1912, era ancora Queenstown: con questo nome Cobh vide quello che era il transatlantico più moderno, più nuovo del momento, il Titanic,
durante il suo viaggio inaugurale.

Proprio qui, 123 passeggeri, per lo più irlandesi in cerca di fortuna al di là dell’oceano, si imbarcarono in terza classe: soltanto 44 di loro sarebbero sopravvissuti pochi giorni dopo. A Cobh il destino giocò benefico, però, con sette persone che sbarcarono dalla nave proprio nel borgo e con un aspirante passeggero che perdette l’imbarco all’ultimo momento. La leggenda vuole che anche un membro dell’equipaggio, che viveva proprio a Cobh, si nascose sotto i sacchi della posta per essere portato a terra.

Oggi, oltre al Museo dell’immigrazione, sul lungomare di Cobh si trova il Titanic Experience, una mostra sul transatlantico, inserita in quella che era la biglietteria della White Star Line. A Cobh il Titanic fece l’ultima fermata prima del suo incontro fatale con l’iceberg.

Qualche anno dopo, il 7 maggio 1915, un’altra grande tragedia marina sfiorò Cobh. Un altro transatlantico, il Lusitania, (ironia vuole che il Titanic fu costruito da un’altra compagnia ad imitazione proprio di esso) che faceva la spola tra l’Europa e gli Stati Uniti, nonostante gli avvertimenti e i pericoli per la Prima Guerra Mondiale, venne affondato da un sommergibile tedesco a largo della Old Head of Kinsale, poco più a ovest.

Da Cobh partirono i primi soccorsi con una flotta di pescherecci, tender e piccole navi della marina britannica, che permisero di mettere in salvo 762 persone, che vennero portate nel borgo, insieme a cento vittime per le quali nella cattedrale venne fatta una funzione commemorativa e vennero sepolte nell’Old Chruch Cemetery. Oggi al centro di Cobh si trova il Lusitania Peace Memorial, una scultura in memoria dell’affondamento.

Un altro ricordo legato alle emigrazioni partite da Cobh è la statua di Annie Moore,
proprio davanti al Heritage Center. Annie era una ragazza diciassettenne imbarcatasi, con
i suoi due fratelli più piccoli, sul piroscafo Nevada in viaggio verso gli Stati Uniti a fine
1891 per raggiungere i genitori già emigrati: fu la prima ad arrivare ed ad essere registrata
nel centro d’accoglienza di Ellis Island, appena aperto, il 1 gennaio 1892, all’ombra della Statua della Libertà. In seguito si sposò con un panettiere e visse di duro lavoro nella New York dei primi del Novecento. Un esempio delle tante piccole storie umane passate per Cobh in cerca di fortuna al di là dell’Atlantico.

Info: www.ireland.com

Foto Sonia Anselmo, Pixabay, dreamstime.com

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