Canton Ticino in festa con il Carnevale e i suoi re

in maschera

Il Carnevale in Canton Ticino è una cosa seria. Tantissime parate, feste e spettacoli, tutti affollatissimi, regalano momenti di gioia e divertimento e come tradizione vogliono scacciare l’inverno a favore della primavera. Ogni anno, all’arrivo di questa attesa ricorrenza, le chiavi di molte città vengono cedute di buon grado ai Re del Carnevale e l’allegria dilaga come una bellissima epidemia.

Le tipiche Guggen (bande), i balli in maschera, i coriandoli che arrivano a colorare pavimenti delle strade, i fracassoni con i carri che mettono alla berlina personaggi della politica e del mondo televisivo. Sovrani dai nomi altisonanti o assai improbabili prendono possesso delle cittadine e, chiavi del regno in mano, invitano al divertimento.

Il re dei Carnevali ticinesi è senza dubbio il Rabadan di Bellinzona, seguono a ruota la Stranociada di Locarno, Nebiopoli a Chiasso e la coda ambrosiana che vede i suoi momenti d’oro a Biasca e Tesserete. Ma non sono solo i centri a tingersi dei colori del carnevale: ogni paese, ogni località festeggia a modo suo.

A Bellinzona il re Rabadan festeggia dal 23 al 28 febbraio 2017.
La tradizione vuole che la nascita del carnevale bellinzonese risalga al 1862, mentre
nel 1874 appare il nome Rabadan. Questo termine, in dialetto piemontese, ha doppio significato.
Indica baccano, fracasso ma anche un uomo mal ridotto dalle privazioni. Sembra che la parola
derivi dal termine mussulmano Ramadan, appreso dai piemontesi durante le crociate.

Vero è che una città tanto profondamente legata al suo carnevale, non può essersi improvvisata
tale in pochi decenni: molto probabilmente lo spirito carnevalesco dei Bellinzonesi va a perdersi nella storia dei suoi castelli. Nel 2017 il grande appuntamento del Rabadan compirà 154 anni, ed inizierà ufficialmente come tradizione con a consegna delle chiavi al Re Rabadan il giovedì. La domenica Bellinzona ospiterà il consueto “Grande Corteo Mascherato”, al quale parteciperanno duemila comparse, che animano ogni anno la sfilata umoristica di musiche, carri e bande.

Negli stessi giorni, dal 23 al 28 febbraio 2017 anche a Chiasso si festeggia. Qui si svolge uno
uno dei Carnevali più antichi, risalente al Cinquecento: come particolarità unica in tutto il Canton Ticino, la città durante la settimana di festa non ha un Re, ma si trasforma in “Libera Repubblica di Nebiopoli”.

La festa ha inizio il Giovedì, con la consegna delle chiavi del Sindaco al Primo Ministro di Nebiopoli, che dichiara l’istituzione della Repubblica, Il Martedì Grasso, lungo le vie cittadine, sfila il famoso Corteo mascherato Nebiopoli. Bande e Guggen, gruppi mascherati e carri rappresentano, in modo satirico ed ironico, eventi avvenuti durante l’anno trascorso. I festeggiamenti proseguono con grande festa nei capannoni e per le vie cittadine sino a martedì,
giorno della chiusura di Nebiopoli con la sfilata del Corteo mascherato e il concerto delle Guggen. Il Carnevale di Chiasso ha la particolarità di essere accompagnato da un giornalino satirico chiamato “Nebiolino”.

A Locarno, invece, il 24 e 25 febbraio 2017, il Carnevale si chiama Stranociada, un nome che la dice lunga. Si potrebbe infatti tradurre come la notte dove non si chiude occhio. Un appuntamento amato dalla popolazione locale così come dai forestieri e che si festeggiava nell’Ottocento.

A Locarno, in Città Vecchia, ogni anno si ripete la magia del Carnevale tra musica, tradizioni e tanta allegria. Tutto inizia di venerdì, con la consegna delle chiavi della città, seguita dai concerti delle “Guggen”. All’una di notte avviene la premiazione con ricchi premi e la sfilata di tutti i partecipanti in piazza San Antonio. Le molteplici bancarelle, sparse qua e là in Città Vecchia, invitano ad una sosta rigenerante tra specialità locali e altre leccornie. Il sabato invece tutti in piazza San Antonio per gustare il risotto con luganighe. E per più piccini non mancano giochi ed animazioni.

Il carnevale è tradizionalmente legato al divertimento e sinonimo di sregolatezza, trasgressione e di eccessi. In una società contadina quale era quella ticinese fino alla metà circa del XX secolo, questo si traduceva soprattutto in un’alimentazione più abbondante, anche perché il periodo precedeva la Quaresima, tempo di grande rigore e austerità anche a tavola. Il piatto tradizionale del Carnevale era il risotto accompagnato dai prodotti della mazza, specialmente le luganighe. Si mangiavano pure le castagne con la panna. Anche oggi è il risotto a farla da padrone. Solitamente è servito gratuitamente sulle principali piazze cittadine il martedì grasso.

In Ticino il carnevale ambrosiano si festeggia nelle Tre Valli (Leventina, Blenio e Riviera), a
Tesserete e a Brissago, dove cioè è rimasto in vigore il rito ambrosiano della Chiesa milanese. Le origini di questa suddivisione territoriale di carattere religioso risalgono al VI-VII secolo. Ciò significa, oggi, avere un ampio periodo del calendario dedicato al carnevale, che in ogni località assume comunque caratteristiche diverse.

Numerose tradizioni sono scomparse, particolarmente nelle città, altre invece sopravvivono, ma trasformate: il ballo, un tempo rara occasione di incontro, oggi ha assunto il carattere di festa campestre, dove predominano la musica e la gastronomia. Proprio in ambito gastronomico, il risotto e la luganiga un tempo avevano una preziosità oggi dimenticata; tuttavia si sono moltiplicate ovunque le occasioni per mangiare di tutto, con menù vari ed in compagnia.

Il carnevale è un periodo di baldoria festiva da celebrare anche a tavola con una carrellata di dolcetti rotondi, quadrati e triangolari, che sfrigolano allegramente nell’olio e rotolano nello zucchero per deliziare la popolazione in festa. Dai ravioli della valle di Muggio fino a quelli di Tesserete, dalle frittelle di Pazzallo danzando fino alle “ciaciar da la nona” le occasioni per accumulare calorie non mancano di certo.

Queste ricette hanno in comune la frittura, una tradizione antichissima. Il motivo per cui i dolci di Carnevale erano fritti è da legare a quello specifico momento dell’anno: il periodo della cuccagna, quando si mangiavano pietanze molto ricche e grasse per prepararsi alla Quaresima. In Ticino i dolcetti venivano preparati nei primi giorni di carnevale e, una volta fritti, si mangiavano nei giorni a venire, freddi o ripassati nel burro fuso. Nelle case erano serviti a fine pasto o per merenda, nei grotti si accompagnavano a un tazzin di vino. Oggi sono in vendita un po’ in tutto il Cantone durante il periodo di Carnevale. Assolutamente da assaggiare mentre si assiste a qualche divertente sfilata.

Info: www.ticino.ch www.svizzera.it

Foto: Rabadan Bellinzona e www.svizzera.it

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