Camargue affascinante tra cavalli, tori e gitani

cavalli bianchi

I cavalli e i tori si rilassano sulla riva. Qualche airone cenerino prende il volo su un cielo strano, un momento grigio di pioggia, un secondo dopo con la luce del sole che filtra rarefatta, un altro minuto dopo azzurro con le nuvole bianche, mentre la bandiera francese sventola a poppa
dell’imbarcazione che solca le placide acque del delta tra un paesaggio ricco di risaie, grano e stagni. I fenicotteri che normalmente stazionano qui non ci sono, forse spaventati dal tempo mutevole, i gabbiani si sono raggruppati e alcune garzette continuano a perlustrare in cerca di cibo, imperturbabili.

Un pomeriggio di inizio estate che ha il sapore di una cartolina insolita e che sembra proprio lo specchio del luogo: selvaggio, diverso, arcaico e magico. La Camargue ha il potere di suscitare grandi emozioni sempre. Una regione a se stante, con una forte capacità  evocativa, tra paludi, leggende, gitani, animali in libertà. Le casette bianche e basse sembrano
un angolo di Andalusia trasportato in Francia e se si arriva a Les Saintes Maries de la Mer, sospesa tra il fiume e il Mediterraneo, dalla vicina Provenza la sensazione è ancora più intensa.

Il paese è piccolo e fascinoso, con le strade del centro ricche di negozi e ristoranti, dove la musica anni Ottanta proveniente da minuscoli autoparlanti fa da sottofondo delicato allo shopping, con la cattedrale di Notre Dame de la Mer che sembra più un’antica fortezza che una chiesa, con l’arena della corrida non cruenta della zona, la lunga spiaggia invitante e il porticciolo.

Proprio da qui partono le imbarcazioni che portano al delta del Rodano: il lento peregrinare tra le due sponde regala visioni naturalistiche con le capanne dei guardiani e dei pescatori, i giunchi e il riso, gli uccelli che vivono nelle paludi, i cavalli con i puledri che nascono con il pelo marrone e che crescendo prende quello bianco degli adulti e i tori in semiliberà. Sono gli animali tipici della Camargue, dove nei secoli i gitani in fuga dalla Spagna si stanziarono in
queste terre difficili per trasformarsi in poderosi cavalieri, i Guardian, e allevatori.

Le loro tradizioni rivivono oggi nelle feste che portano a Saintes Maries de la Mer centinaia di visitatori: la più famosa si svolge il 24 e il 25 maggio ed è la processione in mare di Santa Sara, venerata dagli zingari, e delle altre due Marie. Si racconta che Maria Jacobé e Maria Salomé, madre di Giovanni e Giacomo, in fuga dalle persecuzioni in Palestina su una piccola barca insieme alla serva Sara, approdarono proprio qui, in questa striscia di terra tra il Rodano e il mare. Per venerare la loro memoria, nel IX venne costruita la chiesa in posizione strategica, anche per difendersi dalle invasioni dei pirati.

Ecco perché sembra una fortezza, con un’unica navata dritta, senza decorazioni, alta 15 metri, con un camminamento che circonda il tetto in modo che i guardiani avrebbero potuto fare la ronda: all’interno l’antica cripta custodisce la statua di Santa Sara, protettrice dei gitani, avvolta in abiti di tessuti pregiati e circondata da una miriade di candele sempre accese.

Ci sono altre tradizioni particolari, a luglio per esempio c’è la festa dei cavalli e a metà giugno la festa votiva che poi è una sorta di palio tra contrade: una corsa pazza tra le strade del centro dove i guardiani in groppa ai cavalli bianchi devono riuscire a mantenere tra loro alcuni giovani tori, mentre i ragazzi delle contrade opposte cercano di distrarli con petardi, tirando la coda o correndo tra loro. Un’impresa ardua che si conclude in modo molto veloce e che lascia lo spazio ad altre celebrazioni, come i giochi con il fuoco e la corsa di cavalli sulla spiaggia. Assistere è una divertente immersione nella cultura locale.

Così come passeggiare tra le stradine del centro con negozi che vendono stivali e cappelli da mandriani e i prodotti della regione come il riso, il sale e le erbe, oppure la sera quando le piazze si animano di flamenco e canzoni gitane.
Tra le attività da fare, oltre alla gita in battello sul delta, ci sono le immancabili escursioni in groppa ai cavalli, una visita al Parco ornitologico di Pont de Gau oppure raggiungere Aigues-Mortes, deliziosa cittadina racchiusa da mura.

Fondata dal re santo Luigi IX come porto per le partenze verso le crociate, si trova sulle rive di un immensa laguna, tra saline che virano dal rosa al bianco e alle risaie dove viene coltivato il riso rosso e quello nero, ha un fascino senza tempo, con la pianta rettangolare, con la grande piazza con la statua del re e la chiesa di Notre Dame des Sablons, le porte antiche, le stradine, le torri dove si trovavano le prigioni dei templari e le case con le insegne. Un piccolo mondo affascinane e a se stante proprio come tutta la Camargue.

Foto di Sonia Anselmo
Info: www.rendezvousenfrance.com

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One Response

  1. alba 22 Giugno 2016

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