Bucarest tra maestosità, sfarzi e decadenza

I famigerati rubinetti d’oro brillano nella penombra. I tappeti, i mosaici, le serre interne, il guardaroba con i vestiti e le scarpe pronte per essere indossati, raccontano una storia di opulenza, di lusso vintage, anni Settanta e Ottanta.

A Bucarest la casa dove visse Nicolae Ceausescu, a trent’anni dalla caduta del regime, è diventata un museo,
una delle mete da visitare della capitale romena. Come lo sfarzoso Parlamento, opera anch’esso dell’ex leader.
Luoghi che aprono una finestra sulla storia recente, un po’ con orgoglio, un po’ con timidezza, un po’ con
timorosa soggezione.

Narrano una vicenda di manie di grandezza, potere, lotta e voglia di libertà. Così come le fontane di piazza Unirii, che la notte dei weekend si accendono di colori: le ideò il dittatore, ma non fece in tempo a vederle realizzate, sono state finite e messe in funzione recentemente, grazie all’azienda privata di acqua di Bucarest.

Con i loro spettacoli di luce e musica classica, le quaranta fontane, in onore di ognuna delle provincie rumene,
lasciano senza fiato, proprio come i saloni del Parlamento o i bagni della casa Ceausescu. Tutto era fatto per stupire, per lasciare un segno.

Nicolae Ceausescu rase al suolo un’intera collina con le abitazioni di Bucarest per realizzare i suoi sogni. Ora lì c’è il Parlamento, l’ex Casa del Popolo, la struttura più pesante al mondo su una superficie di 350 mila metri quadri, il secondo palazzo amministrativo più grande per estensione, dopo il Pentagono di Washington.

E’ appariscente e imponente, costruito agli inizi degli anni Ottanta con tutti materiali romeni, dal marmo ai cristalli, ha dodici piani, mille e cento stanze, un ingresso lungo cento metri e quattro livelli sotterranei, con un enorme bunker nucleare. Oggi è sede del Parlamento, ma vengono ospitate conferenze internazionali e soprattutto
è aperto al pubblico con le visite guidate.

Se l’esterno stupisce con la maestosità, l’interno rivela la vastità del luogo, l’elaborata maestria degli artigiani romeni nel costruire gli arredi, tra foglie d’oro, tende pesantissime di broccato e velluto, boiserie di quercia, l’uso del marmo, delle vetrate e dei pavimenti ricoperti da tappeti immensi, come uno che pesa 14 tonnellate. (www.cic.cdep.ro/en/visiting/visiting-routes/)

Ma tutto, come Bucarest stessa, sembra avere un’altra chiave di lettura: le enormi sale sono vuote, fredde, emanano un senso di tristezza, soprattutto se si pensa a quanto sia costata questa follia al popolo. Non solo, Ceausescu aveva pensato che i lavori per il Parlamento sarebbero durati due anni, invece non lo vide mai finito, tra cambiamenti anche futili: si dice che ordinò di rifare ben sette volte la scalinata d’entrata, perché gli scalini erano sempre alti per lui, piccolo di statura.

Dopo il Parlamento, una visita alla casa dove il leader visse con la moglie Elena, che sembra tuttora molto odiata a Bucarest, e i tre figli è molto istruttiva e indice del lusso di cui la famiglia si circondava.

Un tempo chiamato palazzo della Primavera, l’edificio sorge in mezzo ai giardini, vicino alcune odierne ambasciate, nella zona più cara di Bucarest. E’ una villa preziosa, incuneata tra gli alberi e poco vedibile dalla strada,
all’epoca era impossibile costruirci vicino ed era protetta come un bunker.

Anche qui una visita guidata porta a scoprire il mondo di Ceausescu, anche qui con un sentimento sospeso tra orgoglio e timore.

Ceausescu ci abitò dal 1965 al 1989: nessuno, oltre ai parenti stretti, osava varcare la soglia, in questa mini reggia. Oggi i visitatori possono farlo e si sorprendono delle 40 stanze vedibili delle ottanta presenti.

Tra curiosità e regali di altri potenti (come i tappeti dello Scia di Persia, gli scacchi elettronici dono
di Gorbaciov e persino i piatti di ceramica della Regina Elisabetta), sfila un’opulenza un po’ datata, ma
sempre sontuosa, come nella tappezzeria, nei cristalli dei lampadari, nel legno dei tavoli. Oro ovunque, sui
cuscini ricamati, sui mosaici alle pareti e sui famigerati rubinetti dei bagno che tanto colpirono
l’immaginazione collettiva.

Quelle che sorprendono di più sono però le stanze del guardaroba della moglie Elena, con gli abiti fatti su misura che ripetevano i modelli Chanel nei colori pastello, le scarpe e le borse coordinate pronte per essere indossate, gli splendidi giardini d’inverno arredati con i decori di pavoni, l’animale preferito dal leader (sono rimasti alcuni esemplari degli uccelli, pronipoti di quelli che abitavano in questi ambienti), e l’ampia piscina
interna, ora vuota ma resa ricca dai mosaici a tema marino colorati tutt’intorno, con le varie sale vicine
addette alla palestra, alla fisioterapia e persino al parrucchiere con tanto di casco vintage per i capelli. (https://casaceausescu.ro/?page_id=3403&lang=en)

Ceausescu vide la fine sanguinosa nel dicembre 1989, quando anche la Romania fece crollare l’egemonia dopo la fatidica caduta del Muro di Berlino, poche settimane prima. Le avvisaglie furono in quella che è oggi la piazza della Rivoluzione: l’ex Palazzo del Partito Comunista, dove il dittatore fece l’ultimo discorso, prima di fuggire dalla folla inferocita per essere poi fucilato qualche giorno dopo, ospita oggi il Ministero degli Interni.

Sull’edificio di fronte resta il ricordo di quei giorni di trent’anni fa: fori di proiettile delle pallottole usate dai fedelissimi per cercare di disperdere la folla, mentre il Memoriale della Rinascita, un monumento alto
25 metri costruito a ricordo di quei giorni e ai cui piedi i ragazzi amano fare skate, svetta sulla piazza.

In  Piata Revolutiei, poi, si trova l’ex Palazzo Reale, sede del Museo Nazionale d’Arte, la statua equestre di Re Carlo I, l’ Auditorium Ateneul Roman Ateneo, la chiesa di Kretzulescu, costruita in mattoni rossi nel 1722 in stile Brancovenesc, fondendo elementi architettonici bizantini e occidentali.

E’ il cuore pulsante di Bucarest, insieme alla vicina piazza dell’Università, con il Teatro e i memoriali che ricordano le vittime della rivoluzione del 1989. Da qui inizia il centro storico.

Bucarest splende di vivacità, intorno agli edifici del tardo Ottocento, alle grandi piazze, alle chiese. Una delle meraviglie spesso nascoste, da andare a cercare sotto l’apparenza, è la piccola chiesa Stavropoleos, un capolavoro d’arte e architettura, anche essa in stile Brancovenesc.

Costruita nel 1724 come cappella dell’omonimo monastero, oggi distrutto, è dedicata all’Arcangelo Michele
ed è ricca di affreschi, con un bel chiostro fiorito. Ispira un senso di spiritualità unico, è un’oasi
di pace e serenità tra le vie affollate di Bucarest.

Proprio pochi metri più avanti alla chiesa, c’è il ristorante-birreria più antico di Bucarest: Carù cu Bere è una tappa inevitabile per i turisti, tra atmosfera gotica, intrattenimenti musicali tipici e assaggi della cucina romena. Imperdibile il gustoso dolce Papanasi, una sorta di ciambella con panna acida e ciliegie.

Da qui il centro si sviluppa in stradine, vicoli, passaggi coperti art deco, ma anche musei, palazzi storici e antichi locali. Questa sembra la vera Bucarest, autentica, legata al passato remoto.

Però sotto questo splendore sembra emergere un lato più decadente e malinconico, come le facciate dei palazzi, un tempo requisiti dal regime e ora ritornati ai proprietari che non hanno più soldi per sistemarli o non ci sono più, con l’intonaco sbrecciato, i dettagli corrosi dalle intemperie. Stanno cercando di riportare tutto alla bellezza originaria, ci vorrà tempo.

Passeggiare tra le strade intorno al centro storico è ambivalente, da un parte il ricordo di un passato
più ricco, dall’altra i marciapiedi da ristrutturare, i grigi casermoni d’impronta sovietica, i cartelloni
pubblicitari sui tetti.

Al di là di questa sensazione di decadenza e delle megalomanie recenti, Bucarest è una città dinamica, piena di locali, caffè all’aperto, vicoli ricchi di dettagli e giovani che sfrecciano sui monopattini elettrici. Bella con i palazzi bianchi in stile neo classico che ricordano Parigi e la Francia, le antiche chiese ortodosse, il tanto verde dei giardini cittadini e i curiosi musei all’aperto, come il Muzeul Satului in Romanian, etnografico dedicato ai villaggi romeni, immerso nel bellissimo parco Herastrau.

Forse sottovalutata, raggiungibile con i voli low cost, Bucarest è una meta da scoprire in profondità, non lasciandosi abbagliare dall’immagine superficiale come i rubinetti d’oro e il Parlamento esagerato voluto dal dittatore.

Info: www.romania.it
Foto di Sonia Anselmo
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