Brno, le prigioni dello Spielberg, il drago e le leggende

Le campanelle vibrano con il vento e disperdono il suono nel grande piazzale. Con una sorta di melodia sussurrata sembrano trasportare l’eco delle parole dei vecchi prigionieri. Qui su una collina che domina Brno c’è un simbolo del Risorgimento italiano: il castello di Spilberk, o per noi Spielberg.

Ai tempi Brno, oggi vivace città della Moravia ricca di curiosità, nel sud della Repubblica Ceca, a meno di due ore d’auto da Vienna, faceva parte nell’Ottocento dell’Impero Austro Ungarico. L’antica fortezza del XII secolo, costruita dal re ceco Premysl Otakar II come castello di difesa e residenza di rappresentanza per i governatori, divenne una prigione sin dalla fine del Settecento. In seguito Napoleone fece distruggere alcune parti, ma la struttura venne ripristinata e destinata ai prigionieri politici.

Era il famoso carcere delle nazioni, quello delle “Mie Prigioni”, il libro scritto da Silvio Pellico, che passò qui otto anni di reclusione. Con lui c’erano altri Carbonari, come Federico Confalonieri, Piero Maronceli e Antonio Fortunato Oroboni, che morì a Brno.

Oggi è il museo della città di Brno e spesso è meta di passeggiate da parte degli abitanti con i cani e degli sportivi che si allenano sulla ripida salita, un modo di essere che stempera l’atmosfera cupa che si porta dietro lo Spilberk.

Dentro il castello, varie sale spiegano come funzionava quello che era il carcere più duro degli Asburgo e non solo. Le teche riportano oggetti raccapriccianti come le bandiere naziste issate qui quando fu usato come quartier generale per le truppe tedesche della Seconda Guerra Mondiale, come i lavoretti fatti dai prigionieri ottocenteschi per passare il tempo, o come la famosa rosa che il patriota Piero Maronceli diede al chirurgo che gli amputò la gamba.

E poi, le celle, spartane e dalla temperatura rigida, e le “casematte, scuri sotterranei rifugio dei soldati e poi segrete per i delinquenti comuni.

Oggi tutto è arricchito dalle luci soffuse, dall’effetto “museo”, ma ripensando al passato i brividi si accentuano.

Meno male che tornati su nel cortile, il grande palco allestito per i concerti, le campane appese al muro che vibrano con il vento e i tanti affacci su Brno, riportano la pace nel cuore.

Lasciato lo Spilberk, Brno seduce con la sua modernità, che racchiude un cuore storico. Rappresentato soprattutto dalla Cattedrale di SS Pietro e Paolo, qui chiamata affettuosamente Petrov: sulla collina che domina Brno, la basilica unisce parecchi stili architettonici,
come d’uso da queste parti.

Esterni gotici ed interni barocchi: una compensazione che aderisce alle vicissitudini storiche passate, alle distruzioni delle invasioni straniere e alle ristrutturazioni. Come nel Seicento con gli svedesi, che aspettavano un segnale di ritirata dall’assedio per mezzogiorno, e il vescovo locale li fregò facendo suonare le campane un’ora prima: ecco perché qui ancora si battono le undici, una delle tante leggende di Brno.

Le due torri della cattedrale si possono scalare per ammirare un panorama mozzafiato della zona.
Da Petrov è facile arrivare alla Cripta dei frati Cappuccini: un po’ macabra, con le mummie dei religiosi (e non, pare ci sia una donna, che svenne durante un’epidemia di peste, ma nessuno si accorse che respirava ancora e la chiusero qui viva), che grazie ad un raro sistema di circolazione dell’aria sono perfettamente riconoscibili.

Tornati all’aperto, basta scendere la collina per ritrovarsi in una delle piazze più belle di Brno, quella dei Cavoli. Qui, da secoli, si svolge il mercato, tuttora gli abitanti vengono ad acquistare verdure, fiori e frutta.

Tutto intorno una serie di edifici storici: il teatro d’avanguardia, che all’epoca dei sovietici fungeva da ritrovo per gli oppositori al regime, la locanda all’angolo dove abitò Mozart con la sua famiglia nel 1777, quando l’undicenne musicista diede un concerto al Teatro Reduta,
il più antico teatro dell’Europa centrale, la fontana barocca al centro della piazza raffigurante i tre antichi Imperi, Grecia, Persia e Babilonia e il vecchio Municipio.

La più storica costruzione di Brno, sede dal Trecento dell’amministrazione cittadina, fino al 1935, è dominata da una piccola torre storta, ospita il Museo di Storia Naturale ed è la sede di una delle leggende più amate dai Cechi, che ha una doppia versione.

Si racconta che in tempi immemori il vicino fiume Svratka era abitato da un feroce drago che mangiava le vergini e terrorizzava gli abitanti: un fidanzato malfidato spedì la sua amata in riva al fiume e questa venne uccisa dal drago, segno che la ragazza era illibata.

L’altra versione è legata ad una ricompensa: siccome il drago spaventava tutti, divorando gli animali e facendo scappare i commercianti in visita, i consiglieri non sapevano come liberarsi del mostro e decisero di dare una ricompensa a colui che l’avesse ucciso.

Un giorno si presentò un garzone di macellaio: riempì la pelle di un bue della calce viva e la ricucì, poi la nascose nell’erba. Il drago sentì l’odore della pelle di bue, la trovò e la mangiò tutta. Dopo gli venne una grande sete, arrivò al fiume e bevve l’acqua. La calce fece reazione con l’acqua e al mostro si spaccò la pancia.

Più semplicemente, la bestia spaventosa era un regalo esotico per il re Rodolfo. Ora il drago, che poi non è altro che un enorme alligatore, si fa ammirare dai visitatori imbalsamato e appeso al soffitto nell’entrata del Municipio Vecchio di Brno.

Attraversata la piazza dei Cavoli, si passeggia in un intrico di strade, tra negozi di shopping, bancarelle, ristoranti e bar, tutti pieni di giovani: Brno, infatti, è sede universitaria e qui vengono a studiare molti ragazzi moravi.

La vivacità si respira anche in piazza della Libertà, il vero cuore cittadino. Ha una forma curiosa, a triangolo, perché è il crocevia di tre grandi strade, che già dal Duecento portavano visitatori e mercanti a Brno.

Nel Medioevo qui c’erano le case dell’aristocrazia morava, ora i palazzi hanno un aspetto diverso uno dall’altro: c’è rimasto un esempio di edificio rinascimentale, il più antico ancora in piedi, ci sono altri con balconi di metallo che erano di proprietà dei ricchi industriali locali, una casa è dei primi anni del Novecento e appare ancora moderna, un alto palazzo è tutto luccichi di vetri super contemporaneo, un altro ancora è maestoso con quattro giganti che sostengono la facciata. Al centro della piazza, la Colonna della Peste con i Santi del 1679.

Ma la curiosità più grande è il nuovo monumento: un svettante siluro nero che simboleggia la pace e che in realtà è un complicato orologio. È stato preso di mira da varie polemiche per la sua forma decisamente inconsueta, dovrebbe ricordare un proiettile, ma sembra piuttosto
una grossa supposta o un fallo di proporzioni incredibili, oggi è diventato il punto di ritrovo per gli appuntamenti degli abitanti in centro a Brno.

Poco più in là della piazza della Libertà, la Chiesa di San Giacomo ricorda che Brno è una città storica. Costruita tra il Trecento e il Quattrocento, ha gli angioletti alla finestra posti di spalle rispetto alla Cattedrale Petrov: le due basiliche furono ristrutturate nello stesso periodo e i due architetti si sfidarono per vedere chi avrebbe finito per primo, ci riuscì quello di San Giacomo che volle deridere il rivale mettendogli gli angeli di sedere, come a dire “Tiè, ce l’ho fatta io!”. Un’altra piccola leggenda di Brno, moderna e antica allo stesso tempo, piena
zeppa di curiosità che attenuano la fama macabra del castello di Spielberg.

Info:
www.visitczechrepublic.com

Foto di Sonia Anselmo, Pixabay

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