Bauhaus, si celebrano i cento anni tra Dessau e Berlino

Scuola Bauhaus Dessau

Le foto in bianco e nero arrivano da un’altra epoca e incuriosiscono. Sono gli studenti e i professori del Bauhaus, il movimento artistico d’avanguardia che nel 2019 compie cento anni.

Volti sorridenti, giovani spensierati in costume da bagno in riva al mare, accalcati sopra un balconcino, le ragazze con i capelli corti perfettamente integrate ai colleghi, in pose buffe tutti insieme, o da soli con la sigaretta in una mano e la matita nell’altra.

Momenti che non torneranno mai più, spazzati via dai regimi e dalla guerra. Eppure questi artisti scherzosi hanno lasciato il segno in molti ambiti: architettura, design, grafica, fotografia, urbanistica ma anche moda.

Sono i protagonisti del Bauhaus (in tedesco significa “casa del costruire” e si rifarebbe alla loggia medievale dei muratori), movimento nato in Germania nel 1919 e che proprio quest’anno compie cent’anni e viene festeggiato in un percorso sulle sue orme tra Dessau e Berlino.

Le istantanee si vedono in tutte le mostre dedicate al Bauhaus e ci rendono più vicini, in qualche modo più umani, questi artisti. Non più un solo nome, per quanto famoso, su un foglio.

Con i loro visi sulle foto ci riportano all’epoca, è facile immaginare gli architetti, i fotografi, i pittori, i grafici, i professori e gli studenti d’arte alle prese con esperimenti di materiali, colori, strutture, mettendo le basi per l’urbanistica e il design contemporaneo.

Tutti loro hanno amato, giocato, sperimentato, si sono confrontati e soprattutto hanno creato opere che erano all’avanguardia cento anni fa, ma che rimangono anche oggi moderne.

Il Bauhaus e’ nato dalla visione di un gruppo di artisti con a capo Walter Gropius che realizzarono una vera e propria scuola per le arti a Wiemar.

Era aperta a tutti, comprese le donne, e si insegnavano pittura, scultura, incisione, grafica, fotografia, ma anche la lavorazione del legno, del metallo, del vetro, dei tessuti in laboratori specialistici, in modo che lo studente
avesse a fine corso un controllo totale della creazione, dall’ideazione al prodotto finale.

Questi giovani, spesso diventati a loro volta insegnanti, si misero alla prova per costruire, nel primo dopoguerra in piena emergenza abitativa, nuovi modi di vivere, di gestire gli spazi, di ottimizzare riducendo tutto al minimo indispensabile, elaborando materiali inediti e meccanismi mai visti, come l’apertura delle finestre, ancora innovativa. Il tutto in nome di una funzionalità essenziale, unita alla produzione industriale e al valore estetico.

Quando i nazisti arrivarono al potere, cominciarono i primi guai per il Bauhaus. Gropius trasferì la scuola,
con tanto di edificio costruito appositamente nei criteri del movimento, a Dessau, all’epoca grande centro industriale soprattutto per l’aeronautica, con le fabbriche di aerei Junker. Qui gli artisti avevano la possibilità di trovare facilmente i materiali da usare.

Dopo un altro breve trasferimento a Berlino, tutto finì al 1933, ormai in pieno regime nazista che considerava il Bauhaus un’espressione degenerata, quando la scuola chiuse definitivamente e i professori e gli studenti si dispersero per il mondo.

Le loro idee, però, rimasero impresse, tanto che oggi molti oggetti da loro creati, le lampade, le sedie, gli
armadi con gli scaffali, persino le teiere, sono estremamente contemporanei.

Dessau, nonostante la distruzione delle bombe della guerra, è rimasta la culla del Bauhaus. In passato è stata famosa per aver ospitato un processo a Martin Lutero nel Cinquecento, nel tardo Ottocento per essere stata sede delle banche del Kaiser Guglielmo, in periodo pre bellico per le sue industrie, non solo quella degli aerei (nel 1935 requisita dai nazisti) e del gas: qui veniva estratto il veleno dalle foglie della canna da zucchero dopo la raffinazione, per poi usarlo nei campi di concentramento.

Oggi, la città, a trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino e dalla riunificazione della Germania, appare come un luogo strano, grigio come il cielo che la ricopre.

Eppure tra le vie del centro, tra i pochi edifici storici rimasti in piedi, come la Posta Centrale con i suoi curiosi decori, cavallucci marini e aquile, a segnalare che il servizio postale funzionava anche per mare
e per l’aria, le vaste piazze con le fontane moderne, si respira un’atmosfera di rinascita.

Dovuta proprio ai cento anni del movimento e all’appena inaugurato Bauhaus Museum Dessau, posto quasi in una linea di demarcazione cittadina, da una parte il centro, dall’altra un rigoglioso parco. Un edificio in vetro che riflette il passato e si lancia verso il futuro, come un ponte: infatti è stato costruito proprio così dall’architetto spagnolo Roberto Gonzales, con i piloni e un largo spazio tra i due, vedibile all’interno.

Ospita un’esibizione permanente su tutto quello che ha rappresentato il Bauhaus, raccontandone la storia, i volti degli artisti, i loro sogni e le loro opere, facendo calare il visitatore dentro quella realtà.

Quasi 49 mila oggetti collezionati dalla Bauhaus Dessau Fondation, tra disegni, “compiti” ed esperimenti degli studenti, note dei professori, prototipi, progetti, collage, modellini, ma anche tessuti, oggetti di arredamento, tra cui le famose poltrone e le lampade. E poi fotogrammi di vecchi filmini in bianco e nero e le foto di studenti e prof.

Nomi come Gropius, il suo successore Hannes Meyer, l’ungherese di origine László Moholy-Nagy, Oskar Schlemmer che si occupò anche di teatro e balletto, Marianne Brandt, prima donna a lavorare i metalli come gli uomini per le sue creazioni, diventano familiari anche come visi. (Bauhaus Museum Dessau, Mies van der Rohe Platz 1 06844 Desau Roblau www.bauhaus-dessau.de)

A Marianne, ideatrice di una lampada che ha lasciato il segno nel design, ci si avvicina ancora di più scoprendo
la stanza dove abitava alla scuola: un letto stretto, la vetrata che dà sul panorama di Dessau, con un piccolo balconcino, la scrivania in piena luce, scaffali bianchi, un grammofono di lato.

L’edificio era una sorta di comune, dove vivevano gli studenti, con tanto di mensa, teatro e laboratori dove mettere in pratica le loro intuizioni artistiche.

Si trova alla periferia di Dessau ed è diventato Patrimonio dell’Unesco. Una visita guidata permette di scoprire tutti i segreti della sede, le tecnologie d’avanguardia usate per costruirla, dai meccanismi per le finestre alle luci, il minimalismo contro l’art deco di pochi decenni prima, la geometria esaltata dal colore e l’architettura
che non ha bisogno di quadri per essere riempita.

Durante la guerra la scuola Bauhaus fu bombardata, per fortuna andarono in frantumi solo i vetri, mentre durante il periodo della Germania dell’Est venne incredibilmente preservata, anche se i sovietici e i comunisti non apprezzavano il movimento, considerato per un’elite chic e intellettuale e non per il popolo.

Rimessa in sesto, la scuola è una meta importante per celebrare i cento anni del Bauhaus, così come lo sono le case residenziali, a pochi centinaia metri di distanza, che furono costruite per i professori.

Pietra miliare dell’architettura, queste palazzine basse e squadrate, tra gli alberi, sono visitabili: una è un museo per opere contemporanee, in due, in perfetta simmetria, hanno vissuto gli amici Paul Klee e Vassily Kandinskij, insegnanti per il Bauhaus.

Poco lontano, affacciato sul fiume Elba, il ristorante Kornhaus Dessau che oggi come ai tempi in cui fu costruito, in perfetto stile, serve pasti raffinati dal gusto tradizionale. (www.kornhaus-dessau.de)

La foto di Klee e Kandisnkij mentre prendono il tè sotto gli alberi davanti alle case a Dessau è una delle tantissime memorie esposte alla mostra “Original Bauhaus”, fino a gennaio 2020, alla Berlinsche Galerie di Berlino.

In occasione del centenario, nelle sale sono presenti moltissimi oggetti, modellini, opere, disegni, filmati, prototipi come le teiere prodotte da Marianne Brandt, oltre a spazi interattivi per mettersi alla prova con il design. (www.berlinischegalerie.de)

Berlino ha ospitato per un solo anno, con l’ultimo direttore Mies van der Rohe, la scuola Bauhaus nel 1933, ma alcuni edifici della ex zona ovest portano ancora il segno e la modernità dell’architettura di questo movimento. Sarà pure durato solo quattordici anni ma il Bauhaus è tuttora all’avanguardia.

Info: wwww.germany.travel www.bauhaus100.de/
Foto Sonia Anselmo, www.bauhaus-dessau.de

In collaborazione con www.germany.travel

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