Barrio de Santa Cruz, il cuore antico di Siviglia

La brezza leggera si incunea negli stretti vicoli, portando un po’ di sollievo nella calda estate andalusa. Le rondini volano in alto e in circolo, i piccioni quasi tutti bianchi si muovono buffi sui cornicioni, i passerotti cinguettano tra i tavolini dei caffè all’aperto, i pappagalli lanciano richiami sulla vetta degli alberi nei giardini de Murillo.

E’ una città sorprendentemente piena di uccelli, Siviglia. Come il pavone, perfettamente a suo agio nel contesto, che sembra sfilare e mostrare a tutti la sua bellezza nei giardini del Real Alcazar. Anche lui prende il fresco come i turisti e gli abitanti che sfuggono alla calura del primo pomeriggio, come fanno i gatti sdraiati sull’erba nelle aiuole di piazza Santa Cruz o i cavalli delle carrozze sulla piazza de Virgen de los Reyes.

Il tutto mentre il vento leggero stende nell’azzurro del cielo i paramenti a festa issati sulla torre della
Giralda: uno sciame di rossi, verdi, gialli e bianchi, che rendono ancora più magica Siviglia.

Dotata di un fascino particolare, sospesa tra culture e stili, musa ispiratrice di opere liriche e canzoni pop, particolarmente legata a tradizioni antiche e a feste religiose, come le processioni per la Settimana Santa o per il Corpus Domine, è una città che va esplorata piano, a piedi, godendo di ogni singola sorpresa che si può trovare a qualsiasi angolo, di pause sulle panchine dei numerosi giardini o di soste ristoratrici nei molti caffè e locali con tavoli all’ombra, magari assaggiando le prelibatezze tipiche spagnole, come le tapas, i churros o la paella.

Frammenti di momenti per assaporare al meglio le meraviglie monumentali, la maestosa cattedrale gotica, la sua torre Giralda, ex minareto, il labirintico e stupefacente Alcazar, il palazzo prima degli arabi e poi dei re spagnoli, la stravagante Placa de Espana e il suo parco, la barocca chiesa di San Salvador.

Ma a Siviglia c’è un cuore particolare tutto da scoprire: il Barrio de Santa Cruz. L’antico ghetto ebraico, a due passi dall’Alcazar e dalla Cattedrale, è un intricato percorso di stradine, pati, piazze e giardini. Con il suo acciottolato, i negozietti d’artigianato e di souvenir, i locali, rappresenta l’anima di una città magica.

Qui si sono consumati amori, leggende, duelli, persino storie legate la letteratura, all’arte e alla musica:
ha ispirato il Barbiere di Siviglia (alla fine de Calle de Lope de Ruenda si affaccia il balcone di Rosina) e Don Juan.

Il ghetto fu voluto da Ferdinando III nel 1248 e fu il più importante della Spagna, dopo quella di Toledo: così rimase fino al 1483 con la cacciata e l’espulsione degli ebrei da parte dei re cattolici, Isabella e Ferdinando. Ha seguito un periodo di decadenza, ma dopo il XIX secolo si è riscoperto e ora è una delle zone più ricercate di Siviglia.

Proprio per il suo impianto singolare, con le strette stradine dove quasi si sfiorano i palazzi dalle facciate bianche o gialle e dai balconi in ferro battuto: sono stati costruiti così perché il vento si incanala nei vicoli, donando sollievo e facendo scappare dall’implacabile sole estivo. Ogni tanto, girando l’angolo, perdendosi in questo labirinto di quartiere, si aprono ampie piazze ariose.

La più fotografata è Placa de Santa Cruz, con il suo giardino centrale, dove i gatti si riposano all’ombra degli aranci. Un angolo fresco, con le classiche panchine con le ceramiche e le rose in boccio, dominato dalla grande croce: la Cerrajena, risalente alla fine del Seicento, fatta di ferro battuto raffigurante come ombre cinesi fedeli in preghiera, angeli, demoni e serpenti.

Una piccola stele ricorda che qui si trova la tomba di Bartollomè Esteban Murillo, il celebre pittore sivigliano del Seicento. Molte cose nel rione ricordano l’artista. Ad esempio, in un angolo della piazza si trova l’ingresso per il Jardines de Murillo.

Uno spazio tra aiuole, ibiscus fioriti, il monumento con una caravella in cima dedicato a Cristoforo Colombo, che sembra dedicato al relax, ma che in realtà funge da connessione con i viali trafficati, il Parco di Maria Luisa con la sua Placa de Espana e le costruzioni per l’Expo del 1929, e il fiume Guadalquivir. Il giardino è sorta di demarcazione tra il Barrio de Santa Cruz, pedonale, stretto, antico, e la Siviglia più moderna.

Tornando ad un’altra epoca, si può ricominciare da Placa de Santa Cruz e andare alla scoperta dell’ex
ghetto. Da una parte una sorta di “tunnel” costeggia i muri perimetrali dei giardini dell’Alcazar, tra pati ombreggiati che appaiono dietro i cancelli, portici e archi, fino ad arrivare all’enorme Patio de Banderas, proprio alle spalle del palazzo reale.

Se durante questo percorso, ci si perde nelle strette viuzze si possono scoprire altre bellezze del rione: le piazze con i ristoranti e gli aranci al centro, molto animate a qualsiasi ora del giorno e della notte e l’Hospital de los Venerables Sacerdotes, la vecchia residenza degli anziani sacerdoti in pensione, capolavoro del barocco
sivigliano con affreschi, opere d’arte e un patio di azulejos.

Invece, se dalla piazza de Santa Cruz si è presa un’altra direzione si possono ammirare altre piazze molto belle, come la Plaza de las Cruces, con tre croci grandi nel centro, la frequentata Plaza Refinadores, fino ad arrivare alla chiesa Santa Maria La Blanca, con l’austera facciata che nasconde un esuberante interno barocco,
costruita sul sito di un ex sinagoga. Il bello è perdersi in questo labirinto di vicoli, senza meta e gustarsi ogni angolo in santa pace.

Qui la notte andalusa si anima perché è la zona dei locali di flamenco, antica tradizione portata avanti con passione e rispetto, al suono di nacchere e chitarre. Non mancano, poi, numerosi negozi tra abbigliamento tipico e artigianato locale, dalla ceramica all’argento, oltre ai tantissimi bar, birrerie, gelaterie e quant’altro.

Info: www.spain.info
Foto di Sonia Anselmo

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