Barcellona, dove nacque il Modernismo Catalano

Barrio Gotico, El Raval, Pedralbes, Sant Antoni, Barceloneta, Ribera: i 73 quartieri urlano con vigore il polimorfismo di Barcellona. Una città che va esplorata fin nei suoi più oscuri e riservati meandri.

La fondazione di Barcellona risale circa al III secolo a.C., per mano del cartaginese Hamil Barca. Successivamente, con l’esito negativo delle guerre puniche combattute dal figlio Annibale, la cittadina, prima chiamata Barcino, venne conquistata dai romani e trasformata in colonia.

Così ha inizio la sua tumultuosa storia, garante delle innumerevoli sfaccettature della “Città dei Conti”, Barcellona.

Se si è notevolmente attratti dal lato artistico, è facile interfacciarsi con il Modernismo, cioè l’espressione catalana dell’Art Nouveau, che si sviluppò agli inizi del Novecento in tutta Europa.

Il Modernismo è soprattutto Antoni Gaudì, l’architetto che amava ispirarsi all’arte gotica e araba e che ha
cambiato per sempre l’aspetto di Barcellona.

Sicuramente la costruzione monumentale più in risalto è la Sagrada Familia, emblema dell’eclettismo della città.

La cattedrale domina la scena con i suoi 172 metri di altezza. Venne iniziata nel 1882 dall’architetto Francesc Paula Villar in stile Neogotico e, due anni dopo, affidata a Gaudì, che la rivoluzionò dichiarando e dimostrando il superamento dell’architettura gotica.

Infatti Gaudì intraprese numerosi studi nel suo laboratorio privato all’interno della Sagrada Familia, mettendo a punto ciò che diverrà l’Arco Catenario, grazie all’osservazione di una catena appesa.

Il vantaggio della sua scoperta, oltre sicuramente alla forma più slanciata e, rispetto all’arco gotico a sesto acuto, all’illusione di tendere ancor di più verso l’ alto, è soprattutto l’egualitaria distribuzione del peso della struttura in tutti i suoi punti.

Come si suppone dal nome, la cattedrale è dedicata alla Sacra Famiglia e, in particolar modo alla Nascita, Crocifissione e Resurrezione di Gesù.

A causa della morte prematura dell’architetto, investito da un autobus, e l’ inizio della guerra civile spagnola (1936-1939), la costruzione non è ancora conclusa e, dal 2018, grazie soprattutto alle offerte dei fedeli, è stata ripresa.

Anche solo passeggiando intorno all’intera struttura e, in più, volgendo lo sguardo al suo culmine, ogni pensiero fa spazio al più iperbolico stupore, dovuto soprattutto dalla nostra insignificanza davanti a tale ingente struttura. Occorre prenotare molto tempo prima, e non il giorno stesso , il biglietto per visitare il suo interno.

A Barcellona lo stile modernista di Gaudì traspare dalla sua indomabile fantasia nel modellare le superfici
e dall’irrefrenabile intenzione di dare vita a forme libere. Un altro edificio da lui ideato e costruito è Casa Milà, chiamata anche “La Pedrera”, dedicata alla Madonna.

Il suo andamento è sinusoidale, i balconi sporgenti mostrano ringhiere simili ad alghe: il tutto sembra incastonato in un complesso roccioso quasi logorato dal tempo. Sulla sua sommità, guerrieri vagamente antropomorfi dai volti squadrati, ispirati al primitivismo delle maschere africane, intimoriscono e ammoniscono i visitatori, pronti a proteggere Maria.

E ancora: non si può assaporare Barcellona senza porgere attenzione a Casa Battlo, sempre di stampo modernista. La cromaticità che passa dal verde, al blu, al viola, invade gli animi dei passanti.

Anche in questo caso prevalgono le forme libere, con balconi in rilievo che ricordano ossa, nonostante l’andamento dell’edificio sia prettamente floreale. Non vi sono spazi vuoti: le decorazioni che riempiono l’intera superficie
sono le ceramiche frantumate di matrice islamica, i coloratissimi Trencadis, parenti stretti del mosaico, adoperati inoltre in Parc Guell, sempre ideato da Gaudi.

Sicuramente, dopo una lunga ed estenuante passeggiata alla scoperta di Barcellona, se, ritornando sulla Rambla, il famoso viale pedonale principale che la attraversa da plaça Catalunya fino al Monumento di Colombo, vicino al porto, si può, affamati come non mai, raggiungere la Boqueria,numero 91 della Rambla De Les Flors.

Nell’Ottocento esclusivamente banchetto di fiori, oggi una sorta di capannone che ingloba dentro di sé banconi tentatori, ricolmi di ogni sfizio: dalle fresche e coloratissime macedonie, le fragole glassate di cioccolato, le empanadas varianti di ripieni, le tapas, le classiche fritture, tutto, ovviamente, accompagnato da una rinfrescante cerveza.

Continuando per la Rambla, simpatico e bizzarro da scorgere è oltretutto uno dei più grandi termometri d’Europa,
che si staglia sull’edificio della famiglia Cottet, lungo Portal de l’Angel. Pratico per misurare e controllare la temperatura, va dai -5 ai 40 gradi. Venne esclusivamente costruito intorno al 1956 come “manifesto pubblicitario” per il loro negozio di ottica aperto ormai da poco più di una cinquantina d’anni.

Infine, per concludere in bellezza, come fare a meno dei churros, le pastelle fritte da immergere nello squisito dulche de leche, una crema a prima vista simile al cioccolato la quale, secondo una credenza popolare, nacque per caso , da una dimenticanza della domestica del caudillo argentino Juan De Rosas : il latte con zucchero sul fuoco, per la preparazione della lechada, una bevanda caramellata. Come iniziare al meglio la giornata a Barcellona se non con gli ipercalorici “xurros”?

Testo di Martina Ulzega
Info: https://www.catalunyaexperience.it/
Foto: Catalan Tourist Board, Pixabay

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