Salvador de Bahia, la danza degli Dei

Fu la capitale del Brasile durante l’epoca delle colonie portoghesi, fino al 1763, quando il Governo si trasferì a Rio de Janeiro. Salvador merita di essere vissuta almeno 5 giorni, non solo per le sue 365 chiese, come vuole la leggenda (una per ogni giorno dell’anno), ma anche per i vecchi forti che si stagliano sul mare, per le feste che la contraddistinguono, per quell’aria tutta particolare che si respira al Pelourinho, e per le moltissime testimonianze architettoniche e artistiche della sua storia. Nella città alta, accanto all’Elevador Lacerda, l’ascensore che porta dal vecchio porto alla piazza da Sé, inaugurato nel 1868 e in seguito modificato, si staglia il Terreiro do Jesus e la chiesa di San Francesco, carica d’oro fino a scoppiare. L’interno fu interamente scolpito dagli schiavi neri, costretti al lavoro e che qui si vendicarono come poterono, distorcendo il volto dei cherubini. Da non perdere il cortile a fianco alla chiesa dove è conservato uno degli azulejos più famosi di tutto il mondo. Gli abitanti di Salvador sono un popolo molto allegro e pronto a donarvi l’amicizia in pochi secondi, se saprete cogliere l’anima vera di questa città. Quello che vi resta quando partirete è un profondo senso di nostalgia o saudade chiamatela come volete. E sull’aereo che vi riporterà a casa, vi chiederete se non valga la pena tornare al più presto a Salvador, e magari fermarvi a vivere lì. Per sempre, per tutta la vita.

Pelourinho
Si racconta che il rosso scuro dell’acciottolato che disegna il Pelourinho, nella parte alta della città, sia il colore del sangue dei neri che lì venivano fustigati legati al palo (pelourinho appunto).
E’ una poesia ricca di fascino e di storia, perdetevi semplicemente tra le vie e ascoltate le storie che trasudano dalle mura della città. Jorge Amado lo ha descritto magnificamente nel libro “Sudore”. Un tempo dimora di poveri, ladri, assassini e prostitute oggi il quartiere è diventato il centro nevralgico del turismo e dichiarato dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità.

Igreja do Bonfim
La Igreja do Nosso Senhor do Bonfim si erge sulla Sagrada Colina, nella penisola di Itapagipe. Ogni anno nella seconda domenica di gennaio si celebra la festa del Lavagem do Bonfim. Le donne bahiane, a piedi nudi sull’asfalto arroventato dal sole, camminano in processione fino al sagrato della chiesa per lavare le scale con con acqua di cheiro (profumata), intonando canti in portoghese. Un gruppo canta addirittura le orazioni della chiesa catolica, altri ne intonano altri di “origine” africana del candomblé. Il tutto per illustrare la tolleranza religiosa in Brasile, perchè alla festa partecipano tutti dai catolici, agli umbandisti fino ai candomblisti, visto che il Senhor do Bonfim, d’accordo con il sincretismo religioso Bahiano, corrisponde ad Oxalá. La storia narra che Nosso Senhor do Bonfim fu costruita dal capitano di marina portoghese Theodózio Rodrigues de Faria che durante una forte tempesta in mare, promise a Dio che se si fosse salvato avrebbe inciso sulle colline di Salvador la sua fede e la sua devozione. Così fu: dal 1772 ogni credente accompagna la processione e sembra che qui siano stati fatti molti miracoli.

Mercato di São Joaquim
Descritto solo nei libri di Jorge Amado e meta non esattamente turistica, il mercato di São Joaquim è uno di quei posti da vedere. Lasciate quindi indietro il turistico mercato Modelo e fatevi accompagnare da un taxi nella vera anima di Salvador. Questo infatti è il mercato della gente, una sorta di souk tropicale. Ne rimarrete affascinati, sia per il parrucchiere da strada pronto a tagliarvi i capelli per pochi réais, sia per i pescatori che entrano i porto con i loro saveiros scaricando il pesce pescato nella notte, in un trionfo di colori e di odori di frutti tropicali.

 

La nostra scelta:

Dormire
Non vale la pena dormire nei grandi alberghi a 5 stelle e non lasciatevi fuorviare dalle guide patinate. Scegliete invece gli ostelli. In pieno centro, al Pelourinho, ce ne sono ben due: l’Albergue das Laranjeiras (nella foto), in Rua Inácio Acciolli, 13 e l’Albergue do Passo Pousada e Turismo, Rua Ribeiro dos Santos, 3. Si tratta di antiche costruzioni con ottimo comfort e camere pulite. Per chi invece non sa stare lontano dal mare consigliamo nella città bassa, accanto al Farol da Barra, le pousadas a gestione familiare. Sarete trattati come principi e sicuramente meglio che nei grandi alberghi.

Mangiare
Qui, rispetto alle città del sud del Brasile, Rio compresa, la cucina si fa più ricca e speziata e risente dell’influenza africana. Per raccontarvi tutte le specialità di questa regione ci vorrebbe una guida intera. Lasciatevi tentare, a digiuno, da un bell’acarajé venduto ad ogni angolo di strada o da una cocada, un dolce di cocco grattugiato. Ma il piatto che più rivela l’anima nera di Salvador è la moqueca (nella foto), una sorta di caciucco locale, cotto in acqua di cocco e olio di dendé, accompagnato da farofa, riso bianco e fagioli neri. Un’estasi per il palato.

  >> Vai alla Fotogallery

  Clicca qui per vedere la mappa su Google

 Articoli correlati:
Top Five cinque ragioni per andare
Info Utili sul Brasile
Rio, anima carioca
Ilha Grande, estasi tropicale

0 Condivisioni

Lascia un messaggio