Everglades, alligatori e mangrovie nel parco della Florida

Il piccolo alligatore sta immobile a fior d’acqua, appena qualcosa cade giù però è pronto
ad afferrarla e divorarla. Il parco delle Everglades, in Florida, ha un’atmosfera primordiale, sarà per gli animali che ci vivono, sarà perché questo misto di palude, acquitrini, laghi, canali, terre emerse, boschi, è selvaggio, indomito, insidioso.

Un mondo sub tropicale che sembra inospitale, eppure ci abitino gli indiani Seminole, che convivono con alligatori di ogni dimensione, uccelli, mangrovie, pesci, rettili, insetti e quant’altro.

Un universo a se stante, nonostante sia solo a 70 chilometri dai grattacieli di Miami, che lascia un ricordo unico nei visitatori. Un paradiso avventuroso, dove le air boat, le barche ad elica, percorrono i canali facendo ammirare tutta la meraviglia della natura delle Everglades.

Le piccole imbarcazioni sembrano volare lungo il tragitto, per poi fermarsi nelle varie tappe
previste nell’escursione del parco delle Everglades. Qui e là sulle sponde dei canali, tra la
vegetazione, i giunchi e le mangrovie dalle radici intrecciate, si vede la silhouette immobile di un airone impegnato a trovare prede, si coglie un flash di colore delle farfalle, si odono i richiami degli uccelli, uno sbattere di ali, il ronzio delle immancabili zanzare e degli altri insetti che sfiorano l’acqua. Mai mettere le mani fuori dalla barca, si rischia il morso di qualche alligatore o coccodrillo che qui dividono l’habitat serenamente.

Sono proprio gli alligatori i veri protagonisti delle Everglades. Di ogni taglia e dimensione,
si nascondono tra le rive e le acque paludose, sempre però vigili per ottenere un pasto. Una
delle tappe che si fanno normalmente alle Everglades è proprio quella a un allevamento degli
alligatori: un’isoletta emersa tra i giunchi, qualche costruzione bassa e nascosta, soprattutto qualche recinto dove sono tenute le uova in attesa di schiudersi e soprattutto i cuccioli di alligatore e di tartaruga palustre che aspettano di crescere per poi essere liberati senza rischi.

Sono gli indiani Seminole ad occuparsi delle fattorie e degli animali, con tanto di spettacolo per i turisti: quello di mettere la testa nella bocca dell’alligatore. Un momento da brivido, ma per i nativi americani un gioco: loro sono qui da tempo immemore, da prima che arrivassero gli spagnoli, e hanno usato queste terre selvagge per ripararsi durante l’avanzata dei coloni nell’Ottocento.

Oggi si prendono cura della vegetazione e della fauna delle Everglades, oltre a proporre ai turisti qualche show, il loro artigianato come souvenir e qualche piatto tipico, come l’hamburger di coccodrillo.

Il parco delle Everglades fu istituito nel 1947 dal presidente Truman, è diventato Patrimonio dell’Umanità e Riserva della Biosfera, Zona Umida d’Interesse Internazionale. Ha un habitat unico, sei mila chilometri quadrati di natura, che spazia dalle sabbie mobili ai laghi, dai boschi alle sponde dei canali ricoperte di un erba sottile e lunga, di giunchi e di mangrovie.

Sono proprio loro, gli alberi dalle radici che si intrecciano uscendo dall’acqua, i veri custodi delle meraviglie delle Everglades: le mangrovie fanno da barriera tra le paludi dolci e l’acqua costiera salata, difendono il terreno dall’erosione dei venti e dalle onde delle tempeste tropicali e degli uragani che si abbattono in Florida, filtrano e purificano, danno riparo
a vari organismi.

Non sono le uniche bellezze della vegetazione alle Everglades, c’è anche il più grande bosco di cipressi secolari del pianeta, giganti di oltre 135 metri d’altezza, nella zona nord del parco, e poi ci sono le orchidee: tantissime, di ogni tipo, anche rare, che prosperano grazie al caldo umido, come la rara e unica Ghost Orchid, che ha ispirato un famoso libro ( e film) di Susan Orleans, il Ladro di Orchidee. Molti appassionati vengono al parco proprio per cercare e fotografare questi fiori.

Le Everglades sono molto amate per l’osservazione degli uccelli: durante i mesi asciutti, arrivano a nidificare anche i fenicotteri dei Caraibi e la cicogna americana, mentre si avvistano aironi, pellicani, ibis, poiane, il nibbio delle Everglades, aquile, falchi pescatore e avvoltoi collorosso.

Se i rettili sono i veri protagonisti del parco, i corsi d’acqua sono abitati anche da lontre di fiume nordamericane e lamantini e i boschi di cipressi trovano rifugio cervi, puma, la pantera della Florida e orsi neri, più difficili da avvistare.

Diviso in varie zone, come il Corkscrew Swamp Sanctuary,  Fakahatchee Strand Preserve State Park e Big Cypress National, il parco è dotato di vari centri d’accoglienza per i visitatori, di torri alte dove ammirare il panorama circostante, di sentieri da trekking o da bici, di
percorsi nei laghi per canoa o kayak, e luoghi dove praticare la pesca. Ma il brivido più emozionante è quello della gita in barca sui canali, ammirando gli alligatori a pochi
centimetri: il vero lato avventuroso e unico delle Everglades.

Info www.visitflorida.com

Foto Pixabay

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