Brasilia, 50 anni cercando il futuro

07okPer la strana architettura, per la sua pianta, per la sistematica ripetizione delle zone abitative e per le soluzioni urbanistiche non convenzionali, Brasilia contrasta enormemente con il Paese di cui è stata chiamata a rappresentare il centro politico e amministrativo. Soprattutto contrasta con la concezione della vita dei suoi abitanti, quanto di più lontano possa esistere dalla rigida razionalità di un progetto. Eppure ancora oggi Brasilia è lì, amata, spesso discussa, sicuramente ammirata, figlia universale del mondo che si stava proiettando nell’era spaziale e avvertiva già allora che un giorno forse, tutte le città del pianeta le sarebbero state simili. Brasilia fu concepita dalla mente di tre brasiliani: Oscar Niemeyer, Lucio Costa e Roberto Burle Marx e nemmeno questi probabilmente pensavano che la loro creatura sarebbe entrata un giorno nei siti patrimonio Unesco. Le sue strade larghissime, progettate per snellire il traffico, l’hanno assorbito così bene che oggi sembrano deserte. E non sono solo le auto a mancare dal paesaggio. Le avenidas sono prive di marciapiedi e la quasi assoluta assenza di alberi e di ombreggiatura impedisce di fatto la fruizione degli immensi spazi agli abitanti. Così che vista in prospettiva, magari dall’alto della torre della televisione, sembra una città deserta.

10okA metà strada tra una meraviglia e un dipinto surrealista, Brasilia è una città pensata per il lavoro. La pianta del suo nucleo centrale, il Plano piloto, ricorda un aereo, ed è tutta un fiorire di simboli: in cima, nella cabina di pilotaggio, Camera, Senato, Congresso e ministeri. I primi due con le famose forme a scodella: una concava e l’altra convessa. Poi le ali, il sostegno, e qui sorgono i quartieri abitativi, uno uguale all’altro e distinguibili solo grazie a una complessa numerazione che fa assomigliare un indirizzo a una formula matematica. Si percepisce un senso di smarrimento nel visitare Brasilia, ma l’orientamento è aiutato dalla laguna artificiale Paranoá che si estende, ramificata come una radice, tutto intorno alla città, quasi ad abbracciarla. Su uno dei rami della laguna si lancia l’immenso e – inutile precisarlo – avveniristico ponte a tre arcate che, come tutto qui, porta il nome del presidente Kubitschek. Al centro dell’incrocio fra ali e fusoliera, si apre un altro edificio che sembra uscito da un film di fantascienza: si tratta del Centro Cultural da República, formato dal Museo nazionale Honestino Guimarães e dalla Biblioteca nazionale Leonel de Moura Brizola. Verso sud sorge la cattedrale, anche questa figlia di un salto spazio-temporale. La struttura visibile, di fatto un’immensa vetrata con la sua intelaiatura a costole, ne è solo la copertura: l’edificio vero e proprio si apre nel sottosuolo.

04okE a proposito di suolo, anche questo contribuisce a dare un aspetto ‘marziano’ a Brasilia, col colore rosso acceso delle argille che affiorano ovunque in questa parte di Planalto Brasileiro. La città è concepita come un falansterio e i suoi servizi sono tutti annegati nel tessuto urbano. Così in centro si trova anche l’autodromo Nelson Piquet e poco lontano, rispondendo alla logica dei distretti, lo stadio dove giocano i campioni locali della Brasiliense, squadra giovane come ogni altra cosa da queste parti e nata nel 2000. Sull’altra ala si apre il grande parco cittadino. Fuori invece dal disegno ideale dell’aereo, gli aerei veri, che atterrano, ovviamente, al Kubitschek e che da qualche anno collegano con voli diretti anche l’Europa. A nord poi, il tesoro naturale di Brasilia: l’immenso polmone verde del parco nazionale omonimo. Ma il Brasile si riappropria del suo concetto di città appena lontano dalla capitale. E così a pochi chilometri si aprono i centri satellite, disordinati agglomerati che non sono usciti dal tavolo da disegno. Taguatinga, Samambaia, Riacho Fundo, Sobradinho e Planaltina sono alcune di queste anti-Brasilia dove il Brasile torna riconoscibile. Come scrive Massimiliano Fuksas: “La città reale ha bisogno dell’alchimia della complessità, non può essere figlia di un disegno tracciato a tavolino”. Visitare Brasilia, tuttavia, è una delle migliori esperienze da fare su questa Terra. Anche se sembra di essere su un’altra. 

       


Appuntamenti per il cinquantenario

In occasione dell’anniversario, di Brasilia, BrasiliaTur (organo legato alla Segreteria dello Sviluppo Economico e del Turismo del Governo del Distretto Federale) ha avviato diversi progetti di ristrutturazione, dalla celebre Cattedrale Metropolitana alla panoramica Torre della Televisione, fino alla riqualificazione del lago Paranoá. La Zecca dello Stato ha invece annunciato il conio di una speciale moneta celebrativa in onore del cinquantenario. Il 21 aprile 2010 la Esplanada dos Ministérios (l’ampio viale lungo cui si sviluppano le sedi degli organi governativi, la Cattedrale, e altri palazzi imperdibili come il Museo Nazionale) ospiterà una grande festa per celebrare l’anniversario della capitale, cui parteciperanno artisti di spicco provenienti da tutto il Brasile.

Come arrivare
La compagnia portoghese Tap propone collegamenti diretti da Lisbona, gli unici che uniscano senza scalo Brasilia all’Europa. In alternativa, si può volare da Milano a San Paolo con la brasiliana Tam e continuare poi con questa verso la capitale.

Quando andare
Brasilia gode di un clima equatoriale ed è una classica destinazione da tutto l’anno. Ma il periodo migliore per visitare questa parte di Brasile è sicuramente fra giugno e agosto, nella stagione secca, quando le temperature scendono a un’accettabile media di 19-20 gradi e la pioggia concede un po’ di tregua. I picchi delle precipitazioni si toccano a dicembre e gennaio, con un parallelo innalzamento delle temperature e dell’umidità. 

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