Ai confini del mondo, Isola di Pasqua

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L’isola, il cui nome fa riferimento alla domenica di Pasqua del 1772, nella quale fu (ri)scoperta dalle navi occidentali, racchiude infatti nei suoi 170 chilometri quadrati una gran varietà di misteri e leggende, testimonianza di una cultura ricca e affascinante come quella polinesiana. Il controverso percorso di Rapa Nui, questo il nome originale, che in lingua polinesiana significa “grande isola”, sembra aver inizio tra il quarto e l’ottavo secolo, con l’arrivo di un gruppo proveniente dalla Polinesia intenzionato a colonizzare nuove terre. La complessità e l’organizzazione di questo popolo diede origine, tra tante storie, a uno dei misteri più intriganti: i moai, le gigantesche statue di pietra che rappresentano una delle immagini più caratteristiche dell’isola. Queste enormi teste, dall’aspetto solenne e dallo sguardo severo, venivano erette in omaggio ai capi delle tribù locali, o ad antenati riconosciuti come divinità. Scolpite nella roccia lavica, le statue arrivano a misurare anche dieci metri di altezza, per un peso che supera le 80 tonnellate. Molti sono gli interrogativi e le supposizioni riguardo alla loro costruzione e al loro trasporto: difficile infatti immaginare come un tempo fosse possibile spostare tanta maestosità, senza l’aiuto delle moderne attrezzature. Alcune ricerche difendono l’idea che le statue fossero trasportate su tronchi di legno, fatti rotolare sulla superficie irregolare dell’isola. Altre affermano che il trasporto fosse agevolato da strutture formate da pietre lisce. Ma la teoria senz’altro più affascinante è quella che viene dalla tradizione orale: i moai, semplicemente, si spostavano camminando!

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Ma il fascino di Rapa Nui non si ferma allo sguardo solenne delle statue di pietra: l’isola infatti è la sommità di una immensa catena rocciosa formatasi circa tre milioni di anni fa, che si nasconde per tremila metri sul fondo del mare. Questi luoghi, di così rara bellezza, nacquero a partire da grandi esplosioni vulcaniche, delle quali oggi restano testimonianze come i vulcani Rano Kau e Rano Raraku. Sotto quelle punte rocciose, che un tempo furono una fucina di lava bollente, si nasconde un altro mistero dell’Isola di Pasqua: le caverne sotterranee, collegate da larghi corridoi naturali formati, milioni di anni fa, dal passaggio del magma. All’inizio, entrare in una di queste grotte può sembrare l’idea folle di una guida irresponsabile, ma oltrepassati i primi metri si aprono alla vista ampi saloni di pietra, con grandi finestre naturali che regalano una vista unica. Ascoltare poi le vicende  mitologiche della popolazione Rapa Nui, costretta dalle dispute interne causate dalla carestia a rifugiarsi in queste misteriose caverne, rende l’esperienza del visitatore ancora più suggestiva. L’Isola di Pasqua non è certo tra le mete di viaggio più consuete, e forse proprio per questo conserva un fascino misterioso e selvaggio. Nonostante ciò, negli ultimi anni le strutture ricettive sono aumentate, e nei due centri abitati sono comparsi ristoranti e internet café, negozi, farmacie, e persino un piccolo ospedale per le emergenze. Ma c’è così tanta energia in quello che i polinesiani considerano l’ombelico del mondo, che riesce a conservare intatta l’atmosfera, e conferma l’Isola quale meta ideale per i viaggiatori di buon gusto alla ricerca di avventura e mistero.

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Come arrivare
Pur esistendo un piccolo porto sull’isola, la nave non è un mezzo pratico per arrivare fin qui. Esistono infatti solo crociere discontinue che toccano questa meta remota e il mezzo più pratico resta l’aereo. L’unica compagnia che fa servizio sull’aeroporto Mataveri di Rapa Nui è la cilena Lan, che, via Santiago, in Europa raggiunge Francoforte e Madrid. Dall’Italia alla capitale cilena si arriva anche con Aerolineas Argentinas (solo da Roma), Air France e Iberia.

Colonna sonora in accordo con i silenzi del luogo consigliamo Caverna Magica (under the tree – in the cave)  di Andreas Wollenweider

Foto George and Paula Crossford

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