Ushuaia, paradiso estremo alla fine del mondo

Essere a Ushuaia è sentirsi davvero alla fine del mondo. Non è solo per una questione geografica, ma è anche una sensazione, quasi fisica, di essere in un luogo dove si conclude la terra, dove non si sono più zone abitate.

Oltre questa graziosa cittadina stretta tra le montagne e il mare, oltre il porto, oltre il canale di Beagle con i suoi isolotti, ci sono solo ghiacci e il Polo Sud.

Ushuia è un borgo estremo, sospeso tra mondo vero, tangibile, e quello sognato, irreale, che suggerisce
un senso di avventura e di esplorazione perenne. E’ anche talmente carina, con le sue casette colorate, i tetti rossi, che si ricorda sempre con piacere, non solo perché si è stati quasi alla fine del mondo, alla punta dell’Argentina e della Terra del Fuoco.

Questo paradiso naturale all’estremità del pianeta fu scoperto per la prima volta da Fernando Magellano, da cui poi lo stretto prese in nome. Era il 1520 e il navigatore portoghese guardando verso riva notò dei fuochi accesi:
erano gli indigeni Yàmana che li avevano accesi per riscaldarsi. Da allora venne chiamata Terra del Fuoco,
dopo un iniziale appellativo di Terra dei Fiumi.

Gli indigeni, a cui oggi è dedicato un museo a Ushuaia, controllarono le isole della zona fino alla seconda
metà dell’Ottocento, quando i pionieri arrivano per la corsa all’oro e per l’allevamento di pecore.

Piccola, collegata al resto dell’Argentina anche con un aeroporto, ma in continua espansione con nuovi quartieri, grazie all’industria del turismo, Ushuaia è rannicchiata contro i monti: le strade salgono in vertiginose arrampicate e scendono a strapiombo sul mare, ricordando quasi una San Francisco in miniatura.

Il cielo spesso plumbeo non le toglie fascino, anzi. Ushuaia è una cittadina gioiosa e piena di vita: nei
volti degli abitanti, la maggior parte giovani e figli dei coloni arrivati da altre parti dell’Argentina prima per lavorare alla prigione (ora diventata museo Marittimo) che ospitava 380 detenuti, condannati a fare i tagliaboschi fino al 1947, e poi per le trivellazioni petrolifere e per il turismo sempre più crescente.

In fondo, Ushuaia, che sorge su un’isola sulla Terra del Fuoco, divisa dal continente dallo stretto di Magellano e protesa verso Capo Horn e l’Antartide, è ricca di fascino.

Non solo perché si trova alla fine del mondo, come ripetono a più non posso i depliant locali, ma anche perché ha saputo sfruttare la sua posizione di città sospesa nel nulla.

Nel suo porto, nella baia poco profonda alle pendici del monte Martial, sono ancorate le imbarcazioni che portano a visitare il Canale di Beagle con i suoi isolotti ricchi di fauna, dai cormorani ai leoni marini, e il faro più a sud del mondo.

Detto anche di San Juan de Salvamento, è stato il primo nella storia ad essere costruito nelle acque meridionali e soprattutto è stato citato da Jules Verne nel 1905 nel suo romanzo uscito postumo: all’epoca il faro segnava la fine del territorio mappato e l’inizio della terra sconosciuta dall’Antartide. In onere di Verne, è stato ristrutturato una ventina d’anni fa e tuttora svolge il servizio di segnalazione per la navigazione.

Quella del Canale di Beagle è una delle tante escursioni che partono da Ushaia e che fanno immergere in questa natura così selvaggia, unica. Ad esempio c’è il Treno della fine del mondo, antica locomotiva a vapore,
che conduce nel parco nazionale della Terra del Fuoco, dove vivono indisturbati i castori e dove si può ammirare la Cascada de la Macarena.

Oppure si può fare un “giretto” sul ghiacciaio più vicino, una visita a una riserva di pinguini, una gita ai laghi Fagnano ed Escondido dalle incredibile acque turchesi, oltre alle tante attività outdoor, dal trekking al mountain climbing e alla canoa.

Totalmente immersa in una natura primitiva, Ushuaia ha tramonti che sembrano non finire mai, luce radente, venti forti e violenti, praterie sconfinate e boschi che iniziano fuori l’abitato: la cittadina ha qualcosa di spettrale nel suo dna.

Una caratteristica che ben si coniuga con i ristoranti affollati che si affacciano sul mare dove si possono gustare le specialità del luogo, soprattutto il granchio gigante, e nella strada principale, un susseguirsi di negozietti di ogni genere che vendono l’artigianato regionale, dalla lana delle Ande ai manufatti d’argento e alla marmellata di calafate, una preziosa bacca che cresce solo in Patagonia. Tutto a prezzo speciale, perchè Ushuaia è un porto franco a due passi dal Polo Sud.

Info: www.argentina.travel
www.tierradelfuego.org.ar

Foto Pixabay

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