Libano, Sidone e Tiro, le antiche città sulle orme dei Fenici

Da Beirut, dirigendosi verso sud si viaggia attraverso la zona agraria del Libano, tra continue piantagioni di banani, due sono le soste fenicie obbligatorie. Sidone e Tiro. Le città fenicie si svilupparono a una giornata di navigazione tra loro, circa 40/60 km via terra, così da Beirut a Tiro ci sono circa 80 chilometri e Sidone si trova a metà strada.

In questa città ebbe iniziò la lavorazione del vetro e l’uso del murice per tingere i tessuti di porpora. Il made in Fenicia che rese famosi e ricchi quegli intrepidi navigatori e scaltri mercanti cananei. Quando si vede emergere il Castello, siamo a Sidone.

Il Castello a mare dei Crociati si riconosce senza bisogno di indicazioni. La fortezza marina fu costruita nel XIII secolo a presidio del porto. Sidone ha tutti gli elementi della città mediorientale. Appena attraversata la strada di fronte al Castello si trova il suq, con artigiani, caffè e negozi. Con pochi passi dal mercato si raggiunge il poderoso edificio del Kahn El Franj, il caravanserraglio fatto costruire dall’emiro Fakhreddine II nel XVIII sec. La struttura è quella classica, una grande cortile interno con fontana, stalle a piano terra e gli alloggi al piano superiore.

Fakhreddine fu abile e illuminato politico, suscitando invidie e odio da parte di altri emiri e degli Ottomani, fu ospite dei Medici a Firenze per poi tornare nella sua Patria.
Oggi il Kahn è un centro culturale, ospita mostre e spettacoli. Se amate andare per suq, bisogna ricordarsi che
il venerdì è il giorno dedicato al culto per i musulmani, quindi le loro attività sono chiuse.

L’antica Tiro fu una vera regina dei mari, famosa per i suoi scambi commerciali anche con porti atlantici.
Tiro era costituita da una serie di isolotti vicino alla costa, che nel corso della sua storia furono collegati alla terra ferma. Così ricca e potente che fu obiettivo strategico per Alessandro Magno che impiegò ben sette mesi per conquistarla.

L’area archeologica si divide in tre zone. L’area I è vicino all’ingresso della Città. Una vasta necropoli con sepolture fino all’epoca bizantine, sarcofaghi con incisione in latino, greco, a lato di tombe paleocristiana. Si cammina sulla via lastricata bizantina, sembra che ripercorra il terrapieno che Alessandro Magno fece costruire per espugnare la città insulare. L’Arco di trionfo calamita l’attenzione dominando la prospettiva.

Sulla sinistra dell’arco, la tribuna dell’ippodromo romano ci fa immaginare quanto dovesse essere imponete, secondo solo al Circo Massimo di Roma. Due piccoli gioielli di puro caso fortunato rimarranno indelebili nella mia memoria.

All’inizio della necropoli giovani archeologici stanno completando degli scavi. Da dentro un sarcofago una ragazza ci racconta il suo lavoro, sta liberando da detriti delle piccole ampolle in vetro, probabilmente facenti parte del corredo funebre, poi acconsente di farci affacciare dentro il sarcofago. Brividi di entusiasmo e curiosità, uno struggente disagio per aver violato l’intimità del Grande Sonno.

Abbiamo ripreso la visita, all’ora della preghiera il ritmato salmodiare dei muezin si intrecciano, le pietre lucide sembrano intensificare il loro riverbero di luce e vento, in alto sulla tribuna dell’ippodromo vengo bagnata dalla luce sonora, il vento ondeggia le parole.

L’area archeologica II è collocata nei pressi del porto. Le città fenicie avevano due porti, uno direzione nord e uno verso sud. In questa zona, in base alle testimonianze rinvenute, si trovava il “porto egizio”. Il sito romano bizantino era un vero e proprio centro benessere e sportivo degli antichi romani, bagni termali, la palestra, un’arena a pianta rettangolare, il tutto con vista mare.

Appena fuori dal sito archeologico, ci si immerge nella zona del porto, in perfetto stile mediterraneo o fenicio. Strade, vicoli contorti pieni di luce, panni stesi, piante grasse e gerani, voci e facce. Tanti i gozzi dei pescatori, con i loro grandi occhi disegnati, all’uso degli antichi navigatori cananei. La porpora era così importante che i Greci chiamarono Fenici (porpora) il popolo leader assoluto di questo prodotto cioè i cananei.

Dove mangiare:
Le Phenicien Restaurant: nell’angolo del porto, a un metro dal mare, la specialità è il pesce. Le meze sono declinate in versione ittica, shawarma e kebbe di pesce, l’insalata fattouch è arricchita da julienne di gambero, non mancano frittura e grigliata, buon vino bianco. Il locale è ben frequentato e servizio impeccabile.
https://www.facebook.com/pages/Le-phenicien-Restautant-Tyre-Lebanon/142435152492594?fref=ts

Info:
Info@tourguideslb.com
Hidden Lebanon: https://www.facebook.com/HiddenLebanon/?fref=ts
hiddenlebanon@gmail.com
Geo Club Liban: https://www.facebook.com/geoclubliban/?fref=ts
geoclubliban@gmail.com

In collaborazione con la Rotta dei Fenici
www.fenici.net
Foto di Maria Luisa Bruschetini

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