Kurdistan, l’altro Iraq

Erbil è oggi la terza città irachena dopo Baghdad e Mosul. Ma è anche il cuore della zona più settentrionale dell’Iraq, facente parte della macroregione del Kurdistan, uno Stato inesistente, forte solo della sua popolazione, al momento distribuita fra Turchia, Siria, Iran e lo stesso Iraq. Dopo l’invasione a guida statunitense del 2003, le sorti dei curdi iracheni, precedentemente brutalizzati da Saddam Hussein, è notevolmente migliorata. Non solo alla guida di tutto l’Iraq c’è oggi un presidente di origine curda – Jalal Talabani – ma il Kurdistan iracheno ha anche ottenuto un’autonomia sempre maggiore e gode inoltre di una relativa pace rispetto al resto del paese ancora dilaniato dalla guerra. Per questa ragione da queste parti la gente non si definisce irachena e l’unica bandiera che si può vedere ovunque è il tricolore curdo con il sole giallo. A guardia di questa tranquillità c’è l’esercito Peshmerga, milizia locale che ha il preciso compito di tenere il terrorismo lontano dalle città e dalle strade della regione. Non è sorprendente quindi che persino in questo improbabile angolo di mondo si stia pensando di rivitalizzare il turismo. Visitare oggi il Kurdistan iracheno è un’impresa possibile anche in proprio, con un minimo di accortezza. Il viaggio riserverà più di una piacevole sorpresa, a cominciare dall’accoglienza da parte della gente locale, cortese e curiosa verso i viaggiatori, fino alla bellezza dei paesaggi, sulle montagne che portano alla frontiera con l’Iran.

Le porte d’ingresso a questa regione sono fondamentalmente due: Erbil, raggiungibile in aereo dall’Europa, o il posto di frontiera con la Turchia, prevedendo un avvicinamento via terra. La capitale vanta un animatissimo bazar coperto, dove in alcuni momenti della giornata sembra si sia dato appuntamento l’intero milione di abitanti della città. Fra le sue stradine si trova praticamente di tutto: dal cibo all’abbigliamento tradizionale, alle minuscole botteghe degli orafi. Da visitare in città anche la rovina del minareto pendente Sheikh Chooli, risalente all’XI Secolo, il grandioso parco Sami Abdul Raman, che rappresenta una piacevole oasi verde e la nuova moschea Jalil Khayat. Lasciata la caotica Erbil, l’itinerario più suggestivo è lungo la cosiddetta Hamilton Road, nota presso i locali anche come Haji Omaran. Qui negli anni Venti del Novecento, l’ingegnere neozelandese Archibald Milne Hamilton aprì per conto dell’esercito britannico un tratto di strada per congiungere i possedimenti della corona in Palestina a quelli in India. E lo fece in un paesaggio spettacolare fra canyon e vette scoscese. Lungo la strada si può ammirare anche la cascata Gali Ali Beg, che forma un salto di una trentina di metri.

Percorrendo la Haji Homaran, la soluzione migliore per alloggiare è fare tappa nella cittadina di Shaqlawa, a un’ora di strada da Erbil. Grande poco più di un villaggio, Shaqlawa sta diventando rapidamente una meta vacanziera per gli stessi iracheni ed è dotata di una buona scelta di hotel e ristoranti. Un altro itinerario percorribile da Erbil, conduce verso sud, a Suleimanya. La seconda città del Kurdistan iracheno è un centro universitario e culturale molto vivo, nonostante la sua giovane età (risale solo al XVIII Secolo). La parte più piacevole sono i suoi splendidi parchi pubblici, come il parco Azadi o quello municipale, o ancora il parco Sarchnar. A nord di Erbil si può arrivare fino alla frontiera con la Turchia, visitando centri più piccoli, come Dohuk e Zakho.


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Quando andare

Primavera e autunno sono i giusti periodi per un viaggio. La regione è infatti interessata dal clima arido-continentale, con estati torride e inverni rigidi. Da giugno a settembre le temperature sfiorano i quaranta gradi con caldo secco, mentre d’inverno è frequente la neve.

Spostamenti
Non esiste una rete organizzata di trasporti fra le varie città. La soluzione ideale è quella di contrattare con tassisti privati – i prezzi sono estremamente abbordabili – o di usare taxi collettivi.

Documenti
Per entrare nel Kurdistan iracheno i viaggiatori provenienti dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea hanno bisogno solo del passaporto con sei mesi di validità residua. Per un soggiorno fino a dieci giorni si ottiene un visto all’arrivo in aeroporto o in frontiera. L’estensione del visto prevede una visita al Residence office di Erbil, ma è richiesto anche l’esame del sangue per un test Hiv. Il visto curdo non autorizza a entrare nel resto dell’Iraq, cosa peraltro estremamente sconsigliabile al momento. Per farlo è necessario un altro visto rilasciato dall’ambasciata irachena.

Come arrivare
Con Austrian AirlinesLufthansa, Royal Jordanian e Mea. La compagnia austriaca è stata la prima in Europa a riaprire un collegamento dopo l’invasione militare del 2003 e oggi vola a Erbil via Vienna. La capitale austriaca è a sua volta raggiungibile dall’Italia con collegamenti da Bologna, Catania, Firenze, Milano Linate, Milano Malpensa, Napoli, Roma Fiumicino, Venezia e Verona. Lufthansa ha riaperto la rotta il 25 aprile 2010, imitata lo stesso mese dalla libanese Mea, via Beirut. I voli Mea in Italia atterrano a Roma e a Milano. Royal Jordanian infine, consente di raggiungere Erbil e Suleimanya via Amman e in Italia tocca Roma Fiumicino e Milano Malpensa.

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