Il grande cuore dei villaggi del nord della Thailandia

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Mae Kampong fa pare del nuovo progetto CBT-I, Community Based Tourism Istitute, ovvero una cooperazione tra 65 comunità della Thailandia che si vogliono promuovere e arrivare ad un visitatore intenzionato a calarsi nella loro realtà. Per questo offrono una serie di attività per immedesimarsi perfettamente nell’atmosfera: da quelle sportive a contatto con la natura a quelle più particolari, alla scoperta dell’artigianato e della quotidianeità. La rinomata accoglienza thailandese fa il resto, con il grande cuore e il sorriso della gente del posto pronta ad ospitare sempre con affetto e disponibilità. Certo, occorre una buona dose di spirito di adattamento per passare la notte negli homestay del luogo: sono le vere case degli abitanti, una sorta di b&b in continuo miglioramento, dove gli ospitanti e gli ospitati coinvivono per il tempo necessario. La stanza non è quella di un hotel a cinque stelle, ma una spartana camera con il materasso per terra e i chiodi alle pareti che fungono da appendiabiti, il bagno è fuori, bisogna uscire e fare le scale, anche se tutto è pulito e accessoriato.
È una notte passata nella natura: il fiume della cascata scorre fragoroso, le cicale emettono una musica da far invida alle discoteche, i pipistrelli e i gechi entrano ed escono dalle feritoie nel legno in cui è costruita la casa.
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Alla mattina si è subito pronti per la routine degli abitanti: prima un salto al tempio del villaggio, con il monaco sorridente pronto a ricevere le offerte di cibo e fiori sia dei locali che dei turisti, a cui impartisce una benedizione quasi con un senso di indulgenza e divertimento dipinto sul viso, mentre i cani dormono all’interno, all’ombra delle statue di Buddha, poi il momento della colazione preparata dai proprietari dell’homestay, minestra di riso e frutta fresca, ma anche fette di pane e marmellata di ananas, piccola concessione al mangiare occidentale. Le signore degli homestay sono in continuo fermento e alla ricerca di migliorarsi: l’associazione delle Comunità manda loro professori che insegnino a tenere linda la casa e a cucinare piatti thai più raffinati, anche se sono già bravissime cuoche, come dimostrano le semplici specialità che offrono per cena o per pranzo ai loro ospiti. Dopo i rifocillamenti mattutini, si è pronti per le attrazioni locali. Per chi ama le passeggiate nella natura, è d’obbligo il trekking verso la sommità della cascata, immersi in una vegetazione verdissima, con enormi banani e bambù, con le farfalle di mille colori che svolazzano intorno e le lucertole che si mimetizzano tra le foglie. A seconda della stagione, ci si deve bardare con una sorta di ghette che vanno dalle scarpe al ginocchio, sopra i pantaloni: servono per evitare che le sanguisughe si attacchino alla pelle del malcapitato, una preaucazione.
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Oltre al trekking, si possono affrontare altre interessanti e formative attività: se è il momento giusto si possono aiutare i contadini nella raccolta del tè e del caffè, oppure ci si può divertire insieme alle donne locali a confenzionare tradizionali cuscini thai riempiti di foglie di tè seccate, utili sia per il profumo che per gli effetti terapeutici e rilassanti che diffondono nell’aria, oppure si può scoprire l’arte del
baisri, ovvero come creare composizioni per il tempio o per ricorrenze con i fiori e le foglie. E quando si è stanchi, ci si può dilettare con uno dei tanti tipi di massaggi, da quello rilassante al thai, che praticano le signore del villaggio. Un’immersione totale nel loro mondo, che continua con la cerimonia di benvenuto con tanto di balletti, musica e cibo, condotta all’orgoglioso capo villaggio. Alla fine, un velo di tristezza affiora nel dover salutare queste accoglienti persone, basta poco ad affezionarsi a loro, ai bambini radiosi che giocano in strada con i cagnolini festanti. Sembra un tuffo in un mondo lontano, rimasto intatto nei secoli, generoso e aperto al futuro.  
Tornando verso Chiang Mai, merita una visita il Dheen Thok Royal Project Research Station, che fa parte di una serie di progetti reali che coinvolgono trentotto villaggi in tutta la Thailandia per lo sviluppo e la promozione. Questo, in particolare, è composto da 35 metri quadri di foresta e montagne nel Mae Tra Krai National Park e si occupa di colvitazioni di fiori e piante, insegnando ai giovani un mestiere. Nelle serre le orchidee vengono coccolate, cresciute e moltiplicate per poi essere vendute nei mercati, ai fiorai e alla gente del posto, il tutto con grande passione. Nel piccolo insediamento anche un ristorante e un mini resort immerso nel verde. È un esempio perfetto per aprirsi ad un turismo ecosostenibile, esattamente come il villaggio di Mae Kampong. E quando ci si allontana da questi luoghi, l’esperienza ha arricchito lo spirito del viaggiatore.
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In collaborazione con www.turismothailandese.it e www.thaiarways.co.it
Info www.cbt-i.org e  www.mae-kampong.com

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