Nella giungla alla ricerca delle pitture Maya

bonampakAnche Palenque, come altre città precolombiane, fu dimenticata dopo la conquista spagnola e lentamente ricoperta dalla foresta. Solo nel XIX Secolo, tutta la storia dei Maya è stata ricostruita grazie alle spedizioni di ricerca dell’americano John Stephens e dell’illustratore inglese Frederick Catherwood. Ma Palenque è anche un’ottima base per esplorare i misteri che si nascondono nella Selva Lacandona, famosa negli anni Novanta per ospitare gli accoliti del subcomandante Marcos. Nel folto della foresta pluviale con una mezza giornata di strada si possono raggiungere i siti di Bonampak e Yaxchilán. Ci si può affidare a un’agenzia locale che organizza il trasporto e il cibo, necessario portarselo dietro perché a destinazione non se ne trova. L’ideale sarebbe partire prima dell’alba, considerato che la meta non è proprio dietro l’angolo e soprattutto perché lungo la strada si potrà assistere al meraviglioso spettacolo del sorgere del sole sulla giungla, con la nebbia che orla le cime degli alberi. Bonampak è un sito famoso per i suoi affreschi, una delle pochissime occasioni per farsi un’idea della pittura Maya. Il luogo fu scoperto solo alla metà del Novecento, isolato com’è nella foresta e c’è da dire che gli affreschi si stanno anche rapidamente deteriorando.

usumacintaEsistono tuttavia progetti da parte delle autorità per metterli in sicurezza. La maggior parte delle figure rappresenta la campagna militare dei Maya contro gli Olmechi e come molti di questi vennero ridotti in schiavitù. I colori dominanti sono il rosso e il marrone e un azzurro ancora molto vivido per essere vecchio di tredici secoli. Da Bonampak si procede verso il Río Usumacinta che si discende in barca per qualche chilometro. Il fiume è la linea di confine meridionale del Messico, con la sponda di destra (navigando verso Yaxchilán) che è già Guatemala. Dalla barca sarà possibile vedere scimmie ragno atelé, nere e con le zampe lunghissime, che si dondolano sui rami o qualche iguana che si crogiola al sole. All’arrivo al campo di Yaxchilán ci si può inoltrare nella giungla, ancora più fitta che a Bonampak per esplorare le rovine che giacciono nel folto della foresta. Molte di queste sono aperte, nel senso che non esiste nemmeno una transenna a impedire l’ingresso ai più temerari nei bui cunicoli di pietra. Ma ricordatevi che siete in una foresta pluviale e che queste cavità sono la tana ideale per ogni tipo di animale.

aguaazulIn ogni caso, anche per fare pochi passi all’interno di qualsiasi struttura è necessario avere almeno una torcia elettrica. A Yaxchilán, se si sono portate con sé abbastanza provviste, si può alloggiare nel campo, dotato anche di una minuscola pista di atterraggio per aerei da turismo. Il tutto, come sempre circondato da un muro di alberi. Per concludere il circuito avventura, un soggiorno a Palenque deve comprendere altre due mete, entrambe facilmente raggiungibili dalla città: la cascata di Misol Ha e le lagune di Agua Azul. La prima è un gioiello incastonato nella foresta di smeraldo: un salto verticale di 35 metri che termina in un piccolo specchio d’acqua. Agua Azul è invece una serie di lagune formate dalle rapide di un torrente. E come dice il nome, l’acqua è davvero di un azzurro abbagliante, effetto amplificato dai depositi di sabbia bianca del fondo. Qui, come a Misol Ha, è possibile fare il bagno, ma è necessario fare attenzione: scegliete rigorosamente una pozza d’acqua calma o la corrente vi trascinerà via. 

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