Puttaparthi, il tempio di Sai Baba

Nei giardini curati dai volontari si vedono palme, aiuole, roseti, un grande stagno di fior di loto immerso fra statue di divinità induiste e di altre religioni. Nessun culto è escluso. Qui si aggirano scoiattoli, camaleonti, cani e scimmie. Qua e là i templi di Laxmi, Ganesha, Gayatri e Kali. I devoti vi accendono incensi e offrono noci di cocco o fiori. Fuori però le cose cambiano. Le strade, sempre affollate, non sono pulite. L’aria a volte è irrespirabile, ci sono tantissimi camion, carri trainati da bufali, taxi, moto che strombazzano continuamente per avvertire chi li precede. Attraversare la Main Road è un’impresa: ci si butta senza correre. Ti schivano loro. Lungo le vie s’annidano negozi d’ogni genere.

Non mancano mendicanti, lebbrosi, spettacoli itineranti, venditori di frutta esotica e bevande… che è meglio non acquistare. Da vedere c’è molto: tre musei, l’albero dei desideri, lo stadio, il planetarium, scuole di vario livello, l’università e l’ospedale. Baba ha fatto costruire tutto questo con le offerte dei devoti da tutto il mondo per la gente del suo villaggio e non solo, come il Sai Gange un canale che scorre per 165 km fino a Chennai dissetando milioni di persone. Questa è l’incredibile India che coniuga moderno e antico.

  Clicca qui per vedere la mappa su Google


  Articoli correlati:
 Agra e il tempio dell’amore eterno 

0 Condivisioni

Lascia un messaggio