Misteri antichi a Petra

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Ma tutta Petra è un mondo da favola, proveniente dall’antichità e per questo, dati anche i pochissimi documenti storici ritrovati sui Nabatei, avvolta dai misteri. Ancora oggi gli archeologi cercano di capire come vivevano e i loro culti, gli scavi proseguono senza sosta, anche se i principali monumenti sono a disposizione dell’incredulità del turista. Sorge in una gola che si apre su una vallata ed è circondata da montagne, la stessa valle Wadi Musa legata alla Bibbia dove Mosè, toccando una roccia con il bastone, fece scorrere l’acqua. E proprio all’inizio del percorso esiste un edificio che viene designato come l’antica sorgente fatta emergere da Mosè. Tra leggende e storia, Petra è oggi circondata da una cittadina votata al turismo, con le immancabili bancarelle, hotel e ristoranti. Ma appena si imbocca la discesa che porta al Siq, costellata da abitazioni e caverne del popolo nabateo, ancora ricche di ipotesi perchè qualcuno le vuole cisterne d’acqua, altri tombe,  alcuni torrette di avvistamento per i nemici, si viene avvolti da questa allure di mistero, silenzio, reverenza. I Nabatei erano un popolo di nomadi del Sud della Penisola Arabica, intorno al IV secolo a.C si stabilirono qui, erano commercianti e la loro città, dodata di una posizione geografica invidiabile, divenne un centro importantissimo della via carovaniera che portava da Sud a Nord. Per questo, entrano in contatto con le altre civiltà dell’epoca e i loro monumenti subirono l’influenza ellenistica, assira, egizia, siriana e più tardi romana. Erano politeisti e i loro due Dei maggiori erano una sorta di Osiride e Iside, padre e madre di tutto. A loro pare siano dedicati tutti i templi della zona. Petra era una città rigogliosa, piena di fontane, palazzi, teatri, ci abitavano circa 20 mila persone nel periodo di massima esplosione, intorno al I secolo a.C. Quando fu conquistata dai Romani di Traiano divenne una delle tante colonie, mentre le carovane di mercanti si spostavano in altri circuiti, perse importanza e iniziò il declino. Con il Cristianesimo divenne sede vescovile e alcuni templi furno trasformati in chiese, ma questo non servì. Piano piano cadde nell’oblio fino al 22 agosto del 1812 quando un esploratore svizzero, Johann Ludwig Burkhardt,  cominciò a esaminarla:  proprio quest’anno si è celebrato il bicentenario della riscoperta.
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Gli scavi archeologici, però, iniziarono solo con un pó di ritardo, intorno al 1990, anche se qui i beduini ci hanno sempre abitato e pensavano a che custodisse un tesoro. Vivono tuttora nel sito, ormai votati al Dio turismo, pronti a vendere qualsiasi souvenir al visitatore, a farlo salire su dromedari e asini per accompagnarlo nella faticosa escursione. Si inizia il tour proprio dal Siq, il famoso e spettacolare percorso tra le rocce. A volte si restringe, a volte si apre in piccole piazzette dove un tempo ci dovevano essere le dogane, è attraversato dalla canalizzazione che serviva per l’acqua e le fontane, una parte il sentiero è lascricato come una volta e stupisce per lo spettacolo dei colori cangianti delle rocce ai lati: rosa, rosso, giallo, salmone, albicocca, arancione, ocra sono alcune delle tinte vedibili. Era anche una via sacra, percorsa dai sacerdoti nei momenti dei rituali religiosi. E questo spirito mistico rimane, fino alla fine quando il sipario roccioso lascia intravedere uno spiraglio del Tempio del Tesoro. Maestoso e imponente, è stato al centro delle leggende beduine che volevano nell’urna posta sul tempietto al suo apice, costudito un enorme tesoro di un fantomatico faraone, per questo in arabo è chiamato  Khazne Faraun, Tempio del Faraone. Invece, pare fosse una tomba, in particolare quella della moglie di un re nabateo del I secolo d.C. È solo l’esempio più famoso di come gli antichi costruttori di questa città si dedicarono alle meraviglie scolpendo templi, palazzi e tombe nella viva roccia di arenaria. Un “lavoro pietrificato” fatto di scalpelli e improvvisati  ponteggi sui detriti, che ha subito l’erosione dei secoli e moltissimi terremoti hanno distrutto statue, colonne, archi e mura. Questa è zona sismica e i bravi architetti antichi misero dei tasselli di legno di ginepro tra le costruzioni, una misura utile per contrastare la forza distruttiva della natura. Alle spalle del Tesoro, comincia la via delle facciate, una lunghissa e assolata strada costeggiata da immumerevoli meraviglie: tombe enormi, il teatro che ospitava tremila spettatori, quelli che un tempo erano palazzi signorili. Si attraversa un colonnato dove i Nabatei avevano le loro botteghe e i loro pronipoti di oggi hanno allestito bancarelle e punti di ristoro per i viandanti odierni. Il tutto finisce dove c ‘erano alcuni archi che segnavano la zona commerciale da quella sacra, con gli altari dei sacrifici. Intorno le montagne che si possono scalare, anche se i sentieri sono ripidi e non certo comodi, per andare a vedere le costruzioni poste in cima, come il Monastero, chiamato così perchè in epoca cristiana vi furono erette delle croci, uno degli altri simboli di Petra, questa città magica e unica.
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