Mekong, sul delta del grande fiume dal fascino senza tempo

Il piccolo sampam sembra volare sulla superficie, mentre la ragazza dal cappello a cono rema senza sosta. Il canale è affollato di altre imbarcazioni uguali, i tipici cocchi d’acqua mantengono saldi gli argini con le loro radici, il rumore del remo sembra una musica di sottofondo. Va in scena così l’incanto del delta del Mekong e del Vietnam senza tempo nè età.

Quello che strega il viaggiatore occidentale è una normale e secolare consuetudine per i vietnamiti, abituati a vivere, lavorare, commerciare e, ora, accogliere i turisti, sul loro grande fiume. La zona del delta è un mosaico intricato di affluenti, canali, rivoli e bisogna stare attenti alle inondazioni, che spesso e volentieri allagano i campi sulle rive e le case sulle palafitte. Affrontare una gita su un sampam, lungo uno dei canali, è sicuramente un’emozione continua.

Nel silenzio del luogo, rotto solo dal movimento armonico dei remi e dei saluti che si scambiano con gli occupanti delle barchette che si incrociano, si avverte quasi un sussulto di spiritualità.

Il Mekong ha un potere seduttivo unico, tutto suo. Difficile non rimanerne colpiti. Soprattutto in quest’angolo del ramo anteriore del delta, dove ci si imbatte in barche di ogni grandezza, tutte con un disegno sulla prua raffigurante un paio d’occhi che sembrano scrutare nell’acqua fangosa. Dovrebbero mettere paura al drago, o meglio
intimidirlo al punto che non esca dal fondo e punti direttamente a loro. La leggenda antica si tramanda ancora
in Vietnam, dove il Mekong si continua a chiamare “il fiume dei nove dragoni”, come il numero dei bracci in cui si divide qui il delta. Piccoli dettagli che rendono questo posto pieno di fascino eterno.

Scorre lento, con le sue acque marroncine, con le sponde piene di case dal tetto di paglia, villaggi, orti, pagode, mercati, benzinai, tutti galleggianti. Tocca Paesi diversi, con caratteri e inclinazioni differenti, uniti però nel trarre vita e sostentamento dalle sue profondità.

Ora sinuoso e trafficato, ora tranquillo e quasi mistico, il fiume più importante dell’Asia nasce dall’altipiano del Tibet, per quasi 5 mila chilometri attraversa la Cina, il Myanmar, la Thailandia, il Laos, la Cambogia, e alla fine sfocia in Vietnam, quasi diventando un simbolo stesso del Paese. Qui si divide qui in due estesi rami, quello anteriore e quello posteriore, che si ricongiungono nel delta, formato da nove bracci che si riversano in mare nei dintorni di Ho Chi Minh, ex Saigon.

Si può navigare ed è un viaggio nel viaggio, alla scoperta delle popolazioni del fiume, della loro vita, di come sopravvivono sulle rive. Per scoprire dall’acqua l’incanto del Vietnam ci si può imbarcare su un battello
tipico di legno a Ben Tre, piccolo centro sulla sponda meridionale, in un territorio ricco di affluenti e canali, oltre che di estesi campi di riso.

Lungo la strada che porta da Saigon a Ben Tre si ammirano distese quasi infinite di questo cereale così importante per l’economia vietnamita, tra bufali, aironi guardabuoi e qualche stagno pieno di fiori di loto. Ma è sul molo
di Ben Tre che inizia l’avventura sul fiume.

Tante sono le tappe che si susseguono alla ricerca di un modo di vivere che sembra inalterato da secoli. La barca accosta e con un salto si è in un piccolo villaggio dove si allevano api e si produce pappa
reale, polline e miele: tutti da degustare. Poco più in là, c’è la “fabbrica” delle caramelle, dove si preparano gustose delizie con il cocco, tutte artigianali, mentre in mezzo al fiume, ci sono le vasche per i pesci e le
rane.

Qualche altro metro di navigazione ed ecco un altro villaggio immerso nella rigorosa vegetazione. Da qui, quando
non è stagione delle piogge e l’acqua non ha ricoperto le rive, si può solcare un canale a bordo del sampam. Una
volta tornati sul fiume e sulla barca principale è tempo di mangiare: si approda su un’isoletta, con tra
orchidee, bonsai e farfalle svolazzanti, per assaggiare le prelibate specialità locali, come il pesce fritto da avvolgere nelle sottili cialde di riso per un involtino.

Per visitare l’altro braccio del Mekong, si va a Can Tho, la più grande città del delta e centro commerciale più importante per il riso. Da qui si parte la mattina presto per andare al mercato gallenggiante di Cai Rang, dove si vendono verdura e frutta all’ingrosso. E’ uno spettacolo unico: le barche cariche di mercanzia innalzano un lungo bastone con sopra il prodotto che vendono, come fosse un’insegna, le prue sembrano quasi affondare sotto
il peso di ananas o zucche, chi ha fatto acquisti trasferisce cesti dei piccoli agrumi locali.

C’è anche il bar galleggiante (una barchetta che vaga da un posto all’altro) dove i contadini, che arrivano
prima dell’alba per vendere la loro merce e che spesso si fermano qui sulle barche per giorni finché non finiscono tutto, possono rifocillarsi con cibo caldo.

C’è chi si riposa, chi fa il bucato e lo stende, chi gioca con i propri figli e chi ancora contratta. Ma è il momento di proseguire con la scoperta della vita quotidiana sul delta. Un piccolo villaggio è specializzato nella produzione degli spaghetti di riso: si può assistere al procedimento e anche collaborare a impastare sul fuoco lento una sfoglia di riso che poi viene tagliata in sottili fili.

Dovunque sulle sponde, una rigogliosa vegetazione: impossibile non visitare un frutteto e assaggiare i tanti prelibati frutti, dal pomelo al frutto del drago dalla buccia rossa bitorzoluta, dal guava al grosso jackfruit, dai piccoli longan (detti anche occhi di drago) ai succosi rambutan, dall’asprigna melarosa alla dolce sapodilla, passando per anguria, ananas, mango, papaya e banane. Un trionfo di gusto, colore e profumi che ben si adatta a completare il ricordo di un angolo di mondo seducente come il Vietnam.

Info: www.vietnamtourism.com
Foto di Sonia Anselmo

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