Madaba, l’antica città dei mosaici in Giordania

La strada che porta alla chiesa di San Giorgio è piena di botteghe e negozi di souvenir, specializzati in mosaici. A Madaba tutto ricorda l’arte bizantina per cui l’antica città giordana è famosa.

In particolare, meta imprescindibile è la chiesa di San Giorgio: un cortile con alberi alti si apre verso la facciata semplice e quasi austera di questo edificio greco ortodosso, uno dei principali luoghi di culto e meta di pellegrinaggio della Giordania.

L’interno, al contrario dell’esterno, è ricco di colonnati e opere artistiche e soprattutto dei mosaici: il più celebre è “La mappa di Terrasanta”, l’attrazione più importante di Madaba. Sul pavimento, ben protetto, appare l’itinerario in direzione di Gerusalemme che veniva affrontato
durante le crociate, incontrando più di centocinquanta località.

Madaba, infatti, si trova lungo la Via dei Re, antica più di 5 mila anni, ed la prima città importante che si incontra andando verso la Terra Santa.

Sulla mappa-mosaico, datata 560 d.C., sono segnati in greco i principali siti biblici dall’Egitto alla Palestina: originariamente misurava dai 15 ai 25 metri di lunghezza e 6 metri di larghezza ed era composto da due milioni di tessere di pietra dipinte con raffigurazioni di colline, valli, villaggi e borghi fino al delta del Nilo.

Purtroppo solo una parte è arrivata sino a noi, ma lo stesso fa intuire la meraviglia e la magnificenza di quest’opera d’arte e artigianato di inestimabile valore storico, perché è la prima mappa della Palestina.

Il mosaico fu scoperto solo a fine Ottocento e per preservarlo venne costruita la chiesa di San Giorgio, sulle rovine del precedente santuario bizantino del VI secolo.

La chiesa fa parte del Parco Archeologico di Madaba, diviso in due aree che comprendono altre chiese bizantine, i resti della strada romana, il Palazzo Bruciato e la Chiesa dei Santi Martiri, che oltre a un impressionante mosaico con scene di caccia conserva colonne e capitelli di epoca romana.

Da non perdere una visita alla chiesa degli Apostoli, con un mosaico dedicato ai dodici apostoli risalente al 568 d.C. dove compare il nome dell’artista, Salomios, la chiesa di Maria
Vergine, con il mosaico centrale risalente al 767 d.C. composto da decorazioni geometriche, e
altri preziosi reperti del parco archeologico, come i resti di una lussuosa villa del VI secolo, alcuni mosaici a tema caccia, un pezzo dell’antica strada romana e la chiesa dei chiesa dei Martiri, distrutta nell’VIII secolo.

Il Museo di Madaba è distribuito fra varie residenze della città. Tra le opere più pregevoli un mosaico del VI secolo che raffigura un satiro nudo, un mosaico parzialmente danneggiato che raffigura una Arianna che danza con i cembali alle mani e ai piedi, e un mosaico nel cortile che raffigura due arieti legati a un albero. Quest’ultima è un’immagine popolare che fa riferimento al racconto biblico del sacrificio di Abramo.

Un’altra meta interessante a Madaba è la chiesa della Decapitazione di San Giovanni Battista,
costruita all’inizio del XX secolo sui resti di antichi siti utilizzando alcune pietre di altri edifici in rovina. Il cortile è circondato da colonne romane con capitelli corinzi, la cappella risale invece al XIX secolo e ospita il centro informazioni e un’interessante mostra di fotografie scattate tra il 1902 e il 1911.

Ma è la cripta a volta della chiesa la parte più interessante: si accede tramite una scala sulla destra e ospita alcuni resti degli edifici preesistenti e un pozzo tuttora funzionante, che risale all’epoca dei moabiti (circa 3.000 anni fa).

Madaba ha una storia millenaria affascinante. Nata sul sito biblico di Medba o Medaba lungo la Via dei Re, si trova a circa 35 km a sud ovest di Amman, sempre a circa 35 km dal Mar Morto e a dieci chilometri dal Monte Nebo.

Su quello che fu uno degli insediamenti delle dodici tribù di Israele durante l’Esodo, verso l’850 a.C. il re moabita Mesha fece erigere la città per commemorare la sua vittoria sugli Israeliti. Conquistata dai Greci di Alessandro Magno, durante il governo dei Seleucidi passò sotto il dominio degli Ammoniti, poi degli Israeliti, ed infine dei Nabatei, fino all’arrivo dei Romani. Prosperò sotto i Bizantini, che eressero edifici adornati di mosaici dallo stile distintivo e ricercato, che le hanno valso il nome di Città dei mosaici.

Per visitarla al meglio sono stati creati dall’ente del turismo giordano nuovi itinerari che permettono di assaporare le tradizioni e vivere esperienze a contatto con le persone del posto.

In centro, si passeggia lungo la “Tourism Street”, lungo la quale sorgono negozi di souvenir, laboratori di artigianato, come quello di tappeti Maavah, di proprietà di uno degli ultimi tessitori tradizionali di Madaba, caffetterie e ristoranti, come il Jaw Zaman, ricavato da una casa di inizio Novecento.

Cucina tradizionale è anche quella che gli ospiti possono preparare e gustare alla Carob House, che utilizza prodotti a km zero, e alla libreria-caffetteria Kawon, che oltre ai libri rari propone bar, ristorante, laboratori di cucina, incontri culturali e spettacoli di artisti locali in un edificio degli anni Trenta con un delizioso giardino.

Oltre al Visitors Centre, ospitato in un edificio storico, il punto di riferimento è Beit Al Beiruti, una casa di fine XIX secolo dove si possono fare esperienze legate al patrimonio culturale e all’artigianato, come realizzare un mosaico, provare a tessere, vestire abiti tradizionali e imparare a cucinare piatti tipici.

Si possono frequentare anche i laboratori di mosaico si tengono anche al Madaba Institute of Mosaic Art and Restoration (MIMAR): in questo modo si entra in contatto ancora di più con l’elemento artistico distintivo della città dei mosaici.

Info:
www.visitjordan.com

Foto Visit Jordan, gentilmente concesse dall’ufficio stampa italiano dell’ente del turismo
giordano

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