Laos del sud, natura e tradizione lungo il Mekong

Il Mekong si illumina di un caldo arancione all’alba nel Laos del sud e il resort affacciato sul grande fiume sembra un angolo di paradiso. Lentamente la vita riprende a Khong Island, una delle più vaste e abitate delle 4 mila isole di questo tratto.

Da un molo affacciato sul fiume si prende una barca lunga e stretta per andare a vedere le altre isole, tra villaggi piccoli e borghi del Laos del sud.

Gli scogli e le isolette tipiche di questo tratto del fiume sono verdi per la vegetazione, poi nel periodo delle piogge verranno sommerse, mentre nelle isole più estese l’esistenza continuerà come sempre.

Qualche bambino si tuffa in acqua, gli orti sulla ripida sponda sono curati, gli operai lavorano alla messa in sicurezza degli argini, i bufali d’acqua si immergono, le reti da pesca vengono stese ad asciugare mentre nei villaggi, come a Don Som e a Don Loppadi, si continua la quotidianità intorno al tempio e alla scuola: gli scolari in divisa giocano nel cortile, le caprette circolano libere di salire su un Buddha sdraiato, mentre mamma rimprovera con un sonoro e perentorio “bee” la cucciola che si è addentrata nella sala superiore e non riesce a scendere, un ragazzino tira giù un serpente dall’albero e lo porta in giro trionfante, le donne di ogni età intrecciano fili di bambù per formare i tipici cestini, che nel Laos del sud si usano come contenitori del riso glutinato, il piatto immancabile sulle tavole laotiane.

Scene di ordinaria routine lungo il Mekong, solcato da barchette che vanno avanti e indietro tra le 4000 mila isole e le chiatte che trasportano auto, motorini, camioncini e mini bus tra un luogo e un altro.

Ultima tappa di questa navigazione è Don Khon, un’isola immersa nella natura, da una parte il fiume, dall’altra una cascata a gradoni imponente e selvaggia, dove i più temerari fanno anche il bagno, immersa in una vegetazione lussureggiante con il tempio in centro.

Alcuni monaci cercano refrigerio avviandosi alla piccola laguna dopo aver sorseggiato il succo di canna da zucchero alle bancarelle all’entrata del parco, lungo la strada al tempio dell’isola è festa, i fedeli sfoggiano coccarde colorate e le regalano ai turisti, il ponte che porta all’isola dirimpettaia Don Det, piena di locali e bar, ricorda stranamente l’architettura romana, una vecchia locomotiva è lasciata in un angolo, così come quel che resta degli edifici coloniali.

Nel Laos del Sud, Don Khon è turistica, con i suoi resort e i ristoranti, vicina al confine con la Cambogia: in queste acque un tempo nuotavano i delfini, oggi quasi estinti. Da qui una barca
riporta sulla terraferma fino a Pakse, il capoluogo del Laos del sud.

In questo angolo del Paese si respira un’aura ancestrale, antica e primordiale come il Mekong, come i riti religiosi, come le tradizioni locali, come le foreste che ricoprono l’altopiano di Boulevan.

Un verde incontaminato, tra foreste e cascate, dove si coltiva il caffé il tè, il pepe, le noci di macadamia, spezie e ortaggi vari. Lungo la strada che percorre il Laos del Sud si incontrano mercati, cittadine vivaci, tuk tuk e bus turistici, matrimoni colorati in abito tradizionale dove
i curiosi sono invitati a condividere il pasto e i balli. Sempre con il sorriso stampato in faccia, con il basso e morbido tono della voce, nella musicale lingua laotiana. Ci si esprime a gesti, il linguaggio internazionale, pochi sanno l’inglese, ma non si fatica a capirsi.

Punto di partenza e di arrivo per esplorare il Laos del Sud è la città di Pakse, con i suoi edifici d’epoca coloniale e il grande mercato. La strada che porta fuori, verso le piantagioni e l’altopiano sulla valle del Mekong, è lunga e dritta, con le bancarelle di frutta ai lati che poi lasciano il posto alle entrate delle fattorie e delle aziende agricole.

Il caffè è una delle principali risorse del Laos del sud: fu piantato dai francesi sul fresco altopiano affacciato sulla valle del Mekong, insieme al te. Quando il colonialismo finì, i laotiani continuarono a coltivare il caffé, producono due varietà, robusta e arabica, ed è molto apprezzato come qualità. Si può assaggiare, in tutte le versioni, persino in ottimi cappuccini, nei bar annessi alle piantagioni, dove anche acquistare i pacchetti e altri souvenir, come il sapone o lo scrub al caffé. Insieme si coltiva anche il te, il ginseng, alcune erbe e piante che servono per le tisane detox o corroboranti, il pepe, venduto in grani bianchi o neri. Tutt’intorno un tripudio di fiori tropicali, mentre ogni costruzione, anche nei villaggi, ha accanto il suo piccolo spazio per essiccare i chicchi.

L’altopiano del Laos del sud è anche una zona frequentata dagli amanti della natura e degli sport adreanalinici: alla cascata di Tad Fan, un impressionante salto d’acqua a picco, che si ammira da piattaforme sospese in legno, c’è anche un percorso di ben 4 zip line, una via l’altra, per ammirare questo spettacolo incredibile da una prospettiva inedita.

In questa parte del Laos del sud c’è anche un imperdibile sito archeologico: Wat Phu è un’antichissima cittadina khmer, che ha preceduto la civiltà di Angkor Thom, oggi in Cambogia. Appollaiata sul sacro monte Phou Khao, lascia solo intravedere la maestosità che deve aver avuto. Anche qui il Mekong non è lontano, sempre presente nella vita, nella storia e nella quotidianità del Laos del sud.

Info:
www.tourismlaos.org/

Foto Sonia Anselmo

Si ringrazia https://www.asiatica-travel.it/ per l’organizzazione del viaggio e l’assistenza

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