Lago Inle, incanto di spiritualità e bellezza in Myanmar

La barca avanza veloce sulle acque placide del lago Inle. Qualche cormorano si alza in volo dai gigli d’acqua
che sembrano grossi galleggianti verdi di foglie e fiori rosa, una cicogna attraversa il cielo in un battito d’ali,
un airone fa capolino tra i loti indeciso se tuffarsi o meno.

Altre imbarcazioni piene di gente volano sulle onde: monaci che vanno ai monasteri, studenti che tornano a casa dopo la scuola, turisti in estasi in questo angolo di paradiso del Myanmar-Birmania. Tutti con il sorriso, tutti pronti a salutare, in un atmosfera di serenità che accoglie chiunque sul lago Inle.

Non importa quante volte ci sia stati o a quale ora o in quale condizione meteorologica si arrivi, con il tramonto che incendia il cielo, al crepuscolo con le piccole luci sulle sponde che si riflettono, durante la mattina quando l’attività ferve, con il sole che brucia la pelle e persino con un breve temporale, si prova sempre una sensazione di pace interiore.

Il lago Inle è un luogo mistico, dove la meraviglia di essere qui si mischia a un sentimento di gratitudine universale, spiritualità allo stato puro, ancestrale e magica. Allo stesso tempo sembra far emergere la vera essenza del Myamar, un Paese dal grande cuore, dalle tradizioni antiche e dai ritmi rilassati, di pagode, stupa e templi tutti d’oro.

Mentre le slanciate imbarcazioni tinte d’azzurro solcano l’acqua, gli stormi di uccelli sorvegliano dall’alto e inseguono i pescatori al lavoro. Gli stessi che sono diventati un simbolo del lago Inle, tra i più fotografati del Myanmar: la popolazione Intha ha elaborato una tecnica unica al mondo, remano con un piede, avendo le mani troppo occupate dalla speciale rete a forma conica e la necessità di tenersi in equilibrio.

Si mettono in posa davanti agli obiettivi dei visitatori come fossero funamboli o forse ispirandosi agli aironi che abitano in queste acqua. La loro sembra una danza, eseguono figure artistiche mentre si muovono, come ballerine impegnate in eleganti coreografie. Ma non dimenticano il loro lavoro principale, pescare: il lago è ricchissimo di pesce di ogni genere e grandezza, cibo principale delle tavole birmane.

I pescatori raccolgono anche tantissime alghe e gigli, le barche quasi affondano sotto il loro peso. Servono per creare gli orti galleggianti, un’altra delle curiosità del lago Inle. Ai lati delle rive, file e file di terreno plasmato con un po’ di fango per coltivare le verdure: pomodori, cipolle, zucchine, melanzane rotonde e piccole, fagiolini, zenzero.

Grandi raccolti per un’idea di sopravvivenza umana, così come lo sono le case del luogo. Su palafitte, ovviamente,
di bambù, la pianta più usata in queste latitudini, e di foglie di palma. Pratiche e fresche, ognuna con una barchetta legata all’entrata. Perché ci si muove, si vive e si mangia, solo sull’acqua.

Le signore vanno al mercato così, i ragazzi prendono l’imbarcazione per la scuola, gli uomini ci lavorano. Qui e là sulle rive sorgono i villaggi, assembramenti di case galleggianti, canneti e orti. Come quello di Pauck Par, oltre duecento abitazioni, più scuola, ufficio postale e persino allevamento di maiali su palafitte.

Per visitarlo al meglio, c’è un progetto interessante che coinvolge le donne del luogo: con Inle Canoe Lady una signora in abiti tradizionali fa fare un giro remando con la sua canoa attrezzata nei minimi dettagli, all’ombrellino ai cuscini, e alla fine si ottiene anche un attestato per aver fatto beneficenza tramite il particolare tour, che incentiva il lavoro turistico e aiuta gli abitanti del villaggio.

Si parte dal molo del Ngwe Zin Yaw, la manifattura di tabacco con annesso ristorante: per informazioni Myo Min Zaw, guida che parla in italiano e creatore del progetto, No 41 Aung Myitter Main Streets, Quarter No (1) Hlaing Township, Yangon, Myanmar, inlecanoalady@gmail.com, https://www.facebook.com/inlecanoelady/?ref=br_rs

Alcuni villaggi galleggianti sfoggiano ristoranti con le specialità locali o guest house, altri sono interamente dedicati alla produzione dell’artigianato locale, che come in tutto il Myanmar è molto ricco di specialità. Da una parte gli orafi forgiano con particolare abilità e seguendo schemi antichi l’argento: c’è anche il simbolo del lago, un ciondolo a forma di pesciolino, che come si muove manda bagliori come vere scaglie, un lavoro di grande finezza e accuratezza. Si può comprare un pó dovunque sul lago, tra le bancarelle del mercato di Nyaung Shwe che offrono anche altri oggetti di artigianato, davanti ai monasteri, direttamente sulle barche delle commercianti, e
nei negozi dei laboratori, che sicuramente hanno dalla loro la garanzia di qualità del materiale.

Esattamente come l’altra specialità: la seta. Sciarpe, tessuti e altre preziose creazioni escono dalle mani abili delle donne ai telai, capaci di produrre elaborati disegni con l’oro e l’argento. Ma la curiosità è un’altra: insieme alla seta, le signore sono dediche ad un’altra manifattura, tipica del lago, ricavata dai gambi di loto.

Dal fiore che abita sovrano, insieme agli spettacolari gigli d’acqua e alle ninfee, queste rigogliose acque, viene estratta una fibra, un sottile e forte filo che intrecciato ad altri, di solito ben 8 mila per una sola sciarpa, fornisce una trama delicata e inedita. Ha un colore neutro, un ecru che sa di natura e pregio, e qualche volta viene mischiato alla seta vera e propria, creando composizioni raffinate, costosissime, dato la rarità del filo di loto.

Più economiche, invece, sono le sigarette e i sigari del luogo: si chiamano “cheroot”, sono fatti a mano e sono una particolarità. Tabacco, legno essiccato, banana o nocciola, succo di tamarindo e zucchero di palma sono gli ingredienti principali, mentre il filtro è fatto con foglie di mais essiccate e alla fine arrotolate nella foglia di una pianta locale.

Con le mani la gente del posto è davvero abile: come le ragazze che mescolano una pasta di fibre per creare carta sottilissima, alla quale aggiungono fiori e foglie, la essiccano al sole e poi la usano per dar forma a portalampade, quaderni e ombrellini.

Le meraviglie del lago Inle, però, non sono certo finite. Essendo in Birmania, terra delle pagode d’oro e di una suggestione antica, non mancano i templi. Anche questi su palafitte. Come Phaungdaw U, frequentatissimo e molto amato dai locali.

Ci sono cinque statue di Buddha risalenti al XII secolo e a quella principale gli uomini possono attaccare sottili fogli d’oro in segno di devozione, mentre le donne pregano. Quando è colmo, è pronto per la tradizionale festa, ad ottobre, in occasione della luna piena.

Il Buddha viene caricato sull’enorme imbarcazione dorata a forma di Hintha, il mitico uccello, e portato in giro in processione per tutti i villaggi del lago: le feste si rincorrono, tra gare di rematori, per almeno cinque settimane. Anche nei giorni normali il tempio è molto affollato di fedeli in preghiera e venditori di souvenir e frittelle di farina di ceci.

L’altro luogo sacro frequentato dai locali è il Monastero Nga Phe Kyaung. Risalente a 160 anni fa, tutto nel prezioso legno di tek, è conosciuto come il monastero dei “gatti saltellanti”: un monaco aveva addomesticato vari mici e aveva insegnato loro a saltare nel cerchio o tra le sue mani. Purtroppo il monaco è morto qualche tempo fa e i suoi adorati allievi oggi si sentono in lutto, non praticano più i giochi.

I gatti si assopiscono sul pavimento, ai piedi di Buddha, sul molo dove arrivano le barche, si fanno coccolare dai visitatori, ma appena un monaco riempie la ciotola di croccantini spariscono a mangiare in un battibaleno. Poi satolli e felici, tornano a ronfare tra le statue sacre, rilassati e placidi, proprio come le acque del lago Inle.
Un luogo di grande suggestione spirituale e non.

Info: Advanced Zealous Travels and Tours è un tour operator locale parlante italiano che organizza viaggi perfetti in Myanmar per tutti i gusti e le esigenze. Aung Myo Oo Tour operator Room No. 1A, Myinthar 1Street, 3A Third Floor South okkalapa, Yangon, Myanmar, Tel 09-51156733, 09-403797008 anunggiovanni@gmail.com, www.aztravelmyanmar.com https://www.facebook.com/aztravelmyanmar/

Foto di Sonia Anselmo e Fiorella Corini

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