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Kunozan Toshogu, silenzio e pace al santuario vicino il Fuji

La tranquillità è palpabile, si respira nell’aria frizzante dell’autunno. Al santuario shintoista Kunozan Toshogu, immerso nella vegetazione dell’altipiano Nihondaira tra le montagne intorno al Fuji, il tempo sembra essersi fermato.

Ed è proprio lui, il monte sacro, ad attirare l’attenzione dai finestrini del treno veloce
da Tokyo. L’altopiano Nihondaira e la città di Shizuoka, vicina alla baia di Suruga, immortalata da Utagawa Hiroshige, sono a circa 150 chilometri dalla capitale, ma sembrano un mondo a parte, bastano due ore di treno e si viene catapultati nel passato, lontano dalla megalopoli futuristica, e nella magia del silenzio come al santuario Kunozan Toshogu. Dove lì sono luci sfavillanti, neon accesi e
grattacieli, qui c’è solo l’oro, il rosso, il legno e la vegetazione, foliage d’autunno, ciliegi e pruni fioriti in primavera.

La zona del Fuji è quanto mai variegata, con i picchi, le valli, gli altopiani, i laghi, i borghi caratteristici, le cascate, le zolfatare, le coltivazioni di fragole, l’oceano che si infrange sui frangiflutti, ma anche santuari e templi nascosti. Su tutto sua maestà il Fuji domina il panorama con la prima neve che ne dipinge i contorni. Vederlo emergere dalle nuvole è raro, ma quando lo fa è una meraviglia incredibile, scagliato tra l’azzurro del cielo autunnale e il verde dei prati. Anche vederlo spuntare dai finestrini del treno, un fotogramma velocissimo, tra pali della luce e abitazioni, è quasi un’apparizione mistica.

Oltre al Monte Fuji, dall’altopiano Nihondaira, punto di partenza per visitare Kunozan Toshogu, si ammirano distese di pruni, ciliegi, piantagioni di te, e nelle giornate terse si possono scorgere il centro di Shizuoka con il porto di Shimizu e la baia di Suruga. Non a caso, il panorama da qui è uno dei cento più belli del Giappone.

Lo sapeva bene Tokugawa Ieyasu, il potentissimo shogun XVII secolo, che volle essere sepolto sul monte Kuno, proprio per ammirare da lontano il Fuji, e lasciò nelle sue volontà l’intenzione di costruire Kunozan Toshogu.

Oggi per arrivare al cospetto dell’unificatore del Giappone, si affronta una funivia che parte dall’altopiano, più in alto rispetto al santuario, e si lancia nel verde verso il basso, tra i rami degli alberi e la valle, in cinque minuti di percorso. C’è anche un sentiero con una scalinata molto
impegnativa in pietra di 1.159 gradini, per chi volesse arrivare in cima a piedi. Arrivando con il treno a Shizuoka ci sono gli autobus che portano all’altopiano.

A Shizuoka nacque e visse Tokugawa Ieyasu, che all’inizio del XVII secolo fondò il sistema dello shogunato Tokugawa, inaugurando il periodo Edo e ponendo le basi per una lunga epoca di pace. In città sono tanti i luoghi che gli rendono omaggio, ma il più simbolico di tutti è proprio il Kunozan Toshogu, che si inerpica sul pendio del monte Kuno, come richiesto dallo shogun che durante i suoi ultimi anni espresse il desiderio di avere un mausoleo sulla montagna. Qui è sepolto, insieme ai militari e ministri cinquecenteschi Toyotomi Hideyoshi e Oda Nobunaga, in una costruzione nascosta nel bosco, dietro il santuario vero e proprio.

Tokugawa Ieyasu è considerato una sorta di divinità in Giappone e si ritiene che protegga dal pericolo e garantisca salute, longevità e successo accademico. Ci sono parecchi templi dedicati alla sua figura e quello del monte Kuno è il secondo per importanza dopo il Toshogu di Nikko, che però fu costruito dopo Kunozan Toshogu, che è inserito nella lista dei Tesori Nazionali.

Usciti dalla funivia le scale portano in uno spazio panoramico con la rivendita di omamori, gli amuleti giapponesi che sono una vera caratteristica di ogni tempio. Qui sono dedicati a Ieyasu e sono per attirare fortuna, longevità, salute e successo. Ci sono anche le tavolette votive da appendere per la realizzazione dei desideri.

Da questa terrazza panoramica parte un’altra scalinata passa sono un grande torii di pietra e si avvia, verso il santuario, composto da diverse strutture decorate in rosso, colore tradizionale shintoista, oro, blu e verde. Tutt’intorno lanterne in pietra, ricoperte di muschio, alberi secolari, qualche torii vermiglio, le offerte di barili di sake, silenzio e meraviglia.

Il primo impatto con il cuore del santuario Kunozan Toshogu è la porta Romon, imponente e
ricca di decorazioni, pavoni, uccelli, fiori e foglie. Si apre sul cortile principale, con le sale Haiden e Hoden, i luoghi più sacri del complesso, che rivelano lo splendore nei dettagli: i draghi dorati sugli angoli dei tetti, le peonie bianche e rosse sull’oro, uccelli, lanterne, azzurro, verde. Un tripudio di bellezza che induce a una rispettosa ammirazione verso la creatività e l’abilità degli artigiani seicenteschi.

E’ stato il famoso maestro carpentiere Nakai Masakiyo a realizzare Kunozan Toshogu, uno
dei suoi tanti capolavori, che divenne presto un modello per altri santuari, come quello di Nikko. Masakiyo venne chiamato subito dopo la morte di Tokugawa Ieyasu, il 17 aprile 1616, dal successore shogun, il figlio Tokugawa Hidetada, che volle realizzare i desideri paterni per la tomba. La costruzione iniziò subito a maggio e il santuario fu completato in un anno e sette mesi, avvalendosi dei migliori artigiani dell’epoca, che decorarono gli edifici in lacca nera con incisioni elaborate e dipinte di colori vivaci e foglia d’oro.

Nell’Ishi-no-ma, lo spazio tra la sala principale e la sala di culto, che ha anticipato uno stile architettonico preciso, oltre al collegamento tra il mondo degli dei e quello dei mortali, si celebrano ancora molti riti religiosi. In particolare Ongusoku, per la primavera, il 17 febbraio, Goreisai, il 17 aprile, nel giorno della morte dello shogun, e il rituale autunnale il 17 ottobre, tutti con offerte di cibo locale e dolci tipici.

Nel santuario c’è anche un museo con una collezione di oggetti personali dello shogun, spade, armature, abiti e kimono, un paio di occhiali, oltre a 73 documenti autografi. Particolarmente curioso è un orologio donato a Ieyasu da Sebastián Vizcaíno per conto di Filippo II di Spagna nel 1611. C’è anche una teca originale con Godzilla e altri kaiju, mostri giganti, che vengono fabbricati nel distretto di Shigouza. Sono una presenza silenziosa, in un angolo tra gli alberi, quasi nascosti dall’enorme simbolo del santuario, tre foglie di ginkgo biloba unite insieme, perfettamente adeguati alla pace senza tempo del Kunozan Toshogu.

Info:
www.japan.travel/it/
www.toshogu.or.jp/

Foto di Sonia Anselmo e Silvia Marchini

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