Khiva, magia senza tempo sulla Via della Seta

Il tramonto ha appena tinto di rosa il cielo e le luci si accendono, la scritta Uzbekistan sulle alte mura è un invito colorato per i giovani a farsi un selfie lì davanti, scalando i mattoni, mentre i bambini li usano come
scivoli per giocare e gettarsi a terra. Khiva è estremamente vivace, in una serata primaverile che la vede
scenografia di uno show della tv uzbeca che ha attirato tantissimi ragazzi.

Ma appena la musica finisce, il pubblico va via, lasciandosi dietro nemmeno un rifiuto, una cartaccia, e Khiva torna alla sua magia senza tempo.

Suggestiva e unica, la città fortificata sulla via della Seta sembra immobile nei secoli: superare le mura e varcare la porta Koch-Darvaza è come viaggiare a ritroso nel passato. Quasi ci si immagina di vedere le carovane
di mercanti indugiare lente tra le strade, con i cammelli e i dromedari che vogliono riposarsi, un po’ come
quelli che oggi stazionano nel centro di Khiva per farsi immortalare dai turisti.

Le tante bancarelle danno un tocco di colore, tra borse, cappelli di pelliccia e tovaglie ricamate, tocchi
di arancione scuro, di rosso, di nero, di viola, come i tappetti dalle mille sfumature adagiati sulle pareti delle
costruzioni, con la pietra crema. Qui e là sbucano il blu e il turchese tipici dell’Uzbekistan, sulle ceramiche che adornano i minareti che svettano su un cielo che più azzurro non si può, mentre si intravede il bianco accecante di una sposa. E’ venuta con gli amici a onorare la memoria degli avi al Mausoleo di Pakhlavan Mahmud, il luogo più sacro di Khiva, con il cortile decorato da centinaia di piastrelle di fine fattura.

Continuando ad esplorare Khiva a piedi, in questo centro storico così insolito che sembra fermo nel tempo, eppure vivace e composto da venditori, bambini che giocano sulle scale, altri sposi in abiti tradizionali, visitatori che scattano foto a ripetizione, è come visitare uno splendido museo all’aperto.

Tante sono le sorprese che si rincorrono nell’architettura tipica dell’Uzbekistan e che qui esplodono in bellezza e a volte in originalità. Come la moschea Juma, con il minareto ricoperto di maioliche turchesi alto 47 metri, un
faro che svetta in tutta Khiva: il primo impatto entrando nel vasto cortile, con 218 colonne di legno, molte riprese da antichi edifici dopo un restauro del Settecento, è curioso, sembra di essere nella Cisterna di Istanbul senza l’acqua o in una versione più sobria della moschea di Cordoba.

Non è l’unica particolarità di Khiva, giustamente nominata Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Un giro tra il blu accecante delle piastrelle e i soffitti super decorati nella splendida fortezza vecchia Kunya Ark lascia senza fiato: una piccola cittadella fortificata, all’interno di una città con le mura, risalente al XII secolo e ampliata nel Seicento dai sovrani di Khiva. Qui il sultano di turno aveva tutto: l’harem, le stalle, la zecca, l’arsenale, persino la prigione e la moschea estiva, con il tetto arancione, rosso e oro e i dettagli floreali in blu.

Anche il complesso di Inchan Kala, un’altra fortezza con molti minareti circondati da cupole e costruzioni, e il palazzo Tosh Ghowvli, residenza costruita nell’Ottocento come alternativa alla Kunya Ark, sono splendidi esempi architettonici, mentre nelle sale interne ci sono interessanti musei che ricordano la storia di Khiva.

Un passato che affonda nella leggenda: si dice che Khiva fu fondata quando Sem, il figlio di Noé, scavò un pozzo
in questa zona. Di sicuro la città esisteva già nell’VIII secolo soprattutto come centro commerciale lungo la Via della Seta, che fece la sua fortuna. All’inizio del XVI secolo divenne capitale dell’impero Timuride, oltre
che ad essere famosa per un fiorente mercato degli schiavi, fino al XIX secolo, quando fu conquistata dai russi zaristi. Nel frattempo, Khiva si sviluppò con molti esempi architettonici e oggi conta 50 monumenti storici e 250 abitazioni.

Da vedere è anche la Madrasa Amin Khan, una delle più grandi scuole coraniche dell’Asia Centrale, che era capace di alloggiare 260 studenti e ospitava anche la Corte di Giustizia, arricchita dal Minareto tutto piastrellato di blu e turchese, una meraviglia per gli occhi: oggi è stata trasformata in un hotel.

Un salto al bazar e centro dell’artigianato è di rigore per ammirare i tantissimi prodotti, tra ricami, tappeti, ceramiche, sciarpe in lana di cammello, così particolari, e tessuti con disegni tradizionali, perfetti per lo shopping e i souvenir.

La grande bellezza di Khiva, però, è quella di far girare i visitatori con il naso all’insù tra le strade e osservare di volta in volta le sue meraviglie: ad ogni angolo c’è una sorpresa, un dettaglio da catturare con gli occhi ammirati da tanta sublime perfezione.

Info MEGATOUR S.R.L.
4, Via Della Motomeccanica – 00071 Pomezia (RM) Tel: 06/97849016
https://www.karavan-travel.com/it/

In collaborazione con MEGATOUR S.R.L.
Foto di Sonia Anselmo

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