Istanbul: donne e giovani per una rivoluzione silenziosa

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Riassume tutto con un proverbio: “Su una pianta di mele non crescono meloni”. È il suo modo di dirci che siamo uguali e che l’ingresso in Europa della Turchia potrebbe aiutare il dialogo tra noi occidentali e l’Islam. Dalle sue parole si capisce una volta di più che le barriere culturali sono più impenetrabili di tanti muri e fare lo sforzo di conoscerci reciprocamente avvicina i popoli e favorisce l’integrazione. È questo ciò che i giovani di Istanbul vogliono trasmetterci e non perdono occasione di fermarci per le strade per farsi conoscere meglio e abbattere ogni barriera ideologica. Poi chiediamo al nostro (ormai) amico Murat di fare il suo mestiere e ancora una volta ci stupisce compiendo la magia del tappeto volante: lo fa librare in aria e magicamente a terra cambia colore! Magari la diffidenza si potesse magicamente far sparire con un tappeto voltante! Per i più oltranzisti abitanti di questa città, Istanbul non c’è più nel senso che l’identità dei suoi abitanti è scomparsa. In realtà è in corso una rivoluzione silenziosa che la sta proiettando verso il futuro. L’antica Costantinopoli, dopo essere stata capitale europea della cultura 2010 è in pieno fermento, e la costruzione del tunnel sottomarino sotto il Bosforo nonché la candidatura alle prossime olimpiadi del 2020 sono solo alcuni degli elementi più rappresentativi.

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Tuttavia c’è una cosa che più di altre ha tagliato gli ormeggi con il passato, ed è stato l’affidamento, a una donna, dell’incarico per la realizzazione di una moschea; è la prima volta in assoluto che accade nel mondo. Si chiama Zeynep Fadillioglu e la sua moschea è stata inaugurata nel marzo 2009. L’edificio si presenta come una sfera di metallo e cristallo, materiale, quest’ultimo, con cui ha voluto rappresentare la purezza e la trasparenza dello spirito. Quando le è stato affidato l’incarico ha pianto ma in quel momento ha promesso che avrebbe coniugato l’Islam con il concetto di bellezza. Nella nuova Istanbul uno dei ruoli più importanti è stato preso in consegna dalle donne proprio come già accaduto nel cosiddetto impero dell’harem ai tempi di Solimano il Magnifico nel 1500. Donne e giovani: questa è la ricetta della nuova Istanbul e della Turchia tutta. Ad Istikal Caddesi, ristoranti, negozi, librerie e gallerie d’arte sono piene di giovani con tanta voglia di essere protagonisti di un futuro migliore che stanno cercando di costruire. Accanto al cambiamento fanno da contraltare quartieri come Eyup, luogo sacro per l’Islam in quanto vi è sepolto l’omonimo alfiere del profeta Maometto. Quartieri tradizionalisti come questo sono molti e sono lontani anni luce dalle vie turistiche della città, dai bazar e dai commercianti rumorosi! Ho cercato la Turchia vera, ne ho trovate almeno due.

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